G7, l’Occidente inconcludente che ha bisogno di Putin

Di pubblicato su Parliamone il 28/05/2017
G7, l'Occidente inconcludente che ha bisogno di Putin

L’Occidente cerca di addomesticare Putin, escludendolo dal G7 ma la presunzione di Europa e Stati Uniti rischia di consegnare la Siria ai Russi.

Mentre Gentiloni e amici banchettavano ai piedi dell’Etna, i caccia russi colpivano duramente un convoglio armato di Daesh. Almeno 120 jihadisti uccisi e oltre una trentina di mezzi armati messi fuori combattimento. Un attacco efficace, sotto il punto di vista militare ma anche, e soprattutto, sotto il profilo della politica internazionale. La risposta di Putin all’esclusione dal recente G7 di Taormina.

Un gesto probabilmente pronosticabile, ma che dimostra la totale mancanza di lungimiranza e capacità politica dei governanti Europei e Nord Americani. Ancora una volta, si tenta di addomesticare Mosca a suon di piccole punizioni. Come, appunto, l’estromissione dall’inutile e inconcludente meeting di Taormina.

I caccia russi, non soltanto hanno rimarcato questo grossolano errore diplomatico, ma hanno ribadito la totale indipendenza di Putin dai suoi pseudo-alleati. Escludere, emarginare la Russia non significa renderla più responsabile delle proprie politiche espansioniste (Cecenia, Ucraina, Siria). Al contrario: sdogana Vladimir da ogni tipo di vincolo, legittimandolo dunque a prendere l’iniziativa. Contro tutto e tutti.

G7 e l’inutile dispetto a Mosca

G7 Russia caro armato T 14

T-14 Armata, probabilmente il più sofisticato carrarmato del mondo (foto di Vitaly V. Kuzmin)

Insomma, proprio nel momento più complicato della guerra civile siriana, il blocco duro dell’Occidente decide di emarginare quello che, oggi, è il paese maggiormente interessato dal conflitto in corso.

Putin e la Russia si giocano moltissimo in Medio Oriente. Anzitutto, Mosca punta ad ampliare il proprio raggio di influenza. In secondo luogo, vuole sfruttare ogni singola missione per ridimensionare le mire iraniane sul mercato energetico mondiale (Teheran è il maggior competitor  dei Mosca in quanto a gas naturale).

Tutti siamo consapevoli che Zar Putin possiede armadi pieni zeppi di scheletri, ma tant’è che rappresenta la seconda potenza mondiale e, prima o poi, il redde rationem arriverà anche per lui. Invece di coinvolgerlo, affidandogli il peso della responsabilità, lo si chiude fuori da Taormina, autorizzandolo a sentirsi svincolato a 360 gradi.

Caro mondo, il più forte è lui

Agendo in tal modo, sarà davvero poco probabile che Vlad decida di abbandonare Assad al proprio destino. Dal punto di vista russo, è proprio Bashar l’unico vero alleato di Mosca. Fidarsi della UE? Del pittoresco Trump? La certezza è una sola: oggi, il numero uno del Cremlino è il più potente leader più al mondo. Non subisce conflitti etici, ha il totale controllo del suo partito e, soprattutto, non si perde in chiacchiere.

Trump ha appena venduto armi all’Arabia Saudita (nemico giurato dell’Iran) per 110 miliardi di dollari e tali giocattolini verranno, prima o poi, rigirati ai ribelli che combattono contro Assad. Si può criticare Putin, ma il caos è più frutto della cieca ottica commerciale USA che della pseudo espansione Made in Moscow.

La verità? Dall’epoca di Kennedy la Russia non è mai stata così forte E farà di tutto per trasformare il conflitto siriano nel primo capitolo di un nuovo equilibrio mondiale in cui l’Europa, divisa e traballante per il perdurare della crisi economica, e gli Stati Uniti, impauriti e neo-protezionisti, perderanno sempre più terreno.

Foto principale: Putin durante il World Economic Forum (Remy Steinegger)

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