Caos Italia: Rigopiano, i terremotati e la legge elettorale

Di pubblicato su Parliamone il 26/01/2017
Caos Italia Rigopiano, i terremotati e la legge elettorale

Le ultime tragedie e le nefandezze della politica svelano un sistema paese in cui tutto è lasciato al caso. L’Italia del caos è ormai in balía di sé stessa.

Sono stufo di sentir parlare di un’Italia di brave persone, oneste, volenterose e preparate. Questa inutile litania appare persino grottesca, dinanzi alle quotidiane smentite raccontate dalla cronaca, e appartiene a un paese che non esiste più. Mi domando se mai sia esistita, un’Italia come quella evocata dalla retorica.

Rancore, odio, impotenza, sono i sentimenti che, dalle mie mani, sfuggono verso queste parole strappate alla notte di un sonno che non può essere, in alcun modo, riconciliatore. Piangiamo 29 vittime innocenti di uno stato assente, superficiale e minuscolo come non mai. Rigopiano e Farindola sono due parole entrate con violenza nelle vite di tutti noi, squarciando il caldo bozzolo dei nostri egoismi e mostrandoci, più da vicino, il volto sudicio, pustoloso e maleodorante della nostra Italia.

Non posso fare a meno di pensare all’angoscia di chi veniva schiacciato dalla neve, alle urla e i tentativi inutili di sgraffiare la neve dura. Eppoi la solitudine, l’oscurità, la speranza che diventa rassegnazione, lenta, appesantita dall’incredulità per una fine incomprensibile, inattesa e così ingiusta.

Lo Stato criminale

Caos Italia, Stato Criminale

Lo Stato, è un organo predisposto alla salvaguardia, tutela e difesa dei cittadini presenti all’interno dei propri confini. A gennaio del 2017, scopriamo che in Italia nessuno è al sicuro.

Non esiste un controllo efficace sui territori, non è prevista la manutenzione e aggiornamento di vie e strumenti di comunicazione. Inoltre, in molti casi il personale interno dimostra di essere altamente inadeguato. Ovvero di non disporre di sufficiente formazione, capacità e valori umani per poter interpretare, gestire e risolvere, situazioni di emergenza.

Alla luce di quanto successo in Abruzzo, non si capisce a cosa servi lo Stato, se non è in grado di proteggere nemmeno i propri cittadini, di fornire loro assistenza e soccorso adeguati. Il suo ruolo è di semplice criminale mascherato, sempre pronto a pretendere dazi e gabelle, ma perennemente assente quando davvero serve.

Passivi, quasi inebetiti, gli italiani si comportano come animali affetti da impotenza appresa. Ci lasciamo derubare, umiliare e fare di tutto, senza batter ciglio.

Dopo il terremoto dell’Aquila (2009) e quello nell’Italia Centrale, per tranquillizare le platee, i due capi dello Stato utilizzarono le medesime parole: “Non vi lasceremo soli“. Il “Grande Stato Italiano”, la “Quinta Potenza Industriale al mondo”, a distanza di 8 anni, fallisce ancora, miseramente. E la colpa è di tutto il sistema, inquilino del Quirinale incluso.

La fabbrica degli eroi

caos italia fabbrica di eroi

Dopo il terremoto o, per meglio dire, i terremoti, moltissime città (sopratutto al Nord) hanno inaugurato iniziative lodevoli per aiutare i connazionali in difficoltà. Ma non è così che funziona uno Stato.

L’Italia si tiene a galla solo ed esclusivamente grazie al volontariato. Mi riferisco all’iniziativa, al talento e all’estro di pochi individui che, spesso a proprio discapito, riescono a far girare piccoli ingranaggi del motore principale. L’illusione di qualche scintilla, ma che subitamente si affievolisce e si spegne per mancanza di carburante. Una prassi che, nel lungo periodo, non porta a nulla e, aspetto ancora peggiore, legittima l’apatia, l’irresponsabilità e favorisce la mancanza di azione dello Stato Centrale.

Tutto è lasciato al caso, posticipato, rimandato, con la speranza che, all’ultimo momento, ce la si possa fare con l’aiuto “…di Dio, del Re e del Papa…“. Solo e sempre grazie al motu proprio dei singoli.

