Escursioni crociere, le città di moda nel 2017

Escursioni crociere, le città da non perdere nel 2017

Quali saranno le escursioni per crociere più richieste del 2017 e più di moda? Scopriamole assieme nella proiezione di una delle aziende leader del mercato.

Il mercato delle escursioni per crociere ha registrato un forte incremento in paesi come l’Italia, mantenendosi stabile in altre nazioni e con piccoli cali per esempio in Spagna. I numeri di prenotazioni di tour e visite guidate per crocieristi comunque resistono e vale la pena realizzare una proiezione per sapere quali saranno le città di moda nel 2017.

Per avere un’idea più chiara, abbiamo parlato con gli esperti di Ancora Tours, azienda leader nel mercato delle escursioni per crociere, attiva dal 2003 e conosciuta per l’alta qualità e le tariffe low cost. Le escursioni offerte includono tutti i paesi europei, più l’Africa del Nord, l’Europa Atlantica e i Paesi Baltici.

Escursioni per crociere più di moda nel 2017

Chi si aspetta sorprese forse rimarrà deluso. Realizzando una proiezione in base alle statistiche degli ultimi 10 anni di Ancora Tours, anche nel 2017 la città che riceverà più escursioni per crociere sarà Roma. La capitale italiana, con l’aggiunta del Vaticano, è ancora la regina dei tour per crocieristi.

Medaglia d’argento per la capitale del Rinascimento, Firenze, ancora amatissima. Senza scordarci di Pisa che, proprio Ancora Tours, permette di visitare congiuntamente al capoluogo toscano. Insomma, l’Italia tira ancora e molto.

Anche la Grecia tra le escursioni più richieste

Sembra quasi un derby tra capitali classiche, ma Ancora Tours assicura che nel 2017 il terzo posto sarà saldamente nelle mani di Atene. I crocieristi preferiscono ancora visitare il Partenone e, in aggiunta, anche la leggendaria città di Olimpia. Insomma una vera sfida alle radici della civiltà classica.

Dal Mediterraneo al Baltico

Tra le città più di moda nel 2017 come escursioni per crociere non poteva mancare la vicina Spagna. E’ Barcellona la prima città iberica inserita in questa speciale classifica. La capitale catalana sarà tra le prime cinque protagoniste, seguite da Casablanca e Rabat (Marocco), Lisbona e Sintra (Portogallo).

Chiudono la proiezione di Ancora Tours i Paesi Baltici e i Fiordi, con Stoccolma che potrebbe essere la favorita tra le città del Nord Europa. Una delle escursioni per crocieristi davvero imperdibile nel 2017.

Come prenotare escursioni per crociere 2017

Se avete in mente di trascorrere delle rilassanti vacanze in crociera, sicuramente vale la pena iniziare a prenotare subito le vostre escursioni, per risparmiare tempo, soldi ed evitare grattacapi. Dal sito di Ancora Tours potrete prenotare rapidamente online ogni escursione, dal Medio Oriente fino ai Fiordi, semplicemente accedendo alla pagina “Prenota ora” sempre attiva, 24 ore al giorno.

Ancora Tours offre pacchetti tutto incluso alle migliori tariffe del mercato con assistenza personalizzata prima, durante e dopo l’escursione.

Ora che conoscete quali sono le città più richieste per le escursioni nel 2017, conviene prenotare subito e così trasformare la vostra crociera in un’esperienza piena di natura, arte e cultura.

Escursioni per crociere, tutti i numeri del 2016

escursioni-per-crociere-tutti-i-numeri-del-2016

Nonostante le tensioni in Medio Oriente, il mercato delle escursioni per crociere cresce in Italia: scopriamo dati e statistiche del 2016 appena concluso.

Crisi, terrorismo, guerre. Il complicato scenario economico in Europa e i conflitti in Africa e Medio Oriente hanno inevitabilmente colpito anche il settore delle escursioni per crociere. Un mercato che però dimostra di essere assai vivo. Durante il mese di settembre, l’ANSA pubblicò un interessante studio che mostrava un incremento del +2,78% nel nostro paese.

Cambiano le rotte, si ritorna a scegliere paesi come la Spagna, la Francia, la Grecia, il Baltico ma soprattutto la nostra cara e vecchia Italia. Civitavecchia, Venezia e la Liguria sono le protagoniste di questa crescita, ma per capire meglio l’andamento del mercato ci siamo rivolti ad Ancora Tours, azienda italiana leader delle escursioni per crociere dal 2003.

Escursioni per crociere: Italia protagonista

Gli esperti di Ancora Tours hanno registrato, durante tutto il 2016, un incremento vicino al +15% nelle prenotazioni di escursioni per crociere. Parliamo quindi di una maggiorazione notevole di turisti che ha preferito prenotare destinazioni che hanno, come assolute protagoniste, destinazione assai classiche che non passano mai di moda. Roma e il Vaticano, seguita da Pompei, Napoli e, ovviamente, la ricercatissima Firenze. La capitale del rinascimento può essere visitata con Pisa e rappresenta un’alternativa imperdibile per i crocieristi. Interessante il dato del mercato spagnolo: il 65% dei crocieristi iberici sceglie l’Italia per le proprie escursioni, superando di gran lunga la Grecia (20%) e la Francia (appena un 8%).

Escursioni per crociere: arrivederci Turchia

Accanto al buon risultato del mercato italiano, Ancora Tours parla di un calo nel mercato spagnolo abbastanza considerevole e che supera di poco il -20%. Una conseguenza diretta della caduta delle prenotazioni da parte dei turisti spagnoli e altre nazioni si nasconde nella problematica situazione della Turchia. Il paese di Erdogan ospita località uniche come Istanbul o Efeso e le tappe offerte ai crocieristi, come alternativa, non hanno avuto evidentemente lo stesso successo. Una dimostrazione del fatto che l’instabilità politica e la paura del terrorismo sono un peso enorme che ricade anche su aziende e lavoratori, specie nell’ambito del turismo.

Le escursioni per crociere più amate dagli italiani

Rispetto ai crocieristi italiani, è la Grecia la meta preferita per le escursioni (46%), seguita dalla Spagna (18%), Marocco (12%) e Portogallo (7%). Piace anche la Croazia (5%), addirittura più di Norvegia, Russia e Francia, che si attestano sul 3% di preferenze nel 2016.

Per quanto riguarda le città, i nostri connazionali hanno una chiara predilezione per città e isole greche. Vince Atene (19%), seguita da Olimpia (14%), Casablanca e Santorini (8%), Lisbona (7%), Mykonos (5%), per finire con Alicante, Tangeri, Dubrovnik (4%) e Barcellona (3%).

Obiettivi 2017: il mercato anglosassone

L’Italia cresce, la Spagna cala leggermente e allora ecco che nel futuro si dovranno aprire altri mercati. Ancora Tours sta preparando un nuovo portale dedicate interamente al mercato anglosassone, Shore Excursions Tours, per ampliare l’offerta delle escursioni per crocieristi. Qualità dei servizi e prezzi manterranno comunque la linea e la filosofia low cost dell’azienda romana che punta a completare la propria penetrazione nel mercato europeo.

Referendum, il NO scaccia Renzi: l’Italia vince per 5 motivi

Referendum, il NO scaccia Renzi: l'Italia vince per 5 motivi

Nel referendum costituzionale del 4 dicembre, gli italiani bocciano il Governo Renzi con un risultato netto. Ecco 5 motivi per essere ottimisti dopo il No.

Ha un sapore agrodolce, questo recentissimo referendum costituzionale. Sono ancora calde le schede elettorali, ordinatamente impilate nei vari seggi elettorali. Ebbene questi semplici pezzi di carta hanno restituito agli italiani la credibilità della partecipazione attiva alla vita politica del proprio paese. Un risultato indelebile che sdogana la riforma Renzi-Boschi e anche i complottisti delle matite.

L‘intensa giornata politica, appena conclusasi, verrà documentata in modo approfondito, nelle ore e nei giorni a venire. Ma stanotte, tra caffè e rassegne stampa, la fievole luce della mia abadjour si posa su due interessanti particolari.

Anzitutto, a prescindere dal risultato in sé, occorre celebrare questo momento di grande partecipazione che ci restituisce un paese serio, responsabile ed attento. Un’attenzione nuova, per certi versi sorprendente. Dai giovani che hanno ‘scaricato’ da Internet il testo della Renzi-Boschi, ai dibattiti accesisi persino all’interno delle famiglie. Dopo lo strappo populista c’è voglia di politica. Un sentimento concreto spinto dal desiderio di migliorare le cose.

Dall’altro lato, possiamo addirittura prendere atto del NO con cauto ottimismo. La bocciatura della riforma costituzionale può e deve essere una opportunità. Un nuovo di partenza. Per questi 5 motivi.

Referendum: un legame ricucito

Il primo dato positivo riguarda l’affluenza alle urne. L’esito del referendum era svincolato del quorum. Pertanto, i numeri pubblicati dal Viminale aggiungono un valore di perentorietà al NO.

L’assenteismo e la passività vengono scalzati da una nuova curiosità. La volontà di informarsi è figlia dunque di un recuperato entusiasmo verso la politica e la cosa pubblica. E questo è un valore cruciale per il futuro. Chiunque abbia letto anche di sfuggita, il testo della riforma, ha assegnato un grado di priorità alla propria scelta. Oltre a constatare e riconoscere l’inesattezza e parzialità della propaganda di governo.

Referendum: un legame ricucito

Un PD responsabile

I prossimi quindici giorni saranno cruciali per l’Italia. Passata la sbornia referendaria, il fitto calendario prevede una prassi parlamentare chiamata ad intervenire su Legge di bilancioLegge di stabilità.

Forse Renzi visiterà il Quirinale con la maschera di picconatore dietro la schiena. Ma pur avendo fallito questo appuntamento elettorale, sarà comunque il PD a dover costruire l’immediato futuro. E’ ciò che spetta al partito di maggioranza. Ecco allora che il voto di domenica diventa uno specchio di responsabilità.

Un’opportunità per la destra

Allo stesso tempo, il NO fornisce un’ennesima e imperdibile chance di rilancio al disorientato e dissestato centrodestra. Anche se cade Renzi, per l’Italia si apre la prospettiva di un duello, concretamente politico, per la gestione del paese.

I due schieramenti hanno ora la necessità (ma anche la voglia) di rimettersi in gioco. Questa nuova Italia, assai poco distratta, pretende un modo di affrontare i problemi più efficace e nitido.

Coerenza necessaria

Le immediate dimissioni di Matteo Renzi restituiscono coerenza a tutto il mondo politico italiano. Evitando giudizi politici e pareri personali sull’uomo, va dato atto all’ex sindaco di Firenze di saper riconoscere una sconfitta.

Non possiamo lamentarci a vita delle cose che ci circondano, senza mai fare nulla per cambiarle. Dinanzi al NO, Renzi assume le proprie responsabilità e muove un passo indietro. Non ci è dato sapere se Mattarella cercherà di convincerlo a rimanere, anche se appare poco probabile un Renzi bis. A sostituirlo sarà un suo collega di partito o forse la seconda carica dello Stato. Vedremo. Sta di fatto che è giusto riconoscere l’onore delle armi allo sconfitto.

Coerenza necessaria

Abbasso l’Euro

Arrivano confortanti notizie dalle borse asiatiche, già dopo l’una di notte italiana. L’euro è in calo, grazie al referendum costituzionale (-1,2% a Tokyo). Una gran bella notizia. Come mai? Abbiamo bisogno di un dollaro forte per poter navigare tranquilli. Una svalutazione dell’euro è augurabile.

Soprattutto per paesi come il nostro, in cui il malefico Fiscal Compact impedisce di realizzare investimenti pubblici per esempio al Sud. Insomma, benvenuto sia qualsiasi calo della moneta meno europeista del mondo.


E’ stata una giornata lunga, ma importante. Soprattutto per chi vive oltre confine. Davanti agli occhi mantengo l’immagine di un’Italia diversa, sgualcita pero dai colori ancora vivi. Un po’ come quelle vecchie foto ritrovate per caso, in fondo a un cassetto.

A differenza di altri paesi, non abbiamo bisogno di molto per essere completi, come società, come Stato. Abbiamo praticamente tutto, risorse e capacità. Dobbiamo solo imparare a esprimerci attraverso la politica per offrire soluzioni concrete alla nostra vita.

La Costituzione è un bene prezioso e va protetto, è impensabile modificarla seguendo i dettami della fretta e della superficialità. Fu costruita con coscienza da personaggi di grande umanità, superiori a noi tutti, per valore, esperienze ed etica.

A parole, ci definiscono un paese grande, ricco e poderoso. Ma, in realtà, la forza dell’Italia si nasconde nella nostra capacità di rendere utile ed efficace la politica. Le italiane e gli italiani che hanno dedicato tempo a leggere la riforma, commentandola e dibattendo su di essa, hanno reso un servizio encomiabile a tutto il Paese.

La speranza è che questo NO sia il rifiuto di un’Italia distratta, passiva e assente. Un’Italia che non accetta più di essere complice dei mali della politica ma che ne vuole diventare valida alleata ed attenta osservatrice.

Anbot, il regime cinese ha i suoi robot armati

Anbot

I primi robot armati Anbot prenderanno presto servizio nell’aeroporto cinese di Shenzhen. Possono rilevare droga, esplosivi e sparare scariche elettriche.

In cinese, sicurezza si traduce ‘an’. E Anbot è il nome dei primi robot armati al mondo che pattuglieranno i terminal di uno dei principali e più trafficati aeroporti dell’Asia Orientale. Ci troviamo nella città di Shenzen, a pochi chilometri da Hong Kong e il costo per ogni unità si avvicina ai 14 mila euro.

I nuovi robot hanno una forma ovoidale e ricordano parecchio R2D2 di Guerre Stellari o anche il vetusto Dalek della serie Doctor Who. Non stiamo parlando però di moderni e tecnologici vigilantes, in stile Robocop, quanto piuttosto di videocamere di sorveglianza mobili piuttosto avanzate.

Anbot, come funzionano

Ogni Anbot si presenta con uno schermo digitale rettangolare che sfrutta il riconoscimento facciale per scansionare i volti dei passeggeri. È dotato di ruote e può raggiungere una velocità di 18 km orari. Nella parte inferiore si nasconde la sua unica arma: un braccio meccanico capace di generare scariche elettriche per immobilizzare eventuali criminali o terroristi.

Padri del progetto sono i ricercatori dell’Università di Changsha che hanno lavorato con il supporto e la collaborazione dell’Esercito Cinese. Oltre a controllare la presenza di latitanti e ricercati tra i passeggeri dei voli, i sensori dell’Anbot sono in grado di rilevare sostanze stupefacenti e circuiti elettrici di possibili ordigni esplosivi. Il suo utilizzo presso l’aeroporto di Shenzhen sarà apripista per l’impiego in altri edifici pubblici, come scuole, università, metropolitane e banche.

Un esercito di spie

Quella che poteva essere, semplicemente, una simpatica notizia di tecnologia, nasconde in realtà scenari piuttosto inquietanti. Il fatto che gli Anbot verranno impiegati presto nel territorio della Repubblica Popolare Cinese riporta la nostra attenzione circa l’ampio dibattito che riguarda l’equilibrio tra sicurezza nazionale e privacy.

La Cina è il primo paese al mondo per esecuzioni capitali, un regime totalitario che persegue l’annichilimento dell’individuo come costante programmatica delle propria autodifesa. Poter usufruire di questo esercito di spie meccaniche, aumenterebbe oltremodo il potere di controllo sulla popolazione.

  • La scusa: individuare potenziali criminali, già noti. In realtà gli Anbot potranno schedare automaticamente chiunque, in tempo reale e senza autorizzazione.
  • Nessuna garanzia: l’acquisizione delle informazioni è controllata dall’interno, pertanto è impossibile verificarne l’uso, limitarne la filtrazione o impedirne la manipolazione.
  • Discrezionalità: il robot diventa lo strumento principale di coercizione delle forze dell’ordine. Ritrovarsi seduti accanto a un nemico del regime o essere fotografati in atteggiamenti poco consoni sono scuse sufficient a far scattare l’arresto
  • Arma letale: il braccio armato del robot, caricato elettricamente, viene usato indistintamente su qualsiasi soggetto. In presenza di determinate patologie, le conseguenze potrebbero essere letali.
  • Terrore sociale: la presenza costante di robot intenti a fotografarci e filmarci, cambierà drasticamente il nostro comportamento. Comunicazione e gestualità verranno ridotte al minimo, paura e sfiducia obbligheranno gli individui a mantenere atteggiamenti di passività.

