La violenza sulle donne, ovvero la fine dell’uomo

Di pubblicato su Parliamone il 26/11/2013
La violenza sulle donne, ovvero la fine dell’uomo

Osservare la gente, le persone in strada, anche per brevi momenti è assolutamente istruttivo. Non mi dedico quasi per nulla a questa attività, però tra una camminata frettolosa nel freddo mattutino o seduto, mentre consumo rapidamente la mia banale spremuta di arance, approfitto degli insegnamenti che gli altri, loro malgrado, mi regalano indirettamente con gesti, sguardi e semplici frasi.

Oggi, una signora, commentando un ennesimo atto di violenza perpetuato da un marito nei confronti della giovane compagna, esclamò, passandomi il quotidiano: “Povera ragazza, l’amore proprio non esiste…”.

Il suo punto di vista, benevolo, considera automaticamente come naturale il sacrificio della parte debole della coppia, la moglie, spesso obbligata, proprio per amore (verso il coniuge o i figli) ad accettare vessazioni e violenze, difendendo le calde fiamme del fuoco famigliare.

Troppo facile la posizione dell’uomo che sbatte la porta e se ne va al bar o a casa dell’amichetta: le mogli hanno spesso una casa e una prole di cui prendersi cura.

E adesso anche un lavoro. Che ironia: l’emancipazione del gentil sesso si sta rivelando pericolosa, per una concomitante perdita di peso del maschio nella società post-moderna. Il perché delle violenze va cercata, quindi, nella perdita di importanza del maschio che non è più fondamentale, come prima.

Lontano dal suo ruolo centrale, unico, pubblico, riconosciuto e credibile, oggi l’uomo è povero, disorientato, costretto suo malgrado a chiedere aiuto proprio a colei che è sempre stato abituato a emarginare.

Lei, donna, più flessibile e disposta al sacrificio ha dimostrato una migliore capacità di adattamento all’attuale crisi, reinventandosi in mille maniere e professioni. Una donna che lavora, cucina, si occupa dei figli (oltre a farli, cosa che non va mai dimenticata) e capace di portare i soldi a casa, innesta dei meccanismi viscerali che rompono l’equilibrio classico della coppia.

E allora all’uomo, per comunicare il suo disagio, resta solo il linguaggio più naturale e primitivo: la violenza.

Perché allora scrivo ‘la fine dell’uomo’? Un uomo all’apice del successo, un maschio vincente una donna non la sfiora nemmeno con una rosa, anzi, ambisce a lei offrendole tutto e di più.

Colui che è svuotato, a cui hanno stuprato i sogni, vessato e impoverito culturalmente, perde, con il lavoro, il suo ruolo nella famiglia e nella società.

Del combattente galantuomo del passato, paladino e principe azzurro dimenticato, rimane solo la forza bruta, che oggi viene rivolta senza criterio né limiti verso colei che si crede nemica. Una violenza becera, inutile, ingiustificata e imperdonabile.

Un commento

  1. Nino Rossi

    19/07/2015 at 04:03

    Per alcuni reati ci dovrebbe essere l’ergastolo diretto. Ma come si fa ad alzare le mani su una donna? Vabbè magari si ha anche ragione, in caso di tradimento, ma le colpe sono comunque di tutti e due.

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