I 10 peggiori paesi per le donne

Di pubblicato su Parliamone il 19/09/2014
I 10 peggiori paesi per le donne

Nel 2014 il WEF, World Economic Forum, pubblicò il suo studio sulle Diseguaglianze di Genere in circa 142 paesi portando alla luce delle situazioni ancora del tutto insostenibili per le donne. Ogni volta che rifletto su questo aspetto criminale della società moderna mi sento profondamente colpevole, perché sono uomo e perché so di non fare abbastanza contro l’emarginazione e la violenza che, ogni giorno, le nostre madri, sorelle e figlie, devono sopportare. Spesso in silenzio e da sole.

È un dato di fatto, per esempio, che le donne guadagnano meno degli uomini: in Francia un 27% in meno, in Inghilterra il 15% mentre in Iran arrivano a percepire fino al 75% in meno, per uno stesso lavoro o professione. Vergogniamoci.

Per non parlare delle situazioni paradossali che le donne devono sopportare: l’obbligo a sposarsi seppur minorenni o rinunciare a una carriera universitaria o politica.

In Yemen il 50% delle donne si sposa prima dei 18 anni e il 14& prima dei 15. E, sempre in Iran, nelle ultime elezioni, tutte le candidate donne furono escluse a priorio.

Ecco allora, di seguito, la lista creata dal 24/7 Wall St. con i 10 peggiori paesi per le donne:

10. Marocco

Se una donna guadagna 3000 dollari all’anno, per lo stesso lavoro, un uomo ne percepisce 11 mila. Il 58% delle donne sono analfabete però in parlamento siede un discreto 17% di loro (in Italia siamo di poco sotto al 30%).

9. Giordania

La bella Rania poco ha fatto e poco fa, considerando che, a parte la chirurgia estetica pagata dai sudditi, solo il 12% delle donne accedono a posizioni istituzionali. Volete ridere? L’indice di analfabetismo tra le donne supera il 90% e non di poco.

8. Líbano

Brutta storia quella delle leggi religiose sullo status personale delle donne libanesi. Human Rights Watch più volte ha denunciato la violenza domestica, che è prassi in questo paese, considerando che il 3% di donne parlamentari poco possono fare in merito.

7. Costa d’Avorio

Solo il 56% delle bambine vanno alle scuole elementari, alle medie arriva solo il 14%. Ciò nonostante l’indice di analfabetismo è il doppio negli uomini (60%) e il 9% delle donne ivoriane siede oggi in parlamento.

6. Iran

La vita politica per le donne iraniane è semplicemente tabù. Per uscire dal paese e sposarsi ancora oggi devono chiedere il permesso al padre o al marito. Il 79% di loro è analfabeta.

5. Mali

È una delle tre nazioni in cui l’aspettativa di vita delle donne è inferiore a quella degli uomini. Parliamo di una media di 48 anni. Due dati però sono interessanti: l’analfabetismo bassissimo (‘solo’ il 25%) e la presenza in parlamento (10%).

4. Siria

Al di sotto della media degli altri paesi mediorientali limitrofi, negli ultimi anni la presenza in politica è diminuita moltissimo e l’analfabetismo tra le donne è pericolosamente vicino all’80%.

3. Ciad

Solo il 28% delle donne sono in grado di leggere e solo il 55% delle bambine vanno alle elementari, due degli indici più bassi al mondo.

2. Pakistan

Uno dei paesi con maggiori differenza tra uomini e donne. Solo un quarto delle donne lavora rispetto all’86% dei maschi, nonostante questi siano molto più indietro con l’alfabetizzazione.

1. Yemen

Il problema principale è quello dei matrimoni. Le spose bambine sono una prassi del paese: nel 2006 il 52% delle ragazze ha contratto matrimonio in minore età, il 14% prima dei 15 anni e solo la metà delle donne sanno leggere.

Quando qualcuno cerca di spiegarvi che nei paesi islamici le donne accettano il velo, i soprusi e le violenze e non si ribellano, potete rispondere loro che è un problema di coscienza personale. Le donne, in molti paesi, non hanno gli strumenti e le risorse per potersi ribellare, per esprimersi, per comunicare e l’unica cosa che hanno è la loro stessa vita, ad ogni costo, ad ogni prezzo. Tempo e voglia per pensare, per crearsi un punto di vista, per ragionare e analizzare la realtà non ce n’è.

Continuo a pensare che l’uomo ha tremendamente paura delle donne e riconosce in loro un nemico da soggiogare, emarginare e spingere verso l’alienazione estrema. Speriamo che continuino a resistere come fanno ogni giorno e che, nella coscienze di sempre più uomini, cresca il sentimento di una società egualitaria e capace di spegnere le fiamme del maschilismo e del sessismo che macchiano l’identità stessa dell’essere umano.

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