Gas, il serpente russo è pronto a mordere

Di pubblicato su Parliamone il 06/09/2016
Gas, il serpente russo è pronto a mordere

Erano anni che Mosca non rialzava la testa. Dalla Crisi Cubana del 1962 fino alla caduta del muro di Berlino, 27 anni più tardi, il ridimensionamento dell’ex gigante sovietico fu lento quanto inesorabile.

Gli anni Ottanta e Novanta furono durissimi: letteralmente la Russia perdeva i pezzi. La dissoluzione dell’Unione Sovietica iniziò nel 1986 con le prime manifestazioni e richieste di indipendenza che portarono al disgelo. Gli Stati Baltici recuperarono la libertà dopo 50 anni di occupazione e diedero il via al percorso che finalmente liberò, nel 1990, Lituania, Lettonia Moldavia, Estonia e, nel Caucaso, Armenia e Georgia.

Fu cruciale l’atteggiamento di Gorbaciov, ultimo segretario del PCUS, che permise alle 15 repubbliche integrate nell’URSS di organizzare le loro prime elezioni democratiche. Seguirono anni delicati, di forte crisi, sia politica che economica. Privata del nazionalismo identitario comunista e senza la forza economica che sosteneva la costante corsa all’armamento, la nuova Russia si ritrovò debole e disorientata nel confronto con Europa e Stati Uniti, vedendosi raggiungere da nuovi paesi emergenti, su tutti la Cina.

La Russia rialza la testa

Un conosciuto analista politico di Ball State, Mel Palmer, nel 1996 affermò con sicurezza che Mosca sarebbe presto ritornata sul trono mondiale e fu il primo ad indicare le nuove risorse energetiche come leva di quella incredibile ripresa di cui tutti, oggi, siamo testimoni.

Oggi, dalle centrali dell’Artico, Siberia Centrale e Isola di Sakhalin, il metano scorre nelle vene russe fino ai paesi occidentali, garantendo al dittatore Putin un ruolo nuovamente di primo rilievo nel panorama geopolitico internazionale.

Ecco allora che torna con presunzione il progetto di Mosca di creare zone di influenza. Per esempio insidiandosi tra le crepe delle relazioni politiche tra Turchia e Occidente o anche in conflitti apparentemente poco strategici, come la guerra civile siriana, in cui su mescolano ideologia, religione e pulizia etnica. La Russia possiede molte delle maggiori riserve di metano al mondo e gode di una posizione geografica tale da assicurarle accesso diretto ai principali gasdotti presenti in Eurasia.

Metano ti amo

Metano ti amo

Oltre ad essere usato per il riscaldamento domestico e combustibile industriale, la domanda di gas naturale è continuamente in aumento soprattutto per la sua efficienza energetica nella produzione di elettricità. Peró, per farlo arrivare ai consumatori, esistono solo due modi. Il primo è attraverso liquefazione, metodo caro e in cui si perde molto materiale, ma che consente il trasporto su navi e treni. Il secondo è attraverso conduttore specifiche che sono molto più economiche (break even en 9.100km) e garantiscono grandi volumi di flusso (oltre i 10E9m³ per anno).

Il metano serve: la Russia ne ha in quantità e, soprattutto, può trasportarlo.

Inoltre, la possibilità di regolare i flussi e aprire (o chiudere) canali di distribuzione sotterranei e sottomarini le permette di giocare un ruolo di attore primario a livello di politiche economiche e influenzare notevolmente atteggiamenti e scelte di molti paesi in ambito di politica internazionale.

Sangue russo per il cuore Europeo

Andiamo a scoprire quali sono le principali vene di metano della rinnovata e temibile Madre Russia e che potrebbero tenere sotto scacco la nostra già debolissima Europa.

