Elezioni USA, cosa succede se Hillary Clinton rinuncia?

Di pubblicato su Parliamone il 12/09/2016
Elezioni USA, cosa succede se Hillary Clinton rinuncia?

Hillary Clinton si è sentita male al termine della cerimonia in ricordo delle vittime dell’11 settembre. Avrebbe la polmonite: se lascia è pronto Tim Kaine.

Lo scontro politico e dialettico tra Hillary Clinton e Donald Trump inizia a inasprirsi, a meno di 60 giorni dall’Election Day. Ed è proprio la candidata democratica che dimostra di soffrire particolarmente lo stress degli ultimi giorni.

Dopo aver attaccato i sostenitori repubblicani (li ha chiamati ‘miserabili’, poi tornando sui suoi passi), la ex First Lady è svenuta tra le braccia dei propri guardaspalle al termine della cerimonia di Ground Zero, in ricordo delle quasi tremila vittime dell’attentato dell’11 settembre. Qui di sotto il video che mostra il malore di Hillary Clinton (69 anni) che, in pochi minuti, è diventato virale sui principali social network mondiali.

Solo una leggera polmonite?

Dopo essersi recuperata, la già Segretario di Stato Americana (2009-2013) si è fatta accompagnare presso la casa di Flatiron District, a Manhattan, dove vive la figlia Chelsea. Curiosi e giornalisti hanno atteso una trentina di minuti prima di rivedere Hillay nuovamente in sé.

Le prime indiscrezioni parlavano di un semplice calo di pressione, dovuto al caldo. Il suo medico personale, Lisa Bardack ha però fatto sapere di averle diagnosticato una polmonite il passato 9 di settembre. La Clinton fu sottoposta ad accertamenti dopo il forte attacco di tosse sofferto a Cleveland, Ohio.

Una situazione che, indirettamente, potrebbe favorire Hillary. Le condizioni di salute precarie, o comunque non ottimali, potrebbero far scaturire una risposta psicologica di solidarietà, da parte dell’elettorato femminile (anche repubblicano), a discapito del più violento Trump. Impossibile pensare ad una messa in scena anche se, proiettare l’immagine di una Clinton indebolita, potrebbe aiutarla a spostare il dibattito verso toni meno accesi. Tre anni fa, poco prima di lasciare la Casa Bianca, era stata operata alla testa per un ematoma provocato da una caduta

Hillary Clinton ha la polmonite

La rinuncia? Poco probabile

L’ipotesi di un lancio della spugna è assai remota. Per il tipo di personaggio e per il suo recente passato, la moglie dell’ex presidente Bill ha una forte ambizione che sicuramente sarà la leva fondamentale per superare qualsiasi difficoltà, anche se di natura fisica.

Nella storia delle Elezioni Presidenziali Americane, non esiste alcun precedente rispetto a una rinuncia in piena campagna elettorale. Al contrario, in almeno sei casi Presidenti in carica fecero dietrofront (Nixon il caso pi recente, per il celeberrimo caso Watergate). La lunga corsa di Hillary è stata costruita con molta determinazione. L’unico aspetto che oggi importa è capire se le ombre sulla sua salute potranno concederle qualche pietoso voto della parte repubblicana, poco leale a Trump, o se si riveleranno un pericoloso boomerang, in un paese poco disposto ad accettare un leader debole o affaticato.

Tim Kaine, presidente per caso?

Il senatore della Virginia, laureato in legge ad Harvard, fu scelto da Hillary alla fine di luglio. Una decisione poco sorprendente, essendo Kaine un personaggio di medio livello, esponente della classe media lavoratrice e profondamente cattolica.

I media statunitensi definirono questa candidatura come ‘poco eccitante’ ma anche come cruciale nella strategia della Clinton. Vicino al mondo religioso, Tim Kaine può garantire a Hillary pieno appoggio delle comunità latine, molto forti nel sud del paese. Un numero due rispettoso, di basso profilo e che non ha certamente le qualità dialettiche né il carisma per offuscare l’immagine della vera candidata.

Ma il buon Tim ora sorride, perché sa che può giocare un ruolo fondamentale per i Democratici.

In caso di vittoria della Clinton, siederà accanto alla Presidentessa con benevolenza e rispetto. Ma sarà lui a subentrare nel momento di emergenza, ritrovandosi in mano la possibilità di costruire la propria candidatura alla Casa Bianca per il 2020.

Tim Kaine

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