Come sarà l’attacco USA alla Corea del Nord

Di pubblicato su Parliamone il 12/04/2017
Come sarà l'attacco USA alla Corea del Nord

Mentre la diplomazia internazionale cerca di evitare la Seconda Guerra di Corea, ecco come agiranno gli USA contro Corea del Nord.

Il 27 luglio del 1953 terminò quella che, oggi, potremo definire come La Prima Guerra di Corea. Uno scontro armato USA contro Corea del Nord, promosso con la collaborazione di 15 stati membri delle Nazioni Unite e il supporto navale del Giappone. In quell’occasione l’Italia non prese parte alle ostilità, limitandosi a fornire aiuto sanitario, assieme a Danimarca, India, Norvegia e Svezia.

Fu la guerra del celebrato 38º parallelo, durata meno di tre anni ma che, ugualmente, lasciò sul campo quasi 2 milioni di morti. Uno scenario terribile che speriamo non vedere ripetersi ora, a distanza di 64 anni.

Lo scontro, per il momento, sta avendo i semplici connotati di una scaramouche verbale, che ci riporta indietro ai tempi della Guerra Fredda. Certamente, il nuovo presidente americano, Donald Trump, sta dimostrando di non voler ricoprire un ruolo di cunctaturL’atteggiamento del biondo numero uno della Casa Bianca ha come obiettivo la costruzione di un profilo di azione imprevedibile, atto a suscitare timore nell’avversario per il livello di incontrollabilità delle possibili operazioni belliche.

Ecco allora la scelta di stringere la mano al leader cinese mentre azionava il red button dei missili Tomahawk diretti verso la ‘base dei raid chimici’ in Siria.

Ma come si svolgerebbe, concretamente, un ipotetico attacco militare USA contro Corea del Nord? Vediamo assieme armi e possibili strategie.

Prima fase: bombardamento

X-51 sotto l'ala di un B-52; può raggiungere velocità Mach 4,8

X-51 sotto l’ala di un B-52; può raggiungere velocità Mach 4,8

Dagli anni ’50 ai più recenti conflitti in Medio Oriente ed Afghanistan, abbiamo imparato a conoscere la tattica di approssimazione agli obiettivi dell’esercito dello Zio Sam. Anche in questa occasione, dunque, gli americani punteranno a indebolire le difese avversarie, organizzando un bombardamento a distanza su installazioni e basi strategiche della Corea del Nord.

Armi di precisione a media e larga distanza. In particolare, potrebbero essere utilizzate le armi ipersoniche, testate negli ultimi 5 anni in Alaska, come per esempio i missili X-51A Waverider. Senza scordare la bomba BLU-113  (usata in Iraq) in grado di smantellare persino i bunker in cemento armato.

Seconda fase: incursioni aeree

Un F-35 e un F-22 in volo

Un F-35 (in alto) e un F-22 in volo durante una ricognizione

Una volta debellato il grosso delle difese della Corea del Nord, la strategia USA prevede una seconda fase di bombardamenti, questa volta messi in atto dal cielo.

L’esercito di Donald Trump potrà attingere ai velivoli avvicinati sulle diverse portaerei (quelle nucleari di classe Nimitz). Ma, soprattutto, sull’arsenale presente già in Corea del Sud e Giappone. I due paesi alleati forniranno appoggio logistico con le loro basi ai caccia statunitensi.

In particolare gli F-35 (Lightning II) e gli F-22 (Raptor). Parliamo di due caccia monoposto, con caratteristiche stealth, dotati di bombe a caduta libera, a guida GPS, missili aria-aria e, nel caso dell’F-35, anche di bombe nucleari (B61), anti-nave e aria-terra.

Terza fase: invasione via terra

Nella Prima Guerra di Corea morirono 36516 soldati Usa

Nella Prima Guerra di Corea morirono 36516 soldati Usa

Un po’ come successe nel secondo conflitto iracheno, nel 2003, la ultima fase prevede l’invasione del territorio nord coreano. Marines in testa, l’esercito a stelle e strisce avrà principalmente il compito di annichilire le forze di terra avversarie, cercando di isolare e prendere il controllo delle comunicazione ed eliminare i leader politici e militari.