Lo Stato Italiano non previene, interviene semmai, dopo, a cose fatte. Ama fabbricare eroi: è l’unica cosa che sa fare. Ti lascia morire di freddo, schiacciato sotto tonnelate di dura neve, ma saprà ben proiettare un ricordo immacolato su giornali e TV. Sfrutta l’emotività che appiana e perdona, per coprire la propria inettitudine. Spinto quasi da un vizio, uno strano masochismo che rende il paese orfano dei suoi figli più belli.

E’ la stessa consuetudine che toglie la scorta ai giudici onesti, che manda allo sbaraglio poliziotti scarsamente armati, o fa lavorare tra le macerie i vigili senza guanti. Medaglie di latta e teatrini di cartapesta, come le scuole, gli ospedali, i ponti e le strade che nessuno controlla, manutenta o migliora.

945 buoni a nulla

Caos Italia buoni a nulla

L’immobilità strutturale (burocratica) viene accompagnata da quella funzionale, frutto dell’azione (nulla) di governo. Occupatissimi dall’offrire idee e piani di alta politica (o pseudo tale), da circa trent’anni l’Esecutivo ha perso completamente il contatto con la realtà, non riuscendo più a fornire soluzione concrete ai problemi contingenti.

In questi giorni si deciderà il futuro della nuova legge elettorale. Bocciata già in parte dalla Consulta, (la considero un mero incidente nella storia legislativa italiana), è la dimostrazione che, attualmente, il paese è retto da 945 incapaci. Il celebratissimo Renzi, premier durante 10 mesi, non è riuscito a fare nulla.

Dietro la cortina di fumo di politiche di alto profilo, ci si dimentica della gente che non ha lavoro, delle aziende strozzinate e la criminalità crescente. Si parla da anni di ‘certezza della pena‘, però nessun Governo ha promosso la costruzione di nuovi carceri né l’assunzione di più giudici, due iniziative semplici che renderebbero più efficace l’azione giudiziaria.

Si parla di sviluppo, ma esso si ottiene principalmente con due leve: benzina a basso costo e vie di comunicazione. Abbiamo un Sud dove è impossibile spostarsi o muovere merci; città come Matera attendono la ferrovia da ormai quarant’anni. Basterebbero binari e strade per rendere il Mezzogiorno all’altezza di competere con il Nord. Eppure, all’orizzonte ancora nulla.

Probabilmente esistono anche oasi felici, sparute regioni nel Nord Italia che navigano correttamente grazie alle esperte mani di un buon timoniere. Un aspetto marginale, perché è l’intero sistema paese che va considerato nella sua totalità. Ogni nazione funziona come una catena: la sua forza assoluta dipende dal suo anello più debole.

Il fallimento della repubblica?

caos italia cincinnato

La scelta di usare il famoso dipinto di Juan Antonio Ribera y Fernández: “Cincinnato lascia l’aratro per divenire dittatore di Roma” (1806, Museo del Prado), come foto di questo post, non è casuale. Tutti ricordiamo la leggenda di Lucio Quinzio Cincinnato, chiamato a guidare i Romani contro gli Equi e che, una volta ottenuta la vittoria, tornò lietamente a occuparsi del proprio orto.

L’invocare la dittatura, è solo una provocazione utile per riflettere sulla reale validità della forma di governo repubblicana, così come è oggi in Italia.

Se siamo ormai lontani dall’epoca delle grandi rivoluzioni, è pur sempre vero che, in situazioni di emergenza, come i terremoti o le sciagure naturali, la figura di un moderno Cincinnato è auspicabile quanto necessaria. Almeno per bypassare l’ossidazione cronica della macchina statale e garantire interventi rapidi grazie a poteri speciali.

Sicuramente va studiata e sviluppata una nuova forma di governo, democratica, ma sicuramente più locale, federale. L’unica speranza per l’Italia è di riuscire a svincolare più poteri possibili da Roma. Riassegnare competenze e ridistribuire risorse, significa rendere tutti noi responsabili e protagonisti dell’azione governativa, finalmente vicina, immediata, adeguata e verificabile.

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