11 Settembre, 14 anni dopo il mondo è ancora in fiamme

Di pubblicato su Parliamone il 11/09/2015
11 settembre

Cosa abbiamo imparato dal 9/11? A distanza di quasi vent’anni, sono ancora molte e dense le ombre sull’attentato più controverso della storia occidentale.

Non sapremo mai cosa è successo davvero, l’11 settembre del 2001. Sono tante, troppe ed evidenti, le contraddizioni di un attentato che dalle prime immagini è apparso così inspiegabile e irreale come sanguinoso e letale.

Aerei commerciali che svolazzano per un’ora indisturbati nei cieli della maggiore superpotenza del mondo, piloti amateur capaci di realizzare manovre aeronautiche da Top Gun, insabbiamento costante delle informazioni e morti premature di molti protagonisti della vicenda.

L’opinione pubblica internazionale, dopo quel maledetto 9/11, si è divisa rigidamente tra il partito pro complottismo e degli anti, come è logico, normale, nella natura umana.

Esistono persone a cui la coscienza solletica un nobile desiderio di verità, che lottano ogni giorno, in ogni ambito della vita, per proteggere l’etica, il rispetto, l’onestà e, ancor più importante, il valore assoluto di esseri umani. Un esercito invisibile di buoni volenterosi che sfida il potere stabilito, le lobby economiche che sono anche i detentori degli strumenti d’informazione e, ovviamente, la politica.

La maggior parte della popolazione, al contrario, quella per cui la televisione è l’unica enciclopedia disponibile, preferiscono evitare sforzi cognitivi e si accontentano di seguire rigidamente le proprie convinzioni, o quelle familiari o del gruppo sociale cui appartengono, credo religioso o quartiere di residenza, accettando ciò che viene offerto loro da slogan politici e programmi radiotelevisivi, nei cui commenti riconoscono simboli ed elementi di costanza, tranquillità e, quindi, sicurezza.

Ma nonostante l’apparente divisione, l’attentato alle Torri Gemelle, avvicina in modo assoluto questi due partiti o fazioni, perchè nella cenere e nei cadaveri anneriti del World Trade Center si nasconde il fallimento della società tutta.

Se la Teoria del Complotto è vera, il mondo ha fallito nella costruzione degli elementi fondanti della società, nella creazione dello strumento politico, istituzionale, governativo, economico, culturale e persino religioso. Se un Governo arriva a pianificare uno scempio umano di tale livello, ad assecondarlo e mascherarlo, ogni valore viene svuotato di significato e la putrefazione dell’essere umano, ridotto a demone del sentimento e della morale, rivela la fine di un sogno: quello di una razza destinata a consumarsi rapidamente nell’odio e nella violenta della sua stessa natura. Quella che per anni stupidamente abbiamo creduto di poter ingannare, convertendo noi stessi in qualcosa di falso ed effimero.

Se, al contrario, si trattò di un’azione terroristica pura, allo stesso modo siamo colpevoli e non migliori dei reali esecutori, non essendo riusciti a creare i presupposti per una comunicazione, una collaborazione e una pianificazione di sviluppo nei paesi mediorientali, africani e sudamericani, in cui la vita umana ha da tempo perso valore. Inutile nascondersi: il terrorismo è il prezzo che il Primo Mondo paga, consapevolmente, per tenere sotto il tacco le popolazioni del Terzo Mondo. A nessuno interessa l’equilibrio economico e sociale, la deriva colonialistica dell’uomo bianco continua a dettare molte delle sue scelte politiche, ancora oggi, nel 2015.

Siamo noi i colpevoli, i responsabili. Nella visione storica dell’11 settembre, riaffiora con forza la critica allo storicismo di Popper. Anche nell’attentato di New York la storia ci appare infatti come una mescolanza casuale di fatti che necessariamente finiscono per essere riassunti nella teoria che più ci fa comodo. Il punto di vista storico è parziale, come sempre, relativo, soggettivo e guidato da meri interessi di controllo e pianificazione culturale.

Nulla di nuovo, solamente un’altra macchia.

L’11 Settembre insomma ci ha ribadito una lezione già nota. Inutile sforzarsi nel cercare parole come sacrificio, nobiltà, onore e orgoglio: ancora una volta la nostra condotta becera e violenta ci sbatte in faccia la realtà di ciò che siamo. Un animale superficialmente evoluto, pur estremamente cattivo, ipocrita, sanguinario e capace di contraddirsi continuamente tanto negli atti come nelle parole.

Questo è il mondo, il nostro mondo, così è come vogliamo la nostra vita. Ci lamentiamo delle bugie della politica ma siamo i primi a mentire a nostra moglie o ai nostri figli, abbiamo fame di verità ma ci nascondiamo nella folla per scaricare le responsabilità delle nostre ombre sulla coscienza collettiva. Ci armiamo di parole come giustizia, libertà e pace ma se potessimo, annichileremo i nostri vicini di casa per espandere la nostra proprietà.

Sfruttiamo l’11 Settembre per proiettare un’immagine irreale di ciò che vorremo essere ma poi non facciamo mai nulla seriamente per assomigliare a qualcosa di migliore. Uccidere, uccidersi, è solo un altro modo per definire quella primitiva e naturale tendenza all’autodistruzione che è sintomatica delle specie destinate all’estinzione. Come quella umana.

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