Sul campo, direttamente, interverrà l’esercito della Corea del Sud, ampiamente sovvenzionato e formato dagli stessi americani. Ma questa fase, la più delicata, non riuscirà ad essere così fulminea come le due precedenti fasi. Come vedremo, esistono elementi che portano a considerare questo conflitto come lungo e distruttivo.

Insomma, ben lungi da un’ipotetica e troppo ottimistica guerra lampo.

Attacco USA alla Corea del Nord ad alto rischio

USA contro Corea del Nord, Kim non è Saddam

Da sempre, l’esercito americano punta a demoralizzare le forze avversarie, mostrando tutta la sua superiorità tecnologica in attacchi repentini. Ad eccezione dell’introduzione dei missili ipersonici, però, tale strategia si è mantenuta costante nel corso degli ultimi decenni.

Basterà agire in questo modo o è meglio trovare una soluzione alternativa? Vediamo qualche dato:

  • Dimensioni dell’Armata Popolare di Corea. Può contare su oltre un milione di effettivi (180.000 delle forze speciali) e sei milioni di riservisti. Inoltre, il servizio militare obbligatorio dura 10 anni… Dei circa 25 milioni di abitanti molti conoscono le armi e non esiteranno ad utilizzarle.
  • La popolazione è affamata ma pronta a tutto. Potremo quasi dire che non aspetta altro. Sacrificarsi in nome della lotta all’imperialismo USA è il coronamento dell’indrottinamento ideologico in vigore da 105 anni.
  • Armi, tunnel e piani di sabotaggio. Oltre ai missili a combustibile solido e il nucleare, l’esercito di Pyongyang possiede missili Scud (fino ai 500 Km), missili Nodong (1300 Km),  Taepodong (da 2000 a 8000 Km) e circa 5000 tonnellate di armi chimiche. A ciò vanno aggiunte i rifugi sotterrani e i tunnel sotto confine che consentono l’accesso di truppe fin dentro al territorio della Corea del Sud.

Anche se molti analisti occidentali puntano il dito sulla scarsa preparazione dei militari nordcoreani e sull’obsolescenza di armi e mezzi, no va sottovalutata la loro leva motivazionale. Parliamo di migliaia e migliaia di soldati e civili a cui è stato fatto credere che immolarsi per il Caro Leader è un privilegio.

Ecco perché dinanzi alla palese superiorità tecnologica americana, non muoveranno un passo indietro. Anzi, si sentiranno legittimati dall’onore e il privilegio di tener testa al ‘supremo’ nemico.

La speranza di pace si chiama Cina

Xi Jinping è presidente della Cina dal 14 marzo del 2013

Xi Jinping è presidente della Cina dal 14 marzo del 2013

Xi Jinping è, senza dubbio, il presidente più potente nella storia della Repubblica Popolare Cinese. Da segretario del Partito a Shangai fino a massimo responsabile delle Olimpiadi di Pechino del 2008, si trova oggi ad essere vero arbitro del mondo.

A livello di politica internazionale, l’occasione che ha tra le mani potrebbe catapultarlo al centro della storia, come l’uomo che evitò la Seconda Guerra di Corea.

La Cina non ha nessuna intenzione di inclinare i rapporti con un partner commerciale così strategico come gli USA né, dall’altro lato, è disposta a sopportare passivamente le follie di Kim Jong-un. Già quattro anni fa, per mano del suo delegato Li Jianguo, Xi cercò di far desistere il Caro Leader dal lancio di nuovi missili, senza riuscirvi.

  • La Cina desidera evitare uno scontro frontale con l’Occidente e scongiurare un terzo conflitto mondiale.
  • Però recepisce la possibilità di una Corea Unita come una minaccia. Il nuovo stato sarebbe troppo forte e la lascerebbe esposta nel suo lato più critico.

L’unica soluzione, dopo quanto visto, passa inevitabilmente per un deciso intervento diplomatico cinese nei confronti dell’establishment nordcoreano. Uno strategemma logico potrebbe essere il graduale smantellamento atomico in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni imposte dall’ONU. Ma è qualcosa che Kim non sarebbe mai disposto ad accettare.

Insomma, la Cina deve dimostrare di poter ancora esercitare pressioni sul governo di Pyongyang, prima che sia troppo tardi. In caso di fallimento, potrebbe esserci più di una sorpresa. Per esempio, una interessante joint venture a livello di intelligence, mirata ad esautorare o eliminare l’Infallibile Leader.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *