Roma, ecco chi vincerà le elezioni comunali 2016

Di pubblicato su Parliamone il 03/06/2016
Roma, ecco chi vincerà le elezioni comunali 2016

Raggi, Giachetti, Meloni o Marchini? Il futuro di Roma è già segnato: molti cittadini conoscono già il vero nome del nuovo, trentaquattresimo sindaco.

Il 16 aprile 1871, come primo cittadino della Capitale del Regno d’Italia, si insediava Francesco Rospigliosi Pallavicini. Sono passati 145 anni e, da allora, in Campidoglio si sono susseguiti 33 sindaci con il solo Salvatore Rebecchini (DC) capace di mantenersi in poltrona per quasi dieci anni.

Fino agli Anni Novanta, l’avventura come sindaco romano rappresentava un tragitto di pochi mesi: eccezion fatta del già citato Rebecchini, i 13 sindaci nominati dal Consiglio comunale (1946-1993) ebbero una durata media di un anno e dieci mesi. Solamente i primi cittadini dell’era moderna (dal 93 ad oggi), Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino hanno dimostrato maggiore durevolezza, considerando anche all’aiuto indiretto di ben 3 Commissari Straordinari, nell’ordine Enzo Mosino, Mario Morcone e l’attuale Francesco Paolo Tronca.

Giornali, tv e radio si stanno sforzando da settimane, mesi, a raccontare la candidatura dei Fantastici Quattro, Raggi, Giachetti, Meloni e Marchini a cui personalmente, come romano in trasferta, avrei difficoltà persino a concedere il voto. Ma il punto non è questo, il problema chiave non si nasconde nei personaggi, nei volti o  apparenti buone intenzioni dei tradizionali ‘programmi’ di partito.

Nessun sindaco ha fatto mai bene a Roma e mai lo farà. Un’affermazione esagerata, superficiale, forse populista?

Legata a doppio nodo da esigenze del governo centrale (il Campidoglio, per anni baluardo della DC, continua ad essere una specie di appendice di Palazzo Chigi) e schiacciata dalla ingerenze del Vaticano, la Città Eterna non ha mai avuto autonomia piena. Le elezioni sono sempre servite per ripianare dispute interne ai partiti sul piano nazionale (come per esempio accade ancora per la pseudo Destra) o riassegnare disposizioni non incastrate a livello di ministri, deputati e sottosegretari. L’elemento più evidente di tale aspetto lo troviamo nella continuità della scelta di candidati assai poco ‘romani’ in senso stretto: sembra incredibile però, dagli Anni Settanta, Roma non è stata capace di crescere e costruire una propria classe dirigente non solamente abile nella gestione della res urbana in senso stretto ma che potesse, allo stesso tempo, rinnovarsi e autodeterminarsi.

Per governare Roma non basta essere critici volenterosi, professionisti coerenti e credibili, entusiasti nostalgici o figli d’arte: senza una coorte creata nel tempo, flessibile, coesa e motivata ogni qualsivoglia intervento, cambio o modifica del decadente status quo romano è destinato al fallimento.

Ciò di cui aveva bisogno e ha bisogno Roma non è di un candidato scelto dai partiti con la complicità di un elettorato pigro, distratto e menefreghista: ma di una coscienza politica (che è anche culturale e soprattutto sociale) finalmente nuova, nel senso di autonoma e autoctona, non piú figlia dei monotoni errori del passato da cui nessuno sembra in grado di imparare. Mai.

Il fallimento del prossimo appuntamento elettorale passa anche dalla configurazione apparentemente progressista di leve che non sono né giovani né legittimate al riformismo costruttivo. Non è l’anagrafe che qualifica il grado di modernità di idee e progetti, quanto la reale predisposizione a staccarsi dalle catene della tradizione e svincolarsi dal controllo dei partiti, che continuano a pianificare a tavolino non le soluzioni ma solo gli strumenti, costituendo teamwork figli di una necessaria ridistribuzione dei poteri.

In tal modo, il controllo sull’eletto è tale da impedire azioni ed opere di una certo peso, obbligando a una gestione che punta esclusivamente a limitare i danni e a non fare peggio della precedente.

Il nuovo sindaco di Roma sarà semplicemente un surrogato dell’anteriore o, per meglio dire, degli anteriori e la sua incidenza sarà del tutto nulla.

Ancora, per la trentaquattresima volta.

2 Comments

  1. Leopoldo

    04/06/2016 at 22:09

    COMUNQUE CI SARA’ DA RIDERE QUANDO LA RAGGI IMPORRA’ CHE NESSUNO ED IN ALCUN CONTESTO (PARTECIPATE INCLUSE), POTRA’ PERCEPIRE PIU’ DI 2500 EURO, AZZERANDO IN DUE ANNI L’INTERO INDEBITAMENTO DELLA CAPITALE!

  2. leo

    06/06/2016 at 14:28

    tutti pazzi per virginia😃

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