Quando si ribellerà il mondo arabo?

Di pubblicato su Parliamone il 21/07/2015
Quando si ribellerà il mondo arabo?

Abbiamo tutti negli occhi le cruente immagini dell’attentato che ieri, 20 di luglio, ha ferito mortalmente l’enclave curda al confine con la Siria. A pochi metri dalla famigerata Kobane, nella cittadina di Suruc, un kamikaze giovanissimo (18 anni) si fatto esplodere tra i membri della Federazione delle associazioni della gioventù socialista (Sgdf), riuniti nel centro culturale per organizzare la ricostruzione di una delle tantissime zone messe in ginocchio dalla guerra civile siriana e dagli attacchi dell’Isis.

Se è vero che tutto il Medio Oriente è in pieno caos, politico, sociale, culturale e religioso, il sentimento che molti di noi provano è di profonda incredulità.

Tutta la zona che parte dal confine Turco fino praticamente al Marocco, da secoli è in continua lotta contro sé stesso. Terrorismo, integralismo religioso, violenza contro le donne, sono aspetti così radicati nella cultura e nella società araba da divenire, spesso, l’unica forma concepibile di società.

L’immagine che abbiamo del Medio Oriente e del Nord Africa in generale, è quello di macerie, strade impolverate, uomini incappucciati che si divertono a sparare colpi a vanvera con dei vecchi AK-47 e donne col velo.

Non sono condizioni di vita accettabili per nessuno, eppure, piuttosto che cambiare le cose, mettersi a ricostruire, pulire, organizzare una via d’uscita, l’uomo araba continua a galleggiare passivamente nel caos. Sguazzare nell’incertezza ha i suoi vantaggi, perché senza ordine, proliferano i benefici della corruzione, dell’intimidazione politica all’Occidente, del traffico d’armi, tutto perfettamente celato sotto il panno di una religione di cui nessuno ci capisce nulla. L’Islam è l’unico credo cangiante e mutevole, modificabile a piacimento. Per ogni imam che dice una cosa, ne troviamo dieci che affermano il contrario.

Grazie alle situazioni di disagio riesce a sviluppare precise campagne di proselitismo, grazie alla mancanza di infrastrutture il compito di seminare il virus dell’odio contro l’Occidente è semplice e diventa quasi pedagogico così come la schiavitù del genere femminile è garanzia di controllo sulle nuove generazioni.

Ma come mai gli arabi non si ribellano?

In Europa abbiamo vissuto secoli bui pieni di rivoluzioni, guerre (una durò persino cento anni), lotte fratricide, terrore e violenza in quantità. Un percorso insanguinato che, nel bene e nel male, arrivò a un punto tale da divenire propedeutico per un cambio che si è tradotto in circa 70 anni di pace (eccezion fatta per la dittatura spagnola, durata fino al 1975).

Il valore della vita, della pace, della convivenza pacifica, sono da tempo interiorizzati in tutti gli abitanti del Vecchio Continente come aberrazione collettiva rispetto alle violenze folli, pazzesche del passato, quel limite che si è toccato con la Rivoluzione Francese, con le Guerre d’Indipendenza e i due conflitti mondiali.

Al contrario, il mondo arabo continua a preferir sguazzare nella melma dell’odio. Ci si ammazza tra cugini della stessa tribù per colpa di sfumature religiose quantomai questionabili, superficiali e completamente inutili e superflue rispetto al valore di una semplice vita.

Si critica l’Occidente, a cui praticamente si dà la colpa di tutto, in modo esagerato e inspiegabile (le ferite del colonialismo esistono ancora ma non giustificano l’autolesionismo interno alla comunità araba) e non si fa mai realmente nulla per migliorare le cose.

Le associazioni umanitarie maggiormente attive sono quelle occidentali, così come gli aiuti o i medici inviati nei campi profughi sparsi dallo Yemen alla Palestina.

Non esiste un corrente pacifica che punti ad un cambiamento radicale, che alzi la voce contro l’abuso delle armi, la violenza sulle donne e il paradosso religioso che attanaglia queste comunità umane vittime di sé stesse. Non è possibile fermare l’integralismo religioso se continuate a lapidare le donne e a sgozzare persone in tutto e per tutto simili a voi. Siamo tutti esseri umani e non esiste nessun popolo eletto e nessuna religione migliore.

La grande differenza è che l’Europa insanguinata del passato ha saputo trarre insegnamento dai suoi morti per erigere una base di democrazia: nel mondo arabo tutto ciò è completamente assente. La violenza partorisce nuova e peggiore violenza. Viene da chiedersi come mai nemmeno le nuove generazioni riescano a emanciparsi da questo terrorismo anacronistico, infondato, privo di senso e, soprattutto, fratricida.

Finché siriani, iraniani, yemeniti e tutti gli altri non prenderanno coscienza che il cambio dipende esclusivamente dalla loro volontà, il futuro è in balia del primo sceicco impazzito che abbia abbastanza soldi per corrompere e distribuire armi, offrendo cibo e donne a eserciti di ragazzi ignoranti e culturalmente fermi all’età del bronzo.

Anche noi abbiamo avuto i nostri morti, i nostri terroristi, le nostre profonde tragedie umane. Ma ci siamo evoluti, siamo cambiati e, in parte, siamo cresciuti come civiltà e persone.

Se il mondo arabo si aspetta che sia l’Occidente a risolvere i suoi problemi, ciò porterà solo verso un ennesimo scontro culturale. Non a caso la triste sorpresa di questi ultimi mesi non è stata la nascita e l’affermazione dell’Isis, quanto piuttosto il fatto che non esista nessun movimento arabo unitario e contrario a questa ondata genocida. Sono tante le ombre della complicità, la mancanza di un’unità di intenti… La tanto celebrata solidarietà musulmana è caduta frantumata in mille pezzi quando i mercenari dell’Isis sono entrati in Siria. Ognuno pensa ai propri interessi, come in Occidente: non siamo poi così diversi.

Nessun nuovo Maometto è sorto per riportare la pace tra i propri fratelli e mentre evaporano intere città, si spara nelle piazze e le madri restano senza latte dal Medio Oriente fino alla Nigeria, ancora non è chiaro da che parte stia Allah, che cambia banda a seconda delle zone.

Siamo nel 2015: l’uomo è andato sulla Luna 46 anni fa, sappiamo che in cielo ci sono nuvole e, finora, non è mai risorto nessuno. Nemmeno su Plutone c’è traccia di Dio.

Arabi e musulmani, radicali o moderati, se tenete al vostro futuro e a quello dei vostri figli, liberatevi dal giogo della tradizione e dalla menzogna religiosa. Mantenete i valori ma non l’ideologia e pensate, riflettete, maturate, ribellatevi a questa realtà insensata. Solo allora potrete costruire un percorso di pace e libertà. Per voi, non per noi. Il primo passo è con voi stessi, con le vostre famiglie, con vostra moglie.

Se continuate a comportarvi come all’epoca del profeta, continuerete ad ottenere sempre lo stesso risultato: odio, violenza, morte. E saranno sempre i più deboli a pagare. Perché chi ha i soldi fugge e se la spassa in Occidente.

Guardatevi bene attorno, i vostri veri nemici sono molto più vicini di quanto crediate.

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