La dolcezza nell’addio discreto dei grandi

Di pubblicato su Parliamone il 28/07/2015
La dolcezza nell'addio discreto dei grandi

Pochi giorni fa ci ha lasciati lo scrittore genovese Sebastiano Vassalli. Senza fare rumore, quasi in silenzio, come la maggior parte dei grandi uomini.

Genovese di nascita, piemontese d’adozione, Sebastiano Vassalli si è spento il 24 luglio a 73 anni.

Molti di noi, trafficanti di parole, siamo legati alla produzione letteraria di questo grande autore, protagonista assoluto della letteratura italiana contemporanea.

Il suo punto di vista attento e diretto, mai superficiale né presuntuoso, sulla società italiana, permette da sempre ai suoi lettori di sfogliare molte delle contraddizioni del Paese Italia proprio attingendo da elementi noti della realtà, raccontati con poesia e uno stile pienamente riconoscibile.

La scomparsa dell’autore de “La chimera” mi ha colto di sorpresa: sapevo che, dopo la candidatura al premio Nobel a maggio, avrebbe dovuto ritirare il premio Campiello tra poche settimane.

Vassalli se ne va, come molti grandi illustri, in punta di piedi. Senza disturbare, senza clamori, senza documentari né tertullie televisive, senza scandali, rancori, pettegolezze e falsi amici.

Purtroppo, la maggior parte degli italiani sa poco o nulla di lui. E a volte la morte può aiutare a ravvivare la fiamma della curiosità, come spesso accade, quando le editoriali iniziano a sfornare raccolte e edizioni speciali dei vari Best Sellers.

Il punto però è un altro.

Colpisce la grande discrezione dell’addio di questi personaggi illustri. Vassalli appare legittimamente superiore a noialtri, ancora una volta, per la semplicità del suo addio.

La morte spaventa, terrorizza, è triste, macabra, sempre innecessaria e troppo prematura, anche se si hanno 73 anni.

Però il peso e il valore assoluto di una persona si misura nel tono di chi racconta di lui. E fa piacere ritrovare la medesima semplicità in coloro che, pochi ad averlo conosciuto e letto davvero, ora lo ricordano.

Sono grandi penne del giornalismo italiano, unici capaci di disegnare attorno allo scrittore, un degno memoriale, a volte critico, a volte tremendamente coinvolgente.

Poche righe inutili, forse, le mie.

Un piccolo omaggio all’integrità di un personaggio illustre della nostra cultura italiana, calpestata quotidianamente e offuscata dal rumore inutile di giocolieri, viandanti e ballerine che distolgono l’attenzione da chi davvero merita attenzione, rispetto, elogio ed ammirazione.

Una confusione finalmente interrotta dal silenzio. Dalla dolcezza di un ultimo saluto. Purtroppo, quello di un altro malinconico addio.

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