Ecco perché il terrorismo islamico è già morto

Di pubblicato su Parliamone il 08/04/2017
Ecco perché il terrorismo islamico è già morto

Attentatori che fuggono senza immolarsi, obiettivi di scarso interesse strategico e mezzi rudimentali sono forse i primi sintomi del declino del terrorismo islamico.

Mese nuovo, nuovo attentato. Dopo quello di marzo a Londra, questa volta sono le strade di Stoccolma ad essere ricoperte di sangue. Ancora una volta, mentre il cuore si rattrista per una sorte che avrebbe potuto toccare a chiunque, la mente si perde tra pensieri discordanti. Da un lato, la nostra natura umana ripudia ogni tipo di violenza, la rifiuta.

Allo stesso tempo, però, cerca in essa un qualche significato, un motivo, forse una giustificazione. Ed ecco allora affiorare i consueti argomenti: la pseudo ideologia religiosa, i piani segreti della CIA, il passato imperialista del malefico Occidente. In molti, viene solleticata la corda della vendetta, i più istintivi si lasciano andare a esclamazioni razziste e sicuramente dettate da una certa superficialità.

Ma, allo stato attuale, vale la pena soffermarsi su una fredda analisi degli accadimenti. Sono proprio i fatti, la recente cronaca raccontata dagli inviati dal paese svedese, che possono offrirci interessanti spunti di riflessione sullo stato attuale del terrorismo jihadista. Gli ultimi tre attentati portati a termine in Europa, a cavallo tra il 2016 e il 2017 (Berlino, Londra e Stoccolma), presentano molti elementi in comune.

Numero delle vittime in netto calo, modus operandi approssimativo e caotico, obiettivi non del tutto strategici e crisi vocazionale dei kamikaze.

Dal 2004, in Europa quasi 70 morti all’anno

En 2017 lo stato attuale del terrorismo islamico

Sono passati 13 anni dal tragico 11 marzo del 2004, quando 6 ordigni confezionati da al-Qaeda esplosero nelle stazioni di Madrid, Atocha, El Pozo e Santa Eugenia. Un bilancio di vittime altissimo che fece tornare tutti, con la mente, all’11 settembre del 2001. Da allora, il terrorismo islamico ha prodotto nel Vecchio Continente (Turchia inclusa) poco meno di 900 vittime. Questi sono stati gli attentati più sanguinosi:

  • 192 morti: Madrid (2004)
  • 130 morti: Parigi (2015)
  • 103 morti: Ankara (2015)
  • 86 morti: Nizza (luglio 2016)
  • 52 morti: Londra (2005)
  • 41 morti: Istanbul (giugno 2016)
  • 32 morti: Bruxelles (marzo 2016)

Numeri che fanno certamente impressione ma che sono sensibilmente superiori a quelli degli attentati più recenti:

  • 5 feriti: Heidingsfeld, Germania (18 luglio 2016)
  • 9 morti: Monaco di Baviera (22 luglio 2016)
  • 1 morto: Reutlingen (24 luglio 2016)
  • 12 feriti: Ansbach (25 luglio 2016)
  • 12 morti: Berlino (19 dicembre 2016)
  • 1 morto: Parigi (18 marzo 2017)
  • 4 morti: Londra (22 marzo 2017)
  • 10 morti: San Pietroburgo (3 aprile 2017)
  • 4 morti: Stoccolma (17 aprile 2017)

Come vediamo, anche se la frequenza degli attentati si sta mantenendo pericolsamente costante, il numero delle vittime è in netto calo. Con gli uomini migliori occupati a combattere in prima linea, è difficile riuscire a reclutare adepti di un certo livello. I nuovi simpatizzanti auto-radicalizzati, sono però poco efficaci, fortunatamente per noi. Più che terroristi, o ‘lupi solitari’, danno l’impressione di essere meri psicopatici a caccia di legittimazione mediatica.

In Europa, il numero delle vittime per terrorismo è assai inferiore a quello provocato dagli incidenti stradali, che sommano ben 120 mila morti all’anno.

Dai commandos ai camion

Da ordigni computerizzati ad armi bianche e camion

Venendo a mancare l’appoggio strumentale e logistico dell’organizzazione centrale (Gruppo Islamico Armato, al-Qaeda, Isis,,,) le risorse su cui i ‘lupi solitari’ possono contare, sono limitate o del tutto nulle. Sebbene l’utilizzo di automobili o camion si sia rivelato, purtroppo, assai efficace, gli ultimi attentati in Francia e Germania sono stati portati a termine in modo assai bizzarro, in alcuni casi usando ascia e machete.

