Quant’è brutta la mattina

Di pubblicato su Parliamone il 25/11/2013
Quant’è brutta la mattina

Il grigiore del lunedì mattina è insopportabile. Dormire è una delle cose migliori al mondo e una attività in cui, sin da bambino, mi sono distinto.

Il riposo, l’immergersi in calde coperte anticamera del sogno, con il letto trasformato in fantastico stargate aperto verso il ‘tutto possibile’.

Dormire, sognare: un viaggio, un trip virtuale gratuito che ci consente di essere finalmente noi stessi, liberi dal corpo, dal fisico, dal giudizio degli altri, alianti leggeri in un universo parallelo dove anche la cosa più assurda ha un suo senso. Poi suona la sveglia.

Una volta e un’altra ancora.

Finché chi con noi condivide il talamo impreca, facendoci notare che l’allarme sta suonando da venticinque minuti: è ora d’alzarsi. Un rapido lavaggio, vestiti indossati frettolosamente un po’ a casaccio, una colazione consumata tra corridoio e ascensore eppoi il muro di freddo che ci penetra fin dentro le ossa appena il piede destro si appoggia sul marciapiede.

E per strada, alle sette e mezzo di un lunedì qualsiasi, lo spettacolo che ci circonda è davvero deprimente.

Gente mal vestita, infreddolita, scura in volto, silenziosa, ombre sfuggenti che cercano di nascondersi dentro giacche e impermeabili sbiaditi, con gli occhi semichiusi. Ad ogni modo è finita, bisogna tornare a produrre, dice il sistema.

Non ci si saluta, l’unica comunicazione che riempie l’aria è fatta di pochi, rapidi insulti gridati contro i finestrini delle nostre macchine chiuse, in coda perenne ad un incrocio dove una povera mamma, forse divorziata, è impegnata in una dura negoziazione con i propri bambini che, ancora una volta, le cercano tutte pur di evitare l’infernale scuola.

Ho sempre guardato con sospetto coloro che dimostrano facilità nello svegliarsi di mattina, reputandole persone poco simpatiche o, per dirlo con un complimento, troppo serie.

Quelli che si alzano alle 6 anche se entrano in ufficio alle 10, che sabato e domenica passeggiano nel parco cittadino quando il 99,9% della popolazione ronfa che è una bellezza. Devono essere, anzi, sono sicuramente alieni, essendo gente diverse da me, quindi, estranei e strani.

Nessuno mai potrà convincermi della bellezza né dell’utilità della maledetta e antipatica mattina, ho sempre lottato contro di essa. Sono arrivato in ritardo persino al mio battesimo ed è evidente che l’astio verso tutto ciò che esiste prima delle ore 12 è congenito, ben scolpito nel DNA.

Già la parola mattina è fredda e acida, come zitella, rispetto a ‘mezzogiorno’ o ‘pomeriggio’ non c’è paragone. Suoni più rotondi, pronunciati con la bocca piena, parole lunghe, corpose che ricordano tempo infinito, ampio, largo e giocoso, quasi simpatico.

Il sole acquista forza e l’aria calore, si notano i primi sorrisi sul volto delle persone, la luce è più rossa, adesso si posso svegliarmi.

Odio la mattina. Anzi, odio tutte le mattine del mondo.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *