Italia, educazione digitale contro i pericoli di Internet

Di pubblicato su Parliamone il 15/09/2016
Sesso e stupri, esibizionismo e voyeurismo dell'Italia digitale

La morte di Tiziana Cantone e lo stupro filmato di Rimini alzano il velo su un’Italia esibizionista e guardona, in balìa dei pericoli dell’era digitale.

È insolito il clamore mediatico suscitato da questi due recenti fatti di cronaca nera, apparentemente normali. Vicende terribili, ma pur sempre inserite nel contesto di una società primitiva e profondamente malata.

Suicidio e stupro sono due parole ricorrenti nel gergo giornalistico. Cambiano i volti, i protagonisti, il nome delle cittadine sconvolte dall’insolita notorietà, ma ne siamo abituati. Giriamo pagina, noncuranti, in cerca di resoconti più lieti. Ma, stavolta, il discorso è ben diverso.

Questi due atti di violenza si sono consumati grazie al’intervento negativo della realtà mediata che, con i suoi pixel colorati, rende tutto straordinario. L’immagine che ne segue, è quella di un’Italia provinciale e impreparata, del tutto priva di una consapevole cultura digitale e pericolosamente in balia del mezzo tecnologico.

La grande ipocrisia

Il primo punto che vale la pena analizzare ha a che vedere che la onnipresente ipocrisia umana. La croce che l’opinione pubblica getta addosso alle due vittime di questa storia, la povera Tiziana e la minorenne di Rimini, riguarda un giudizio morale assai inconsistente.

La 31enne napoletana è accusata di essere un’esibizionista, (una ‘vacca’ secondo il cattolico Francesco Capozza). Il suo è stato un errore banale, un gioco erotico a cu partecipano, ogni giorno, migliaia di italiani. Nel mio libro ‘Scopapp – Amore e sesso online‘ spiego il fenomeno del sexting: l’invio di foto e video amatoriali tramite WhatsApp. Nonostante le oltre 30 mila parrocchie sparse sul territorio nazionale, l’Italia è un paese di scambisti, guardoni e, ovviamente, esibizionisti. Passare dei contenuti erotici con lo smartphone è una prassi anche per giovani coppie divise da chilometri di distanza. L’accanimento contro la ragazza è il semplice frutto di un paese bigotto e retrogrado. Da noi, appena il 35% delle famiglie ha internet in casa (siamo 22esimi in Europa). Il popolo non ha la capacità per comprendere che, anche nell’era digitale, vengono mantenuti vizi e peccati di sempre.

Altra ondata di ipocrisia per quanto riguarda la vittima di Rimini, condannata dall’opinione pubblica per l’abuso di alcolici e, forse, droghe. Nella totalità di discoteche e locali notturni italiani si consumano regolarmente stupefacenti e liquori di ogni tipo e colore. Ma non necessariamente tutte le ragazze che alzano il gomito subiscono violenza. Lo stupro è un crimine e, come tale, imprevedibile.

La grande ipocrisia

L’unica vera colpa

Se desideriamo provare la colpevolezza delle due ragazze, bisogna parlare esclusivamente del loro approccio al mondo digitale e reale.

Tiziana si è fidata di amicizie poco solide, per esibizionismo o semplice adrenalina, partecipando a un gioco di cui non conosceva le regole. Ogni volta che condividiamo una foto o un video attraverso il mezzo tecnologico, automaticamente perdiamo il controllo su di esso. I contenuti proiettati nella rete cessano di appartenerci nominalmente e entrano in un gioco di specchi che possono riflettere la nostra immagine all’infinito. La sua colpa non è stata quella di girare un filmino erotico con il fidanzato, peraltro un passatempo che molti italiani dimostrano di avere, come dimostra il proliferare di siti web per scambisti.

Piuttosto non aveva gli strumenti cognitivi per comprendere e prevedere il pericolo della condivisione di tale video. Ha agito in modo inconsapevole, con approssimazione ed incoscienza. Al pari di altri milioni di giovani che, proprio mentre scrivo, stanno scambiando foto su Facebook, Telegram o WhatsApp con persone appena conosciute online.