Si ha l’impressione che non si tratti più di un terrorismo islamico organizzato, che risponde a una specifica struttura di comando ben collaudata con militanti formati e ben addestrati. Andiamo verso atti di violenza isolati contro obiettivi di scarsissimo valore strategico.

Gli autori? Gente improvvisata, autoproclamati membri dello Stato Islamico ma che, nella maggior parte dei casi, con questo non hanno alcun contatto. Semplici ribelli senza causa, come dimostrano le bombe carta esplose contro il pullman della squadra di calcio tedesca del Borussia Dortmund.

Europa ferita, ma solo di striscio

La prima difesa siamo noi

L’inefficacia del nuovo terrorismo è dimostrata dal fatto che, in prevalenza, gli attentati più gravi avvengono negli stessi paesi arabi. E’ di poche ore fa la notizia di una esplosione che ha provocato 45 vittime nel nord dell’Egitto. Un ordigno fatto esplodere davanti ad una chiesa copta. Insomma, ancora una volta, arabi che si uccidono tra di loro.

Più che di una minaccia per l’Occidente, il reiterarsi di questi atti mette alla luce una diversa realtà. Quella di una società araba in piena crisi, martoriata internamente da lotte tra clan religiosi e incapace di garantire sicurezza e futuro ai propri figli. Ci si ammazza tra vicini di casa, tra cugini, persino tra persone della stessa fede ma di corrente diversa (su tutti sciitisunniti).

Di fronte a tale assurda violenza, ecco che la minaccia contro l’Europa assume toni minori, assai lontani dalla presunta emergenza che viene pompata dai media. I nostri morti sono ridotti in numero e gli attentati hanno un infimo valore simbolico. Nessun luogo o edificio di interesse politico o istituzionale è stato colpito e, in linea generale, i nostri sistemi di sicurezza funzionano. Pochi giorni fa, a Oslo, è stato scoperto un nuovo ordigno e il presunto attentatore, rapidamente arrestato.

Obiettivi di scarso valore

Un mondo laico immune all'integralismo

Dall’11 settembre 2001, le vita di noi europei è praticamente rimasta invariata. Qualche controllo in più nelle grandi città, una maggiore presenza di polizia e forze dell’ordine. Ma, nonostante la pseudo minaccia invocata (ancora una volta) dai media, i nostri figli continuano ad andare a scuola, fanno sport, si va in vacanza, frequentiamo i locali e trascorriamo piacevoli serate al ristorante con amici e fidanzate.

I terroristi non hanno la capacità logistica e organizzativa per colpire obiettivi di grande valore simbolico. Nella maggior parte dei casi sono costretti e far esplodere le bombe nelle proprie città, ammazzando non occidentali, ma arabi come loro.

Inoltre, la delusione è doppia, da un punto di visto del significato della lotta. Anche se la nostra tradizione religiosa è cristiana, con la presenza di ortodossi, cattolici, calvinisti, protestanti e anglicani, l’Europa è fortemente laica.

E, dalla religione, ci stiamo allontanando sempre di più. La nostra interpretazione della realtà si basa più sulla scienza che sulla Bibbia. Non abbiamo tribunali religiosi e non seguiamo la dottrina o le leggi espresse dai testi sacri. Chiese e aule di catechismo sono sempre più vuote e la messa domenicale ospita sparuti manipoli di pensionati.

Il cittadino europeo si è emancipato dal controllo religioso e ama mettere in discussione l’esistenza della divinità, avendo strumenti logici e cognitivi ben ampi. Colpire una chiesa, come abbiamo visto fare in Egitto, intristisce il nostro cuore. M il dolore è solo per le vite strappate e non tiene conto dell’appartenenza religiosa.

Non siamo crociati, non ci sentiamo tali né vogliamo esserlo. Non siamo disposti a morire per la Chiesa né per nessun’altra religione. Tutte loro, sono semplici sette, costruite su menzogne storiche e utili solo a manipolare le menti ingenue dei semplici.

Un terrorismo che si può combattere

Un terrorismo che si può combattere

Cambiano i soggetti del terrorismo, armi e modus operandi. Se contro gli attentatori del passato, armati di tutto punto, l’uomo comune non aveva alcuna difesa, ebbene ora, contro il nuovo terrorismo ‘fai da te’, le cose cambiano.

La minaccia terroristica è uno dei mali della nostra società violenta e dobbiamo abituarci a convivere con essa. Senza rinunciare alle nostre libertà ma diventantando, anzi, il primo baluardo della loro difesa. Tenere gli occhi aperti, essere meno indifferenti, pigri, distratti e mostrare un po’ di coraggio. Ovvero la volontà di difendere il nostro mondo e le cose che amiamo.

Il terrorismo sfrutta proprio la debolezza di chi, ingenuamente, ancora crede di vivere in un’oasi felice. Siate vigili, consapevoli del pericolo e pronti a reagire. Così come pochi psicopatici possono improvvisarsi attentatori, ogni singolo cittadino europeo deve prendere coscienza di essere, lui stesso, il primo difensore della civilità.

Non siamo crociati e mai lo saremo

Europa ferita, ma solo di striscio

In molti accusano l’Europa di non rispondere, in modo adeguato, agli attentati sofferti sul proprio territorio. Si parla della passività dei Governi, più interessati ad evitare il panico sociale che risolvere il problema alla radice.

Un punto di vista retrogrado e profondamente incoerente. Siamo onesti, le possibilità sono solo due: o si lotta davvero per la pace ad ogni costo o, al contrario, si imbracciano i fucili. Il terrorismo non potrà mai essere sconfitto con la violenza. Proprio l’intervento armato e la rappresaglia foraggiano il fondamentalismo, leggittimando il sacrificio dei suoi falsi martiri.

L’atteggiamento dell’Europa, invece, va appoggiato e condiviso. Stiamo dimostrando di voler ripudiare la violenza e di saper resistere alle provocazioni. Anche a costo di pagare un caro prezzo in vittime e feriti. La nostra vittoria parte proprio da qui: all’odio, alla violenza, rispondiamo con la pace. E il terrorismo va in tilt.

Faccio il kamikaze, anzi no

Il kamikaze non va più di moda

Dinanzi al non intervento europeo, il terrorismo viene messo dinanzi alle proprie contraddizioni. Un aspetto che appare evidente nella crisi vocazionale dei kamikaze.

Negli ultimi due anni, solamente in una occasione l’Europa è stata vittima di un attentato suicida. Ad Ansbach, Germania, il 25 luglio 2016 un attentatore si è fatto saltare in aria vicino a un festival musicale, ferendo 12 persone, ma senza provocare morti. Un cambio di rotta da parte dei ‘lupi solitari’ in cui è possibile distinguere due elementi molto interessanti.

Anzitutto, le organizzazioni jihadiste dimostrano di non avere più il controllo totale dei propri adepti. In secondo luogo, i terroristi ‘fai da te’ assegnano un nuovo valore alle proprie vite. Accettano di punire il malefico Occidente ma senza rimetterci la pelle. Insomma, propaganda e ideologia non sono più sufficienti a giustificare l’estremo sacrificio.

Questi freelance del terrorismo, agiscono più come nerd arrabbiati che come veri professionisti del terrore. Finiscono uccisi sul posto dalle forze dell’ordine o arrestati nel giro di poche ore. Satelliti, telefonini e videocamere ci permettono di individuarli in tempo reale e al resto poi pensano Internet e reti sociali.

Un lento declino? No, il terrorismo islamico è già morto

Il declino del terrorismo islamico?

Il terrorismo jihadista in Europa sta mostrando piccole ma significative crepe, al suo interno. I dubbi e la solitudine degli attentatori, la difficoltà nell’organizzare azioni significative e coordinate, l’impossibilità di colpire veri obiettivi strategici. Le nuove leve non sono all’altezza del compito e si inizia a respirare una certa stanchezza.

Nei clan terroristici la confusione regna a tutti i livelli, e diventa impossibile distinguere gli amici dai nemici. Tra correnti antagoniste, sette autonome e imam randagi, il progetto terrorista affonda nelle sabbie mobili dei complicati contrasti interni. Si sta rilevando profondamente autodistruttivo e, pertanto, destinato a scomparire naturalmente.

La storia ha dimostrato che il terrorismo non vince mai, in nessun caso. Si consuma da solo, piano piano, ma in maniera definitiva ed irreversibile. Le organizzazioni terroristiche, incluse al-Qaeda e Isis, sono dirette da uomini che stanno invecchiando e morendo. Le nuove generazioni, maggiormente esposte alla contaminazione globale, iniziano a sviluppare un giudizio critico che porterà all’emancipazione dalla falsa ideologia.

C’è voluto qualche decennio, é vero. Ma alla fine persino IRA, ETA, FARC hanno abbandonato le armi, Come loro, anche il terrorismo islamico è destinato alla fine. Si tratta solo di una questione di tempo.

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