  • Gasdotto del Nord
    Lunghezza: 1222 km
    Diametro: 1,22 metri (1,42 in superficie)
    Portata massima: 55 km³/anno
    Inizio attività: 2011
    Due condotti che passano sotto il Mar Baltivo unendo direttamente le centrali della penisola di Yamal (in pieno mare) con la Germania. Esisteva il progetto di costruire altri due canali ma l’Unione Europea fermò l’iniziativa per pericolo di dipendere eccessivamente dal metano russo.
  • Gasdotto Yamal per l’Europa
    Lunghezza: 4196 km
    Diametro: 1,42 metri
    Portata massima: 33 km³/anno
    Inizio attività: 1997
    Era il principale condotto che univa la centrale baltica al Vecchio Continente. Più lungo dell’anteriore, passa attraverso altri paesi che applicano i propri dazi: Bielorussia (alletao del Cremlino) però anche nemici come Polonia e Ucraina. Kiev per anni ha ottenuto tariffe assai economiche che le permettevano rifornirsi e solamente dopo far passare il metano oltre il confine con la Slovacchia. Per le tensioni con Mosca si sta pensando di creare un altro condotto che arrivi fino all’Austria senza passare per il territorio ucraino.
  • Gasdotto Urengoy Pomary Uzhgorod
    Lunghezza: 4451 km
    Diametro: 1,42 metri
    Portata massima: 32 km³/anno
    Inizio attività: 1983
    Per anni questo era il canale prioritario per la distribuzione di gas russo in Europa Occidentale. Costruito prima dell’indipendenza raggiunta da Kiev nel 1991 è territorio di continue dispute e tira e molla tra Gazprom e la sua omologa ucraina UkrTransGaz.
  • Gasdotto Blu
    Lunghezza: 1213 km
    Diametro: 1,40 metri (0,61 metri sotto il livello del mare)
    Portata massima: 16 km³/anno
    Inizio attività: 2003
    È la principale via di ingresso del gas russo in Turchia e Balcani però la sua portata è limitata. Proprio quando si stava per chiudere un accordo per migliorare e potenziare la rete, Ankara ha abbattuto un caccia di Putin.
  • Gasdotto del Sud
    Portata massima: 63 km³/anno
    (in costruzione)
    Il progetto sta rallentando parecchio per via dei dazi che i paesi dell’Europa Sudorientale hanno deciso di imporre al metano russo. Gli ingegnieri stanno ancora oggi studiando percorsi alternativi per evitare il maggior numero di nazioni. La UE impose alla Bulgaria di negare il passaggio del gasdotto per evitare che Mosca ottenesse una ulteriore quota di mercato. Sofia e altri paesi rimasero di stucco quando fu lanciato il secondo canale del Gasdotto del Nord che collegava direttamente Russia e Germania.

Ecco dunque spiegato, a grandi linee, come funziona la rete di distribuzione del metano russo in Europa. Nel mercato nazionale, la statale Gazprom vende sottocosto il metano e recupera le perdite grazie alle esportazioni. Ovvero, paghiamo il riscaldamento a Putin e colleghi e a caro prezzo.

Sangue russo per il cuore Europeo

Un altro vantaggio economico arriverà dalla vendita di metano alla vicina Cina che, per non dipendere solo dall’energia europea, ha deciso di diversificare il portafogli dei propri fornitori. Il gas russo arrivera al popolo di Mao principalmente attraverso tre gasdotti: Power of Siberia (4 mila km e 61 km³/anno, sarà terminato nel 2019), Altai (2,8 mila km, 30 km³/anno, data da definire) e il Sakhalin Khabarovsk Vladivostok (2 mila km e 35 km³/anno, data da definire) che porterà il metano anche a Corea del Sud e Giappone.

Difendere l’egemonia, anche con la guerra

Ma in questa partita energetica la Russia non gioca sola.

Un pugno di paesi emergenti lottano per affermarsi come partner del Vecchio Continente. Parliamo di Turkmenistan (quarto al mondo per riserve di gas naturale), Uzbekistan e Azerbaigian. Ma si nascondono interessanti manovre politiche in questa fitta concorrenza.

Per esempio non è una novità che Mosca sia intenzionata a riaccendere la miccia del conflitto Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian (paese amico della Turchia) cosi come mantenere alta la tensione in Siria.

Avere una guerra o comunque una situazione di instabilità, consente a Putin di mantenere in fuori gioco l’Iran (secondo paese al mondo per giacimenti di gas naturale) che, dopo lo stop alle sanzioni, punta ad aprirsi verso il mercato occidentale. Teheran ha mostrato interesse per allacciarsi alla rete che rifornisce l’Occidente ed è l’unico vero competitor che può mettere in pericolo l’egemonia russa del gas.

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