Duarte: “Molti giudici vivono in un mondo a parte”

Di pubblicato su Parliamone il 01/04/2015
I giudici vivono in un mondo a parte

Il discorso sulla Giustiza, in Italia e nel mondo, è estremamente complesso, intricato e scomodo, sopratutto per chi non è esperto in materia, come me. Ricordo poco degli esami di diritto, faticosamente superati all’Università, però vale la pena parlarne. Soprattutto considerando i non pochi episodi che riguardano giudici buontemponi che sembrano essere usciti da un film dei fratelli Marx.

L’idea di sentire il giudice spagnolo Miguel Duarte, mi è venuta dopo aver scoperto l’esistenza del sito Errori Giudiziari che vi invito a sfogliare con curiosità.

Personalmente nutro una piena fiducia nei giudici ma, essendo umani, anche loro sbagliano, così come i preti, i medici, i calciatori, i papi, i genitori e i santi.

Cosa significa essere giudice, nel 2015?

Spesso questa professione si sceglie durante gli studi di Giurisprudenza o anche molto prima. Richiede una forte vocazione perché il percorso per poter arrivare alla professione e lungo, pieno di incognite e per certi versi, molto farraginoso. Per me non esiste un’altra professione e difatti biasimo alcuni colleghi che si vantano di essere giudici, avvocati, consulenti legali e accumulano cariche e carriere nel pubblico e nel privato. Nel 2015 credo che tutti noi abbiamo perso un po’ di onestà intellettuale. Si badi bene, parlo a titolo personale.

Senza entrare nel merito della serietà di giornali e giornalisti, spesso vengono pubblicate notizie allarmanti circa sentenze e procedimenti. Va in carcere che ruba una tonnellata di mele ma chi froda il prossimo per milioni si ritrova con i domiciliari nella villa di Formentera…

I Giudici applicano la Legge, non scordiamolo, non sono la Legge: una differenza che grazie al tuo paradosso retorico posso sottolineare con forza. In molti casi ciò che vedo è mancanza di buon senso, lealtà intellettuale e distacco completo dalla realtà e nella comunicazione con le parti in causa. Qualcuno mi deve ancora spiegare come è possibile che spesso siano i giornali a conoscere gli estremi di un avviso di garanzia prima del diretto interessato. C’è qualche giudice troppo sensibile alla fama, credo.

È arrivata l’ora della fatidica responsabilità civile?

Do molta più importanza al peso della coscienza che dovrebbe essere obiettivo e motivazione di ogni giudice. La Legge deve essere applicata ma mai in modo freddo, asettico e superficiale, altrimenti siamo dinanzi al fallimento del legislatore che non è mai una divinità né un eroe ma un attento scrutatore delle fattispecie. Occorre maggiore formazione, maggiore umanità, maggior sentimento di partecipazione nelle cause che si trattano.

Con le migliaia di processi in stand by e la mole di lavoro, poveri giudici, dico io…

Mi piace la tua ironia. In Italia spesso rimango sorpreso dagli orari di lavori di alcuni giudici: ne conosco uno in particolare, di Roma, che esce ogni giorno poco prima delle quattro. Mi domando come faccia. Voglio dire, il lavoro di certo non gli manca. Certamente arrivare alla professione con 40 anni o poco meno non aiuta: si è scarichi, demotivati, troppo cinici per poter affermare il proprio sentimento di giustizia giusta. Si entra nella corrente pacifica della quotidianità.

Ciò che era una missione, diventa un’altra professione come tante.

Senza dubbio. Attenzione, non stiamo parlando qui di tutti i giudici del mondo, ma di quelli che fanno davvero poco onore alla categoria. E credo che tra noi che scriviamo e chi legge, di esempi ne escano a sufficienza come per comprendere il senso di questa intervista. Ripeto, non mi spaventa la rassegnazione: impreco contro la superficialità e il protagonismo. Sono l’antitesi del nostro lavoro che mai sarà come qualsiasi altro. Mai.

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