Lo sport può diventare una droga?

Di pubblicato su Parliamone il 17/07/2015
Lo sport può diventare una droga

Chi ha detto che fare sport fa bene? Dopo circa 25 anni di attività sportiva, personalmente posso assicurarvi che tale affermazione oltre che essere superficiale, è assolutamente infondata.

Nuoto, basket, pallavolo, sci, calcio, equitazione, windsurf, sub… Lo sport rappresenta gran parte della mia vita ma inevitabilmente tale passione ha lasciato dei segni indelebili sul mio corpo. Lussazioni, fratture, lividi, calcificazioni e traumi non del tutto risolti… E non sono un professionista, quindi immaginatevi personaggi come il povero Batistuta, che fino a pochi mesi fa non riusciva più nemmeno a camminare!

Ebbene lo sport fa male, malissimo, sopratutto in un paese come l’Italia dove, solo da pochi anni, si è iniziato a curare elementi come la preparazione fisica e la prevenzione nelle scuole. Parliamo di attività che tendono a logorare articolazioni e giunture del nostro corpo, sottoponendo a dura prova il nostro organismo, in molti casi, senza una adeguata supervisione medica, proprio per l’errore di pensare che un atleta sia sano a prescindere.

Ma lo sport può soprattutto diventare una droga. Qualcuno conoscerà già il termine Runner’s High (sballo del corridore) riscontrato in sport aerobici come il ciclismo. Sotto sforzo prolungato, l’organismo rilascia una dose massiccia di endorfine che danno assuefazione e provocano, quindi, situazioni simile alla dipendenza.

Nella società occidentale, però, lo sport come droga va più considerato in un discorso legato maggiormente ad un fattore estetico e meno agonistico. Il moderno metrosessuale riempe ormai da anni le palestre con un’assidua frequentazione, spessa quotidiana: la sua droga è il risultato estetico del sollevare pesi, ovvero l’incapacità di rimanere un giorno a casa senza bruciare grassi.

Incredibile ma vero: siamo riusciti a rovinare anche lo sport. Esistono esempi lampanti di questo: conosco personalmente ragazzi trentenni capaci di alzarsi la domenica alle cinque per correre una quarantina di chilometri in bicicletta, e sono i primi ad ammettere che nono possono vivere senza.

Con il tempo mi sono però reso conto di una cosa. In generale, non sempre, le persone più sport addicted sono quelle che hanno raggiunto un livello di istruzione meno elevato. Credo di poter dire quindi, con buona approssimazione, che tanta smisurata dedizione all’attività sportiva dipenda dalla voglia di colmare un qualche gap con gli altri, affermando la propria identità di persona attraverso lo sport che, agli occhi di tutti, è una attività sana, riconoscibile e quindi, nobile.

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