Roma, su Marino il New York Times si sbaglia

Di pubblicato su Parliamone il 24/07/2015
Caro New York Times, io sto con Marino

Ha fatto scalpore il pezzo di Gaia Pianigiani sulla pagina internazionale del New York Times sul perenne degrado di Roma. Come sempre è solo aria fritta.

Non sono mai stato un sostenitore di Ignazio Marino e, probabilmente non lo sarò mai. Non solo per ragioni politiche ma, in modo forse superficiale, reputo poco adatto un chirurgo genovese nel ruolo di sindaco di quella città infernale che, da sempre, è Roma.

Però, da cittadino, da italiano e da umilissimo (e forse pessimo) cronista, ancora una volta rimango sorpreso dall’utilitarismo, la strumentalizzazione e la poca intelligenza di testate straniere che giocano con la credibilità e l’immagine dell’Italia attraverso la penne di connazionali frustrati ed estremamente vendicativi nei confronti del proprio paese.

Tutti i media dello Stivale, indistintamente, nelle ultime ore hanno riportato l’eco dell’articolo di critica sulla ‘nuova decadenza di Roma’ pubblicato dal New York Times con tre titoli diversi.

Le edizioni International, cartacea e online presentavano tre titles opportunamente cambiati: “Un sindaco virtuoso contro i vizi di Roma”, “Il sindaco è onesto, ma è abbastanza per fermare il declino della Città eterna?” e “I romani hanno poca fede nel sindaco”.

Comprendo che a fine luglio si possano avere poche idee per i contenuti, però ricorrere a pezzi riempitivi per parlare del degrado e della sporcizia di Roma è un po’ come parlare del pianeta gemello della Terra. Aria fritta.

Tutto già visto, tutto già scritto, nessuna utilità, nessuna novità.

Le responsabilità e le colpe non sono affatto di Marino. Il ‘problema romano’  ha radici molto più profonde ed è sufficiente leggere i nomi degli ultimi sindaci per rabbrividire e comprendere come il medico genovese sia continuamente usato come parafulmine per semplificare il problema, annullare le responsabilità di chi l’ha preceduto e sparlare gettando fango sull’unica persona rimasta col cerino in mano.

Alemanno, Veltroni, Rutelli, Carraro, Giubilo, Signorello, Vetere, tutti questi hanno contribuito, in modo inequivicabile, allo stato lamentabile della Città Eterna. Ma non solo.

Non possiamo scrivere un articolo sul degrado di Roma dimenticandoci delle dimensioni di una città quasi impossibile da governare, in cui affrontare le problematiche quotidiane è una continua lotta contro la mafia, la corruzione, un sistema burocratico farraginoso e una popolazione lassista, sporca, irresponsabile e con un senso della proprietà, della legalità e del senso civico quasi nullo.

Marino probabilmente è il meno responsabile di tutto ciò. E, ripeto, non mi è nemmeno simpatico.

Quando si scrive un articolo come quello della Pianigiani, nel momento in cui si digita l’ultimo full stop si è perfettamente consapevoli che il messaggio inviato al pubblico ha uno scopo ben preciso.

La maggior parte delle persone non si sofferma a leggere l’articolo per intero e, associando semplicemente le parole Roma, Marino, degrado, assume come credibile un’idea personale e limitata di un problema che nessun giornalista potrà mai risolvere in appena ottomila caratteri, per giunta scritti in lingua straniera.

Che utilità ha pubblicare un pezzo del genere? A chi serve? Forse i romani non sanno di vivere in una città al bordo del collasso, perennemente sporca e dove solamente chi ha risorse economiche adeguate riesce a sopravvivere con dignità?

Roma ha appena due metropolitane, cantieri perennemente aperti, un traffico omicida e una ricchezza culturale e storica che cade a pezzi.

Ma la colpa non è di Marino e la soluzione non si troverà né oggi, né domani, né tra cento anni.

È troppo pesante l’eredità di un passato basato sul clientelismo, sulla raccomandazione, sul lassismo dei cittadini che dormono e non reagiscono, dell’inadeguatezza e impreparazione della classe politica, dei palazzinari e, fondamentalmente, di una cattiva gestione che dagli Anni Cinquanta spreca risorse e denari in modo folle, nonostante i 30 milioni di turisti che ogni anno omaggiano Roma con la loro presenza.

Non serve solo constatare, per l’ennesima volta, un problema noto anche ai marziani ma servono idee, alternative e soluzioni coerenti ai problemi. Altrimenti il lavoro del giornalista vale solo a metà e risulta completamente inefficace.

Soprattutto perché il degrado dell’Urbe è il degrado della gente che la vive, di noi tutti. Marino fa quel che può e sicuramente commette tanti errori, ma sbaglia chi pensa di poter fare molto meglio di lui. Certamente non è il peggior sindaco che abbiamo avuto.

Inoltre, lasciatemi esprimere un ultimo concetto.

Roma è sporca, gestita male, piena di problemi. Ma dal 753 avanti Cristo continua ad essere la più bella città del mondo, la più affascinante, la più amata ed invidiata.

Ed è proprio per questo che americani, inglesi, francesi e tedeschi appena possono vomitano fango su Roma ed i romani, con articoli ripetitivi e prevedibili, creati ad hoc per un pubblico artificiale e troppo lontano dalla realtà romana per poterne capire qualcosa.

Roma guarirà, da sola, ma soltanto quando la sua gente comprenderà l’importanza di un bene comune che va tutelato e protetto nelle piccole cose, nei piccoli dettagli, nella quotidianità, con una nuova coscienza sociale e civica che, purtroppo, ancora non siamo capaci di trasmettere ed insegnare.

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