La minorenne di Rimini è vittima di un altro tipo superficialità. Diciassette anni possono sembrare pochi o molti, ognuno è libero di giudicare. Ciò che sorprende è come, ancora nel 2016, la famiglia non sia capace di costruire consapevolezza attraverso la trasmissione di valori e il racconto.

La cultura non è solo quella dei libri, ne esiste anche un’altra. Mi riferisco alla cultura della strada, della notte, dei passatempi, del sesso e del bere. I giovani escono e si divertono come e più dei propri genitori che scelgono di non condividere le informazioni della propria esperienza. lanciando la prole nelle fauci della vita vera, contro cui finiscono per sbattere, miseramente.

L'unica vera colpa

Il distacco dalla realtà

Esibizionismo, ipocrisia, mancanza di cultura digitale e scarsa trasmissione parentale delle informazioni. Esiste un ulteriore elemento su cui vale aprire un piccolo spunto di riflessione.

La società post-moderna in cui viviamo, oggi è divenuta talmente complessa, che gli individui devono investire notevoli risorse cognitive per interpretarla. Bombardamento informativo, proliferazione audiovisiva, gigantismo mediatico. Il nostro cervello, i nostri occhi, sono perennemente occupati a sfogliare dati, contenuti, testi dinamici. Si calcola che, in media, controlliamo il nostro smartphone circa 80 volte al giorno.

Tutto è confuso, eccessivo, complicato. Per poterci relazionare con questa infinità di materiale, automaticamente ci rifugiamo nella realtà rappresentata. Video, prevalentemente, che riassumono in modo rapido tutto e che non richiedono nessun tipo di partecipazione attiva. Nei prossimi 10 anni, il 70% del materiale online sarà costituito da materiale audiovisivo. Leggeremo sempre meno, mentre la visualizzazione delle clip schizzerà alle stelle. Questa abitudine a nutrire la nostra mente ricorrendo solo alla tecnologia, ci obbliga a trovare un equilibrio con il vissuto, per non perdere il contatto con la realtà. In Giappone è ben noto il fenomeno degli Hikikomori, giovani che abbandonano la vita sociale, per vivere in casa e utilizzare la connessione Internet per interagire con il mondo.

Spettatori inerti

Ciò che è successo a Rimini, con le amiche che hanno preferito filmare l’amica piuttosto che intervenire e impedire lo stupro, è sintomatico di una scelta che le giovani hanno realizzato a livello inconscio.

Il video è lo strumento attraverso cui la realtà diventa vera. Senza un’adeguata cultura digitale e preparazione, ai giovani è stata concessa una tecnologia che ha preso il posto della trasmissione dialogica dei valori, sostituendo il virtuale al reale. Un fatto, un episodio, un elemento culturale o artistico, esiste ed è vero solo se appare in video sul loro touchscreen.

La decisione di registrare quel maledetto video dimostra che le ragazze si sentono spettatrici della vita e non protagoniste di essa. Si comportano come audience, un pubblico passivo, seduto e assolutamente incapace di agire. Per questo non hanno fermato lo stupratore. Il loro cervello non è in grado di interpretare il vissuto reale e, come conseguenza, è inibito a suggerire reazioni e comportamenti.

Educazione digitale

Educazione digitale

Le due tragiche vicende possono rappresentare, per l’Italia, un punto di svolta nell’affrontare lo tsunami tecnologico che ci ha colpito tutti.

Compito di una democrazia non è solo quello di fornire solo gli strumenti tecnologici al paese, ma anche le conoscenze teoriche e pratiche che ne consentano una fruizione consapevole. È dunque necessario aprire un dibattito che possa portare allo sviluppo di una nuova educazione digitale, libera, accesibile e costantemente aggiornata.

Sfortunatamente, tale compito non può essere delegato alla famiglia, troppo inadeguata e lenta nel percepire le dinamiche di innovazione costantemente in atto. È auspicabile che la scuola possa ricoprire con successo questo compito. Non solo grazie alle sue capacità e disponibilità logistiche, quanto soprattutto sfruttando un nuovo ruolo di contenitore culturale e sociale che può richiamare, attorno a sé, la partecipazione di esperti e professionisti del mondo delle nuove tecnologie.

L’unico percorso possibile per tutelare la sicurezza nostra e delle nuove generazioni.

Educare al digitale

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *