Perché giudichiamo gli altri?

Di pubblicato su Parliamone il 24/07/2015
Perché giudichiamo gli altri

È nella natura umana osservare e giudicare le persone che ci circondano. Una consuetudine che non sempre è positiva e che può diventare un serio difetto.

Osservare il prossimo è una delle attività che prediligo. Da sempre amo studiare l’essere umano, i suoi difetti, le sue dinamiche interne ed esterne, cercando di interpretare e imparare dagli scambi comunicativi che realizza con gli altri, l’ambiente esterno e, inconsciamente, con sé stesso.

Il punto di vista dell’osservatore, visto in questo senso, ha sempre una valenza soggettiva ma ogni giudizio rimane privato ed intimoperchè contribuisce a comprendere meglio anche i nostri atteggiamenti.

Proprio nel ragionameno silenzioso individuo una netta crescita personale, frutto della comprensione di sé attraverso la manifestazione degli altri.

Ma perché, allora, amiamo giudicare chi ci cironda, spesso senza cognizione di causa e maleducatamente a voce alta?

La nostra mente è alla continua ricerca di senso, in ogni movimento o azione o scambio comunicativo. Il significato delle cose ci arriva in forma diretta dall’ambiente ma anche attraverso il filtro di altre persone che influiscono necessariamente in quella che è la costruzione dell’io.

È grazie agli altri che abbiamo coscienza della nostra esistenza, sono loro la prova del nostro essere vivi e attivi su questa Terra: sono l’unico specchio reale che ci permette di cercare, individuare e riconoscere elementi distintivi di noi stessi.

Ecco allora che, quando ciò che osserviamo si discosta da ciò che noi siamo (o pensiamo di essere o vogliamo far credere di essere), entra in gioco il meccanismo del giudizio.

Uno strumento semplice (perchè verbale, rapido ed intangibile) che sorge dalla tradizione, dall’abitutine e da canoni sociali e culturali assimilati in tenera età diventando pregiudizio e stereotipo.

Il giudizio è il modo più primitivo per differenziare, categorizzare, ordinare il mondo che vediamo attorno a noi, ma anche per differenziarci e, probabilmente, sentirci differenti e forse migliori.

Un semplice sistema di autodifesa e autocontrollo psicologico per costruire importanza e autostima, non agli occhi degli altri, ma dinanzi al nostro stesso sguardo.

Giudichiamo per comunicare il nostro disaccordo, il nostro disappunto.

Il problema è che lo facciamo e continuiamo a farlo perchè ci piace, ci dà sicurezza e poco importa sapere già a priori che il nostro punto di vista che è comunque parziale, incorretto e incorente.

Chi ha la personalità e la capacità di sfuggire alla costante necessità di giudicare gli altri è davvero libero.

Libero perché comprende che anche giudicando gli altri, il suo valore assoluto di essere umano non aumenterà.

Libero perché dimostra di accettare con maturità il suo stato di persona imperfetta e fallibile.

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