Perché celebriamo gli eroi dannati?

Di pubblicato su Parliamone il 23/07/2015
Perché celebriamo gli eroi dannati?

Quattro anni fa Amy Winehouse, una delle più belle voci della musica moderna, moriva per droga. Ma come mai amiamo celebrare gli eroi dannati?

La cantante britannica Amy Winehouse, compianta e indimenticabile, famosa per un timbro di voce unico, suadente e creato da Dio per accompagnare, in modo impeccabile, le musiche jazz, soul e r’n’b, entrò nel famigerato Club 27 appena quattro anni fa.

Un club tragicamente speciale, con alcuni degli artisti più influenti della cosiddetta musica moderna (o popolare), come per esempio, citando i più famosi, Brian Jones (1969), Jimi Hendrix (1970), Janis Joplin (1970), Jim Morrison (1971) e Kurt Cobain (1994).

Artisti, donne e uomini, giovani, giovanissimi con un talento e una personalità speciali, unici, maledetti a tal punto da diventare, proprio grazie alla morte prematura, leggende.

Ripensando alla giovane Amy, non posso che soffermarmi a ragionare sul perché noi, comuni mortali, amiamo idolatrare l’eccesso, l’eroe dannato, la sconfitta dell’uomo sulla vita ed i suoi vizi.

A settembre verrà presentato un documentario sulla voce di Rehab, la continuazione di una glorificazione mercificata a suon di quattrini studiata a tavolino e pianificata da familiari, agenti, case discografiche. Si cerca di sfruttare ogni elemento di queste storie tragiche, giocando sul sentimento di persone disposte a tutto pur di mantenere viva la leggenda.

Viviamo ogni giorno della stessa forma, facendo le stesse cose, mai un’emozione, mai una novità degna di nota. Ecco allora che la nostra proiezione della vita diventa sogno, aspettativa frustrata che può reincarnarsi facilmente in questo o quel cantante, libero e dannato, così diverso dal nostro io normale però perfetto per diventare l’ombra del nostro desiderio.

Ecco allora che anche Amy Winehouse viene sollevata a livello di divinità, circondata nel suo sarcofago da fan affamati di ogni minima briciola che ancora è possibile masticare di quella leggenda.

Così come i cristiani cercano la redenzione e il contatto con l’aldilà masticando il corpo di Cristo, per farlo proprio, interiore, intimo, così il pubblico ed i fan si nutrono del sogno di altri, artisti dannati, a cui tutto è permesso e che, a differenza nostra, sono poi gli unici a pagare (con la propria vita) il lusso, l’eccesso, le droghe, gli sballi.

Spesso soli, abbandonati, tristi. Ma questo lato non piace ai tabloid ed ecco allora che la profezia della fama continua a rigenerarsi sotto la luce dell’unico punto di vista positivo, della giovinezza, del messaggio artistico, del segno lasciato nel mondo.

Un’immortalità fittizia che esiste solo nella mente di chi può ricordare. Ma è proprio questo ricordo di eroi dannati che ci spinge a sopportare la nostra quotidianità. Celebrare loro significa celebrare la nostra parte più libera e irriverente e, quindi, celebrare i nostri errori, vizi e difetti.

Celebrare noi stessi.

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