Intelligenza artificiale e disoccupazione, il futuro va programmato

Di pubblicato su Parliamone il 15/09/2016
Sempre più disoccupati, per colpa dell'intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale contribuirà all’aumento della disoccupazione. Nei prossimi 5 anni, i computer distruggeranno circa il 6% dei posti di lavoro.

Costruiscono auto, assemblano PC, invasano prodotti, fanno tatuaggi e servono ai tavoli. E creano disoccupazione. Sono moltissime le professione che verranno messe a rischio del sempre più massiccio utilizzo di intelligenza artificiale. Si calcola che, almeno il 6% degli impieghi, verrà occupato da macchine, o robot, nel giro di 70 mesi. Un dato firmato dagli economisti Brent Neiman e Loukas Karabarbounis della Business Scholl dell’Università di Chicago.

Dopo aver analizzato la situazione economica di 56 tra i paesi più sviluppati, i due ricercatori hanno rilevato che in 38 di essi, si è verificata una drastica caduta della partecipazione dei lavoratori ‘umani’ nel reddito nazionale. Un elemento che va di pari passo con la maggior efficienza raggiunta da settori in cui prevale l’utilizzo di tecnologie informatiche.

Processo di sostituzione

Dal 1811, data che generalmente indica l’inizio della Prima Rivoluzione Industriale, l’uomo ha imparato a convivere con l’automazione. Anzi, possiamo dire che proprio con l’avvento dei primissimi telai a motore, è iniziato un nuovo percorso esistenziale in cui l’utilizzo di macchine è divenuto costante, quotidiano ed essenziale. L’obiettivo della tecnologia è sempre stato quello di semplificare e migliorare la vita del genere umano ma, inevitabilmente, ha conseguenza su tutti gli aspetti della società. Quindi anche a livello occupazionale.

Fino ai primi anni Ottanta, mentre l’uomo rimaneva accanto alla macchina per adoperarla, guidarla o gestirla, adesso la sua presenza è del tutto superflua. Insomma, siamo passati da strumenti che aiutavano il lavoratore, a macchine con intelligenza artificiale che lo sostituiscono per completo.

Processo di sostituzione

Un nuovo luddismo?

Se i calcoli degli esperti sono corretti, le percentuali di disoccupazione sono destinate, proporzionalmente, a crescere. Un processo irreversibile che non potremmo mai riuscire a fermare, nemmeno entrando in fabbriche e stabilimenti armati di randelli e mazze, come i luddisti del XIX secolo.

Liberati dai robot

L’automazione è un processo inevitabile e, se favorito da politiche opportune, può rappresentare un passo in avanti per tutta l’umanità. Per esempio, contribuirebbe finalmente a liberare l’uomo dal vincolo del lavoro in cambio di denaro, portando verso professioni super specializzate e orari ridottissimi.

In secondo luogo, aprirebbe la possibilità di un salario universale basico, con incentivi per chi ha raggiunto titoli di studi superiori, distribuendo la ricchezza esistente. I robot non devono essere pagati e lavorano h24, mentre i consumatori devono poter avere risorse da spendere anche in mancanza di un salario. Una programmazione che non è per nulla complicata, considerando inoltre che beni e servizi avranno costi sempre più ridotti, grazie alla produzione automatizzata.

Uno tsunami tecnologico

La nostra intelligenza artificiale

Non dobbiamo spaventarci se i robot ci ruberanno il lavoro. Al contrario, dobbiamo rivolgere il nostro sguardo attento al comportamento dei nostri governanti. Lo tsunami tecnologico che investirà a breve il pianeta, potrà essere controllato (e sfruttato) solamente grazie ad adeguate politiche economiche e sociali costruite sul lungo periodo. L’idea è quella di un mondo che deleghi la fatica e lo stress produttivo all’intelligenza artificiale per poter garantire e agevolare a tutti l’accesso a risorse alimentari, culturali e di benessere.

Al contrario, se ancora una volta si baderà al corto periodo e all’interesse personale, il rischio è che tecnologie e macchine finiscano per essere controllate da poche multinazionali e famiglie, gettando il mondo in una nuova epoca feudale.

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