Ecco perché il ‘no’ greco salverà l’Europa

Di pubblicato su Parliamone il 06/07/2015
Ecco perché il 'no' greco salverà l’Europa

Share Tante cose si sono dette sul momento delicato che sta vivendo l’Europa, focalizzato nella terribile frattura tra l’Unione e uno dei suoi membri più deboli, la Grecia.

Siamo stati letteralmente bombardati da una sequela di informazioni, spesso parziali e superficiali, dati, statistiche e punti di vista che hanno prodotto un’enorme confusione nell’opinione pubblica, abituando lettori ed ascoltatori ad uno scenario dicotomico che vede opposte le due fazioni capitanate da Merkel e Tsipras.

Purtroppo però, nel voler costruire a tutti i costi la diaspora greca, terribilmente riassunto della crasi GrExit, cronisti ed esperti hanno perso una grande occasione: quella di chiarire una volta per tutte l’incapacità e l’inettitudine di un’Unione Europea completamente in balia di sé stessa.

Ecco allora che l’OXI ellenico può rappresentare il vero punto di svolta nella storia della UE. Il problema greco ha messo a nudo tre problemi principali.

Il primo riguarda il peccato capitale di costruire l’unità su una unione monetaria, prima che economica e finanziaria. Paesi con inflazione, PIL, cultura monetaria differente non possono coesistere sotto l’appiattimento di misure preventive sproporzionate (come il 3% tra deficit e PIL o un debito al di sotto del 60%) soprattutto perché sin dalla prima fondazione della CEE (1957, con appena sei stati), già allora i punti di partenza erano molto diversi.

Una ‘Unione’ è funzionale ed efficiente quanto il livello di sensibilità e collaborazione dei propri membri. Paesi che possono vantare una situazione di surplus, dovrebbero avere la possibilità di ripartire tale ricchezza proprio in soccorso delle economie più deboli.

Un aspetto che evidenzia il secondo fattore messo a nudo dalla catastrofe greca: la solidarietà a pagamento.

Nel 2009 Lettonia e Ungheria riuscirono ad ottenere un prestito dal FMI che contribuì a risolvere gran parte dei problemi interni (sia di liquidità che di stabilità) senza passare per le forche caudine che, per puro orgoglio nazionale, Markel e compagni hanno voluto imporre a Tsipras.

La tanta elogiata solidarietà europea a pagamento, ha svelato la sua matrice quasi usuraia con un triste gioco al rialzo sul debito greco, come se la Grecia non fosse parte dell’Europa, un socio, un alleato, un paese amico. Il governo di Atene è rappresentato ancora in queste ore al pari di Porto Rico o di una qualsivoglia Banana Republic. Come mai? Merkel, Hollande e, di specchio, Tsipras, non comunicano con l’Europa per l’Europa ma sono più spinti a parlare verso i propri elettori, prediligendo quindi un approccio politico interno e pericolosamente nazionalista.

La cultura europea ed europeista fallisce miseramente dinanzi a una continua giostra di mezze frasi, ripicche e dispettucci di chi è evidentemente inadeguato a gestire problemi di tali dimensioni. Infine, esiste un concreto problema di lealtà politica tra UE e paesi membri. Possiamo definirlo anche come un pericoloso ‘problema di identità’ degli organismi europei, legato direttamente al rapporto con i singoli paesi.

Per salvaguardare il progetto della moneta unica, si è accettato e consentito il proliferare di un sistema finanziario statale da circo, spettacolare quanto falso e completamente insostenibile. Oggi si punta il dito sulla Grecia che, con l’aiuto di Goldman Sachs truccò i conti per rientrare nelle dinamice dell’euro.

Ma in pochi ricordano che lo stesso accadde per l’Italia di Romano Prodi che fu additata dall’allora primo ministro tedesco Kohl come un grave pericolo per la stabilità della moneta unica. Ebbene: paesi ed economia come quella greca, italiana, spagnola, rumena, lettone… non sono all’altezza né possono competere con i paesi della Trojka. Il problema non è mascherare i dati, chiudere un occhio e sperare che la BCE o l’FMI poi possano mettere una pezza perché tutti sappiamo che i debiti di tali paesi, Grecia e Italia, sono insostenibili.

Basterebbe ammettere il fallimento della radice monetaria della UE per risolvere questa anomalia naturale di una comunità delle nazioni nata per aiutarsi, per sostenere chi è in difficoltà, per offrire linee guida e soluzioni strutturali. Non per dividere, per puntare il dito contro debitori che rimarranno sempre tali perché, come è ovvio, esistono differenze sociali e culturali che impediscono che Germania e Grecia siano uguali.

Si è sempre saputo che il debito greco non sarebbe mai stato pagato, così come mai noi italiani riusciremo ad azzerare il nostro. Occorre dunque studiare ed applicare strumenti diversi da quelli finora adottati che solo hanno contribuito l’acuirsi della crisi e dei dissapori extra-nazionali.

Il No dei greci è un No a un mondo di fantasia, truccato e creato da tecnocrati monetari incapaci di risolvere nel breve periodo semplici problemi finanziari, più interessati a gestire la fuoriuscita di notizie per giocare in borsa che a dare risposte concrete a popolazioni amiche in difficoltà.

Quando l’Europa finalmente saprà riconoscere che esiste una diversità fatta di economie deboli, lente e, se vogliamo, meno efficaci, solo allora avrà la capacità di offrire soluzioni coerenti ed equilibrate ai problemi.

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