Elezioni 2018, ennesima beffa: non ha vinto nessuno

Di pubblicato su Parliamone il 09/03/2018
un elettore vota inserendo il tagliando nell'urna

Mentre il paese continua a galleggiare alla deriva, i partiti politici italiani esultano a turno per una vittoria elettorale che non premia nessuno. Anche per le Elezioni 2018, si consuma l’ennesima beffa di un sistema di voto inadeguato e che produrrà, ancora una volta, un governo già morto in partenza.

Trovandomi fuori dall’Italia, per fortuna, ho vissuto con un certo distacco e sano menefreghismo la grottesca vicenda delle Elezioni politiche 2018. Poche ore fa, sintonizzandomi su un programma di dibattito, trasmesso da un’emittente privata, sono rimasto sbalordito e perplesso dal tipo di elucubrazioni che, faticosamente, venivano ciancicate.

Come ogni buon alieno che vive su di un pianeta lontano, per un attimo ho pensato che si trattasse di un altro paese. Delle 4 forze politiche principali, almeno 3 esultano per la vittoria. Contemporaneamente, il tiro al Renzi che accompagna queste ultime 72 ore, lasciava intendere un situazione drammatica del PD, quasi a un passo dall’estinzione.

I sottotitoli di una novità che non c’è

Poi, piano piano, ho iniziato a riconoscere giornalisti e faccendieri che, a buona memoria, ricordo imperversassero in trasmissioni analoghe, già una ventina d’anni fa. Questa volta, però il loro vocabolario includeva abbondanza di termini come “cambiamento”, “rovesciamento del tavolo”, “rivoluzione annunciata”…

E a questo punto i dubbi presero forma di certezza, ammaliante come sempre. Come è possibile, se davvero c’è stato un “cambiamento”, una “rivoluzione” addirittura, che si cerchi di interpretarla e spiegarla alla gente, usando le polverose labbra di chi, con il nuovo, non ha nulla a che vedere?

Gatta ci cova… Volete vedere che questi figuri, perenni come le nevi, sono ancora commentatori attuali e adeguati semplicemente perché non esiste cambiamento alcuno?

Ecco il riassunto delle Elezioni 2018, per i media italiani così come vengono percepiti da uno straniero come me:

  1. Il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni.
  2. La Lega le ha quasi vinte. E con Berlusconi, Meloni e UDC, supera i 5 Stelle.
  3. Il PD è un partito politico destinato a scomparire.

Ma vediamo, nel dettaglio, i risultati finali delle elezioni politiche 2018 così come appaiono sul sito ufficiale del  Viminale:

  • MOVIMENTO 5 STELLE 32,66% (10.697.994 voti)
  • PARTITO DEMOCRATICO 18,72% (6.134.727)
  • LEGA 17,37% (5.691.921)
  • FORZA ITALIA 14,01% (4.590.774)
  • FRATELLI D’ITALIA 4,35% (1.426.564)
  • LIBERI E UGUALI 3,38% (1.109.198)
  • NOI CON L’ITALIA – UDC 1,30% (428.298)
persone che votano per le elezioni

Autore: Alex Lee (Wikipedia)

Nessun partito ha vinto le elezioni 2018

Che strano però… Il povero, disgraziato e sfortunato Partito Democratico ha preso più voti della Lega. Cioè, d’accordo, ha perso il confronto contro i 5 Stelle, però numericamente ha conseguito un discreto numero di preferenze. Una quantità buona per ripartire e ricostruire e non è certo in pericolo la sua sopravvivenza poltiica.

Ma cambiamo pagina. Si può davvero affermare che un partito che ha ottenuto il 33% abbia “vinto le elezioni”? 

Il Movimento 5 stelle rappresenta 10 milioni di italiani, ovvero un sesto della popolazione totale. Secondo quanto ha pubblicato l’ISTAT sul suo sito, infatti, il nostro paese conterebbe con poco più di 60 milioni di abitanti (60.589.445, fino a dicembre 2017).

