Ilva, una grande occasione per la Giustizia

Di pubblicato su Parliamone il 23/07/2015
Ilva, una grande occasione per la Giustizia

Il GUP Wilma Gilli chiude oggi l’udienza preliminare del processo “Ambiente Svenduto” per lo scandalo Ilva di Taranto. Quanto va subita la contaminazione?

Sono ben 47 le persone rinviate a giudizio a Taranto. per lo scandalo ambientale dell’Ilva. Tra loro anche l’ex governatore della Puglia, quello con l’orecchino, che avrebbe spinto affinché l’Agenzia regionale di protezione ambientale, chiudesse uno occhio rispetto alla contaminazione della ben nota Ilva/Italsider.

Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria e ovviando alla fredda elencazione di nomi e cognomi dei personaggi coinvolti, mi piacerebbe usare qualche digit della mia tastiera per ragionare un poco sul difficile equilibrio che, sempre più spesso, vede contrapposte esigenze produttive (industriali o tecnologiche) ed ambiente.

L’essere umano è l’unico animale terrestre capace di trasformare in modo radicale l’ambiente circostante per migliorare una situazione pre-esistente. Durante la sua evoluzione, ciò ha comportato rischi e pericoli in primis per sé stesso e la specie, poi per gli altri animali e, infine, per l’ambiente tutto.

Ciò che è successo all’Ilva è una costante a livello industriale: altri esempi di inquinamento e contaminazione, nella vicinanze di fabbriche e industrie, sono all’ordine del giorno.

Il dibattito, dal mio punto di vista, si snoda su tre questioni principali: la filosofia e la moralità di un’azienda (individuata nelle persone che la gestiscono), il rapporto con le istituzioni e lo Stato (per le realtà di maggiori dimensioni) infine il controllo dei media.

Se è vero che imprenditori e imprese puntano la loro ragion d’essere sul conseguimento del beneficio economico e del lucro, ebbene esso non può essere accettato a prescindere, a qualsiasi prezzo. Molto si sta facendo a livello di formazione e sensibilizzazione, di controlli e multe, ma esiste tuttavia, in Italia, una concezione del rispetto ambientale (che è poi rispetto di altri cittadini e del futuro) come mero costo addizionale, da scongiurare a priori. Una voce da escludere dai cosiddetti costi fissi.

Il prezzo però, come insegnano i tarantini infermi per cause indotte anche e soprattutto dagli scarichi dell’Ilva, diventa altissimo se gli interventi non solo non vengono eseguiti, ma ancor più se realizzati tardivamente e male.

Le istituzioni poi non aiutano: è necessario offrire risorse di riconversione gratuite, completamente sostenibili ed esentasse, perchè è lo Stato che deve garantire la salute e il benessere dei cittadini e guidare quindi le aziende in modo rigido ma come un alleato, non come succede ora, come spettro di un falso ecologista che sfrutta il doppio gioco delle imposte per spremere ulteriormente quegli imprenditori sensibili alle questioni ambientali.

Come scrissi nel libro La società della disinformazione, il ruolo del giornalista oggi è azzerato dalla pressione che la professione non riesce a sopportare, schiacciata tra necessità economiche e potere politico.

I media, sopratutto locali, sono bravi a denunciare i problemi di inquinamento e contaminazione, ma spesso la loro voce viene oscurata o comprata e il messaggio al grande pubblico arriva frazionato, distorto e debole (quando arriva).

Spero vivamente che la Giustizia, con la G maiuscola, questa volta oltre alla bilancia abbia la forza e la veemenza per librare con determinazione la sua spada un po’ spuntata.

Per Taranto, i suoi cittadini e per noi italiani tutti.

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