Anbot, il regime cinese ha i suoi robot armati

Di pubblicato su Parliamone il 26/09/2016
Anbot

I primi robot armati Anbot prenderanno presto servizio nell’aeroporto cinese di Shenzhen. Possono rilevare droga, esplosivi e sparare scariche elettriche.

In cinese, sicurezza si traduce ‘an’. E Anbot è il nome dei primi robot armati al mondo che pattuglieranno i terminal di uno dei principali e più trafficati aeroporti dell’Asia Orientale. Ci troviamo nella città di Shenzen, a pochi chilometri da Hong Kong e il costo per ogni unità si avvicina ai 14 mila euro.

I nuovi robot hanno una forma ovoidale e ricordano parecchio R2D2 di Guerre Stellari o anche il vetusto Dalek della serie Doctor Who. Non stiamo parlando però di moderni e tecnologici vigilantes, in stile Robocop, quanto piuttosto di videocamere di sorveglianza mobili piuttosto avanzate.

Anbot, come funzionano

Ogni Anbot si presenta con uno schermo digitale rettangolare che sfrutta il riconoscimento facciale per scansionare i volti dei passeggeri. È dotato di ruote e può raggiungere una velocità di 18 km orari. Nella parte inferiore si nasconde la sua unica arma: un braccio meccanico capace di generare scariche elettriche per immobilizzare eventuali criminali o terroristi.

Padri del progetto sono i ricercatori dell’Università di Changsha che hanno lavorato con il supporto e la collaborazione dell’Esercito Cinese. Oltre a controllare la presenza di latitanti e ricercati tra i passeggeri dei voli, i sensori dell’Anbot sono in grado di rilevare sostanze stupefacenti e circuiti elettrici di possibili ordigni esplosivi. Il suo utilizzo presso l’aeroporto di Shenzhen sarà apripista per l’impiego in altri edifici pubblici, come scuole, università, metropolitane e banche.

Un esercito di spie

Quella che poteva essere, semplicemente, una simpatica notizia di tecnologia, nasconde in realtà scenari piuttosto inquietanti. Il fatto che gli Anbot verranno impiegati presto nel territorio della Repubblica Popolare Cinese riporta la nostra attenzione circa l’ampio dibattito che riguarda l’equilibrio tra sicurezza nazionale e privacy.

La Cina è il primo paese al mondo per esecuzioni capitali, un regime totalitario che persegue l’annichilimento dell’individuo come costante programmatica delle propria autodifesa. Poter usufruire di questo esercito di spie meccaniche, aumenterebbe oltremodo il potere di controllo sulla popolazione.

  • La scusa: individuare potenziali criminali, già noti. In realtà gli Anbot potranno schedare automaticamente chiunque, in tempo reale e senza autorizzazione.
  • Nessuna garanzia: l’acquisizione delle informazioni è controllata dall’interno, pertanto è impossibile verificarne l’uso, limitarne la filtrazione o impedirne la manipolazione.
  • Discrezionalità: il robot diventa lo strumento principale di coercizione delle forze dell’ordine. Ritrovarsi seduti accanto a un nemico del regime o essere fotografati in atteggiamenti poco consoni sono scuse sufficient a far scattare l’arresto
  • Arma letale: il braccio armato del robot, caricato elettricamente, viene usato indistintamente su qualsiasi soggetto. In presenza di determinate patologie, le conseguenze potrebbero essere letali.
  • Terrore sociale: la presenza costante di robot intenti a fotografarci e filmarci, cambierà drasticamente il nostro comportamento. Comunicazione e gestualità verranno ridotte al minimo, paura e sfiducia obbligheranno gli individui a mantenere atteggiamenti di passività.

Effetto intimidatorio

Ovviamente esiste un’altra possibilità. Non è del tutto certo che questi primordiali Robocop funzionino correttamente.

Quando parliamo di Cina, comunismo e regime, non possiamo tralasciare uno dei suoi principali elementi fondanti: la propaganda. Può darsi che la prima fase della sperimentazione produca buoni risultati e che queste voluminose videocamere di sorveglianza si rivelino efficaci. Ma siccome non possiamo fidarci di Pechino, nulla esclude che, a muovere gli Anbot, sia un semplice sistema remoto o persino il pedalare di un piccolo cinese di 43 anni appollaiato nelle viscere dell’androide.

Arrivano gli Anbot, i primi robot armati cinesi

Anbot, la versione americana

Esiste una versione americana del progetto. Nella produttiva Silicon Valley, la startup diretta dall’ingegnere Stacey Dean Stephen ha realizzato i robot di sicurezza Knightscope K5.

Questo modello made in USA presenta molte similitudini con gli Anbot sia esteticamente che a livello di funzionalità, eccezion fatta per non disporre di armi. La sua telecamera ad alta definizione è dotata però di infrarossi, che migliorano la visibilità in caso di ridotta luminosità, e di un microfono attivo che consentirà comunicare con le persone.

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