Il panda è salvo, ma solo perché ci piace

Di pubblicato su Parliamone il 06/09/2016
Il panda è salvo, ma solo perché ci piace

Il panda gigante non è più a rischio estinzione ma molti altri animali non avranno la stessa fortuna per la sola colpa di essere meno popolari e gradevoli.

“Mentre salviamo al simpatico panda, lasciamo morire gli animali che ci piacciono meno”. Questo è il commento che riassume la notizia, pubblicata oggi 5 di settembre, che saluta un importante successo per il regno animale. Il panda gigante non è più in pericolo di estinzione ed è stato depennato dall’elenco degli animali a rischio, inseriti nella Red List dello IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

Durante oltre trent’anni, gli organismi internazionali sin sono mobilitati per garan
tire progenie a questo simpatico mammifero originario dei monti cinesi del Sichuan. La coscienza globale dell’uomo moderno è riuscita a salvare questo amorevole peluche, così emblematico da divenire il simbolo del WWF già nel lontano 1961, anno di fondazione del maggior movimento ambientalista non governativo.

Loghi del WWF nella storia

Un risultato eccezionale, encomiabile ed è il riflesso di una nuova cultura dell’ambiente che si sta diffondendo, anche e soprattutto tra i più giovani. La salvaguardia e protezione della natura e delle specie animali è una priorità per molte ONG e associazioni che lavorano assiduamente, ogni giorno, in ogni angolo del pianeta, spesso con risorse limitate e osteggiate dall’autorità governativa locale.

Il panda è salvo. Perché piace.

Ma il successo di questo simpatico peluche vivente nasconde una scelta, per certi versi discriminatoria, del genere umano. L’autoproclamato e autoreferenziale padrone del mondo ha salvato un animale che piace, gradevole, innocuo.

L’aspetto gioca un ruolo chiave nel risvegliare la nostra sensibilità e che ci spinge a proteggere determinate specie, a discapito di altre. Lo stesso WWF da anni ha effettuato una vera e propria scelta di campo, lasciando poco spazio a serpenti, rane e pesci buffi o strani che non hanno il diritto di essere presentati da Piero Angela. Al contrario, i grandi primati, al pari di elefanti, rinoceronti e felini vari godono costantemente di una grande attenzione mediatica.

Sindrome da zoo ed ecosistema

L’avventuriero occidentale, vestito da Crocodile Dundee, ama circondarsi di animali esotici a patto che siano esteticamente gradevoli. Cresciamo in una società che proietta l’immagine di una natura servile, a disposizione e subordinata all’uomo. Un ‘effetto zoo‘ che riduce l’importanza e il ruolo di intere specie per la sopravvivenza dell’intero pianeta. Ogni animale serve, ogni specie è insostituibile e approfitto per ribadirlo con voce nitida.

E’ poco probabile che abbiate sentito parlare della rana Morelet. Ebbene, si trova in pericolo di estinzione da anni, ma non appare sui giornali semplicemente perché non possiede né una folta pelliccia bianca né un aspetto coccoloso. Eppure è fondamentale per il corretto funzionamento dell’ecosistema.

La rana Morelet

La rana Morelet (foto di Walter Rodriguez)

Il New York Magazine ha commentato la fine della Operazione Panda affermando che è dovuta al fatto che l’animale “appare come un bambino, tenero, indifeso” e ricorda la nostra propensione naturale a preferire cani e gatti piuttosto che corvi o polipi. Il problema riguarda anche la sfera culturale. TV e riviste abituano i propri pubblici a un certo tipo di immagini e contenuti che diventano famigliari, riducendo il nostro interesse a documentarci su qualcosa di diverso. Secondo l’Università di Pretoria, in Sudafrica, appena uno studente su sei cerca notizie su specie animali non famose in via di estinzione.

Un’arca di Noè esclusiva

Ovviamente ci sono delle attenuanti: con circa 20 mila specie in pericolo sulla Terra, occorre scegliere. Soprattutto perché, in una realtà dove è complicato ottenere sovvenzioni e finanziamenti, il musetto di un animale carino si trasforma nel miglior strumento di marketing possibile. E il WWF è abilissimo nello sfruttare il richiamo emotivo con campagne che vedono, como protagonisti, per esempio candide foche o docili delfini.

Le percentuali di successo di una campagna per il salvataggio di un animale o specie è direttamente proporzionale al suo appeal commerciale. Dalla sua popolarità, dalla capacità di sensibilizzare l’opinione pubblica dipendono posti di lavoro, aiuti, donazioni, turismo ecologico, vendita di merchandising, investimenti e progetti di ricerca universitaria.

Un'arca di Noè esclusiva

Un’arca di Noè esclusiva

L’ordine dei fattori che attualmente l’uomo segue:

  1. Popolarità
  2. Economicità/Facilità
  3. Ritorno commerciale

La lotta all’estinzione, però, dovrebbe partire da altre basi:

  1. Importanza nell’ecosistema di riferimento
  2. Fattibilitè e tipo di investimenti
  3. Popolarità

L’habitat è la chiave

Ma purtroppo non basta invertire l’ordine di priorità dei fattori di intervento per ottenere sempre risultati positivi. Un esempio è dato dal gorilla beringei (o orientale). Il più grande primate esistente é in via di estinzione ormai da tempo.

Gorilla Beringei, in via di estinzione

Gorilla Beringei, in via di estinzione

Per poter salvare loro e altre specie, occorre aggiornare il nostro punto di vista e spostarlo dal singolo animale all’ambiente che lo circonda. Solamente attraverso un intervento mirato e duraturo a livello di habitat, sarà possibile restituire normalità alla natura ed ai suoi figli. Un discorso che sembra paradossale, in un mondo in cui non riusciamo nemmeno a salvare noi stessi.

Forse l’estinzione è la fine che ci attende, ma non possiamo illuderci di salvare la pelle a discapito della natura perché siamo parte di essa. Il nostro destino dipende da lei, dalla salvaguardia dell’ambiente e degli animali, dal suo stato di salute. Apparteniamo e dipendiamo da lei: oggi, domani e sempre.

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