Si parla di influenze, possibili accordi, sinergie… Ma la verità è solamente una. La nostra Costituzione, impedisce che gli italiani possano votare un vero Governo. Quella che viene definita come una “vittoria schiacciante” è un importante, ma non sufficiente, 33%. Certo, magari Di Maio & Co. potrebbero comunque ottenere più voti, ma avere il 51% non è esattamente la stessa cosa che avere meno del 35.

Gentiloni con Macron

Gentiloni stringe la mano a Macron, durante il G7 (Wikipedia)

Vive la France!

Quando parlo di storia con qualche collega, amo ripetere sempre che, in caso di guerra, è cosa buona e giusta seguire ciò che fanno gli inglesi. Eccellenti soldati, superbi navigatori, efficienti politici e rispettosi del valore comune della democrazia. Ripeto sempre, come esempio, che quanto gli yankess inviano una gruppo di intervento, montano persino uno zoo per i loro soldati, mentre la RAF invia 5 persone e risolve i problemi in un plis plas.

Se parliamo di elezioni, però, la mente corre alla vicina Francia. Al nostro paese, in cui ogni governo nasce già morto, manca un sistema elettorale di garanzia, ovvero che renda possibile e assicuri la governabilità. Ovviamente, a un paese mafioso e cangiante come il nostro fa più comodo l’instabilità, in modo che tutti possano vivacchiare liberi dall’obbligo della finalità.

Governare con il 33% non sarebbe possibile nel paese transalpino, dove vige un sistema uninominale a doppio turno. Questo sì, davvero, permetterebbe di parlare in televisione di “cambianento”, di “rivoluzione”, sempre a patto che questa sia benefica. Ma lasciamo stare le conseguenze e concentriamoci sul prima.

Serve una legge elettorale che obblighi i cittadini a votare per un benedetto 51% e punto. Non ci sono alternative. A meno che non vogliate vivere l’esperienza spagnola, dove il corrotto partito di destra (PP) governa grazie all’astensionismo della sinistra (PSOE), complici di un fallimento politico che quel paese pagherà duramente.

Gentiloni con Macron

Autore: Banfield (Wikipedia)

La politica ha ucciso sé stessa

Oggi, in Italia, chi teme e bistratta i 5 stelle sta commettendo un grandissimo errore strategico. Di Maio non ha ricevuto consensi per via del carisma o dell’intelligenza, tantomeno per un programma che assai pochi hanno letto. La chiave centrale sta nella comunicazione. Il movimento di Grillo parla la stessa lingua dei suoi votanti.

Questo “specchio” dialettico che è anche tecnico o, per meglio dire, tecnologico, ha creato una sinergia. Si chiama riconoscibilità, ben evidente nello stesso simbolo del movimento. Giovani che votano giovani, incredibile ma vero, nel terzo paese più vecchio al mondo (dopo Giappone e Spagna). Ma sono i giovani di Facebook, Tinder e dell’iPhone e non quelli degli Anni ’70.

A farne le spese è stata la grande madrina del XX secolo: l’ideologia. Dimenticata, appartata e nascosta…

E unica vera “spalla” del PD, quello che ha stretto la mano dei padroni, che ha lasciato trasformarei suoi esponenti in una specie di nobiltà rossasnob, stratega lontana dalla realtà e arricchitasi grazie al costante compromesso. Afflitti dalle lotte di potere interno, gli “pdioti” hanno smesso da tempo di occuparsi della gente. E, purtroppo, proprio nel momento storico in cui avevamo maggior bisogno della Sinistra.

Certo, una legge elettorale come quella francese, risolverebbe molti problemi. Ma dubito che i partiti italiani, affaristi e buontemponi, abbiano davvero questo desiderio. Ciò taglierebbe fuori molti vecchi amici, non importa che siano di un’altra corrente, sono colleghi di passeggiata nel Transatlantico da troppi anni…

Ma poi, scusatemi, una riflessione banale però doverosa. Vale la pena perdere tempo a parlare di politica in Italia, quando ci sono ancora 4 milioni e mezzo di persone che votano Silvio?

Fonte dell’immagine principale: Rama (Wikipedia)

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