Scommesse, un gioco pericoloso

Di pubblicato su Parliamone il 22/07/2015
Scommesse, un gioco pericoloso

Mentre la Guardia di Finanza arresta 41 membri della ‘ndrangheta e sequestra 2 miliardi di euro, vale la pena domandarsi il perché esistano le scommesse.

È una notizia di poche ore fa, quella che mi spinge a fare un breve jot down su un tema particolarmente delicato e odioso allo stesso tempo. Nel pensare, riflettere e individuare i valori connotativi di uno Stato sovrano, rabbrividisco all’idea che l’Italia, come altri paesi, permetta, tuteli e agevoli il pericoloso passatempo delle scommesse (e del gioco d’azzardo in generale).

I volenterosi finanzieri, come si legge su diversi media, hanno buttato all’aria una struttura mafiosa capace di imbastire affari multimilionari attraverso 56 imprese nazionali ed estere, lavorando con l’appoggio di 1500 punti commerciali e circa un centinaio di siti Internet.

Parliamo delle scommesse online, insomma, quella fanghiglia opulenta e schifosa che ha la presunzione e la sfacciataggine di mostrare il suo sudicio volto con pubblicità televisive, radiofoniche e persino sponsorizzando squadre di calcio.

Alcune si mascherano dietro il logotipo o le credienziali di una marca riconoscibile e credibile, la maggior parte nascondono, come questa ultima vicenda dimostra, vere e proprie truffe.

Ma allora, considerando i casinò, le slot machine, i siti online: davvero allo Stato conviene spingere e appoggiare l’azzardo?

Per prima cosa, lo ricordo, ogni persona baciata dal buon senso sa perfettamente che queste attività ‘ludiche’ portano alla rovina, sia economica che personale (psicologica). Non esiste giocatore che non abbia perso milionate a cambio di pochi spiccioli di ricompensa.

Lo Stato, dunque, nell’immodesto tentativo di dimostrare il controllo della situazione, diventa complice consapevole di un nuovo disagio sociale: la dipendenza, l’impoverimento, l’emarginazione sociale sono tutti elementi connessi al gioco.

Tanto più che i famigerati siti online permettono l’anonimato, pericolosissimo: almeno in pubblico si ha o può avere un minimo di pressione sociale. Gli sguardi degli altri, conoscenti che si interessano di uno stato fisico strano… Da casa i pericoli sono ancora maggiori.

Certo, lo Stato ci guadagna. Ma sulle spalle dei più deboli e di intere famiglie.

Mi domando allora: esiste una differenza tra lo Stato che lucra sull’azzardo e le mafie? I metodo sono diversi, ma i risultati purtroppo, sono simili.

Mi immagino i tanti finanzieri o carabinieri o poliziotti che ogni giorno combattono contro questo scempio: il loro dilemma morale deve essere terribile. Combattono la deriva illegale di un qualcosa forzatamente legalizzato. A costi altissimi: perchè è poi la collettività a pagare le conseguenze dei suicidi, dei debiti, degli sfratti, dei fallimenti, delle violenze domestiche per rubare pochi euro con cui scommettere…

Il nostro, poi, è un paese che fa rima con mafia, corruzione, illegalità e mercato nero. Il posto meno indicato per liberalizzare questo tipo di attività, nocive per la salute dell’individuo e per il bene comune.

Bisogna educare il popolo, farlo crescere, dargli opportunità. Non il gioco d’azzardo online, accidenti.

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