Carlo Giuliani: 14 anni di strumentalizzazione

Di pubblicato su Parliamone il 20/07/2015
Carlo Giuliani: 14 anni di strumentalizzazione

Era il 20 luglio del 2001. Genova, il G8. Due ragazzini finiscono uno davanti all’altro. Uno è un Carabiniere ausiliario di 21 anni, l’altro un manifestante di 23 con, tra le mani, un estintore. Un dramma italiano, due ragazzini che potrebbero essere amici, due coetanei con sogni e speranze, finiscono tristemente per diventare protagonisti di una delle peggiori trame del dramma italiano.

Sono passati quattordici anni da quel triste 20 luglio del 2001, quando l’ex carabiniere Mario Placanica di 21 anni aprì il fuoco contro un coetaneo che tentava di lanciargli contro un estintore. La sua legittima difesa costò la vita a Carlo Giuliani, un ventitreenne romano, un po’ sbandato e alla disperata ricerca di sé stesso nella confusione di una guerra da combattere.

Le vittime di quel famigerato G8 furono due, così come due le famiglie colpite da un lutto e da una valanga di polemiche e insulti, per una storia molto più semplice di quanto si voglia farci credere.

La vicenda Giuliani è l’emblema vivo della strumentalizzazione politica ed ideologica.

Per la destra italiana, il carabiniere (di due anni più giovani della vittima) è paragonato ad un eroe, rappresentante dello Stato, ligio Carabiniere armato in difesa della legalità. In realtà, solo un ragazzino inesperto buttato nella sommossa con eccessiva disinvoltura dai comandanti dell’Arma.

Per la sinistra, Carlo è un martire del potere ‘fascista e antidemocratico’ dello Stato italiano che è l’unico in cui però il permissivismo e il garantismo sfiorano spesso il paradosso. Inoltre il ragazzino del ’78 cercò di frantumare la testa al Carabiniere (Ausiliario) più giovane, quindi proprio uno stinco di santo non era.

Cambiando gli elementi della stessa storia, spostando gli accenti e aggiungendo dettagli che sfuggono alla memoria collettiva, di una stessa vicenda abbiamo due opposte interpretazioni.

Una cosa davvero ridicola che rende ancora più ridicoli coloro che bivaccano su questo triste accadimento in cui popolo italiano, politici, stampa e lo Stato tutto, escono inginocchiati.

Dopo 14 anni ancora non trova pace il povero Giuliani.

Era a Genova solo per fare un po’ di baldoria, come tanti giovani che partecipano senza consapevolezza, motivazioni reali né troppa convinzione a manifestazioni pubbliche e cortei. Lo hanno chiamato ‘anarchico’, ‘terrorista’, ‘compagno’, ‘criminale’.

Era un pischello. Ucciso da un altro ragazzino finito nei Carabinieri per poter guadagnare due lire.

Questa e la realtà. Quella di un paese in cui vittime e carnefici sono coetanei ventenni figli di simili situazioni familiari difficoltose e problematiche.

Non ci sono eroi nè vittime in un paese in cui i giovani sono abbandonati a se stessi, privati di valori ed esempi positivi e che finiscono, irrimediabilmente per trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *