Perché i cuochi sono i nuovi eroi?

Di pubblicato su Parliamone il 22/07/2015
Perché i cuochi sono i nuovi eroi

I nostri eroi quotidiani sono oggi cuochi, ballerini, cantanti e VIP nullafacenti. Come mai queste macchiette spopolano su TV, riviste e radio?

Esiste una correlazione molto forte e diretta tra la società, le persone, e la loro contemporanea rappresentazione mediatica. Lo specchio riflesso che le industrie culturali e le nuove tecnologie disegnano su carta, supporti digitali e Internet ultimamente mi sta lasciando parecchio perplesso.

La componente principale dell’amusement moderno, dell’infotainment e dell’intrattenimento più generalista, è ormai quella della passiva osservazione.

Se ci riferiamo alla televisione (ma anche ad Internet e le sue molteplici piattaforme video), lo spettatore/utente preferisce ormai da anni un ruolo di voyeur a cui oggi si accomuna quello della proiezione spettacolare dell’ego.

Sono infatti i programmi di talent show, con protagonisti comuni mortali, ad essere in voga, accanto ai reality con disgraziati appiatiti culturalmente e VIP sgangherati. In questo esiste del comico e grottesco, come nel circo o nell’avanspettacolo del passato.

Però i protagonisti della scena pubblica arrivano al dominio della comunicazione, occupando prime pagine e rotocalchi, direttamente da questi contenitori.

Ecco allora che gli invitati d’eccezione diventano cuochi, ballerini, cantanti: il loro parere, il loro punto di vista, viene pesato sulla stessa bilancia di politici, scienziati, professori e ricercatori.

L’utente medio naviga insomma tra la visione di ricette di cucina e i battibecchi generati dallo pseudo talento di un’umanità ormai culturalmente in ginocchio.

Per molte persone la televisione è l’unico vocabolario, l’unica enciclopedia e fonte di conoscenza accessibile. Se rendiamo eroi personaggi di modesto o parziale spessore culturale, che vanno bene per cucinare e farcire torte, ma non certo per diffondere conoscenza, realizziamo un ulteriore passo indietro nella formazione culturale dell’opinione pubblica. Non cell’ho con i cuochi, o chef: solo dico che il loro posto è in cucina, non in prima serata.

Non solo continuiamo a distrarre, ma lo facciamo cercando sempre stratagemmi più poveri e con la mediocrità di contenuti che atrofizzano la capacità ricettiva di milioni di persone.

Non saranno i cuochi a salvarci, né i cantanti né i famosi a caccia dell’ultima goccia di notorietà residua.

Saranno come sempre altri: ricercatori, medici, professori, imprenditori a cui spetterebbe maggiore spazio, visibilità, attenzione e che con il loro esempio e la pubblicità delle loro azioni, reali e positive, non solo offrirebbero conoscenze ed esperienze reali, ma soprattutto contribuirebbero alla formazione di modelli ed esempi capaci di stuzzciare l’iniziativa di chi guarda.

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