Effetto intimidatorio

Ovviamente esiste un’altra possibilità. Non è del tutto certo che questi primordiali Robocop funzionino correttamente.

Quando parliamo di Cina, comunismo e regime, non possiamo tralasciare uno dei suoi principali elementi fondanti: la propaganda. Può darsi che la prima fase della sperimentazione produca buoni risultati e che queste voluminose videocamere di sorveglianza si rivelino efficaci. Ma siccome non possiamo fidarci di Pechino, nulla esclude che, a muovere gli Anbot, sia un semplice sistema remoto o persino il pedalare di un piccolo cinese di 43 anni appollaiato nelle viscere dell’androide.

Arrivano gli Anbot, i primi robot armati cinesi

Anbot, la versione americana

Esiste una versione americana del progetto. Nella produttiva Silicon Valley, la startup diretta dall’ingegnere Stacey Dean Stephen ha realizzato i robot di sicurezza Knightscope K5.

Questo modello made in USA presenta molte similitudini con gli Anbot sia esteticamente che a livello di funzionalità, eccezion fatta per non disporre di armi. La sua telecamera ad alta definizione è dotata però di infrarossi, che migliorano la visibilità in caso di ridotta luminosità, e di un microfono attivo che consentirà comunicare con le persone.

Italia, educazione digitale contro i pericoli di Internet

Sesso e stupri, esibizionismo e voyeurismo dell'Italia digitale

La morte di Tiziana Cantone e lo stupro filmato di Rimini alzano il velo su un’Italia esibizionista e guardona, in balìa dei pericoli dell’era digitale.

È insolito il clamore mediatico suscitato da questi due recenti fatti di cronaca nera, apparentemente normali. Vicende terribili, ma pur sempre inserite nel contesto di una società primitiva e profondamente malata.

Suicidio e stupro sono due parole ricorrenti nel gergo giornalistico. Cambiano i volti, i protagonisti, il nome delle cittadine sconvolte dall’insolita notorietà, ma ne siamo abituati. Giriamo pagina, noncuranti, in cerca di resoconti più lieti. Ma, stavolta, il discorso è ben diverso.

Questi due atti di violenza si sono consumati grazie al’intervento negativo della realtà mediata che, con i suoi pixel colorati, rende tutto straordinario. L’immagine che ne segue, è quella di un’Italia provinciale e impreparata, del tutto priva di una consapevole cultura digitale e pericolosamente in balia del mezzo tecnologico.

La grande ipocrisia

Il primo punto che vale la pena analizzare ha a che vedere che la onnipresente ipocrisia umana. La croce che l’opinione pubblica getta addosso alle due vittime di questa storia, la povera Tiziana e la minorenne di Rimini, riguarda un giudizio morale assai inconsistente.

La 31enne napoletana è accusata di essere un’esibizionista, (una ‘vacca’ secondo il cattolico Francesco Capozza). Il suo è stato un errore banale, un gioco erotico a cu partecipano, ogni giorno, migliaia di italiani. Nel mio libro ‘Scopapp – Amore e sesso online‘ spiego il fenomeno del sexting: l’invio di foto e video amatoriali tramite WhatsApp. Nonostante le oltre 30 mila parrocchie sparse sul territorio nazionale, l’Italia è un paese di scambisti, guardoni e, ovviamente, esibizionisti. Passare dei contenuti erotici con lo smartphone è una prassi anche per giovani coppie divise da chilometri di distanza. L’accanimento contro la ragazza è il semplice frutto di un paese bigotto e retrogrado. Da noi, appena il 35% delle famiglie ha internet in casa (siamo 22esimi in Europa). Il popolo non ha la capacità per comprendere che, anche nell’era digitale, vengono mantenuti vizi e peccati di sempre.

Altra ondata di ipocrisia per quanto riguarda la vittima di Rimini, condannata dall’opinione pubblica per l’abuso di alcolici e, forse, droghe. Nella totalità di discoteche e locali notturni italiani si consumano regolarmente stupefacenti e liquori di ogni tipo e colore. Ma non necessariamente tutte le ragazze che alzano il gomito subiscono violenza. Lo stupro è un crimine e, come tale, imprevedibile.

La grande ipocrisia

L’unica vera colpa

Se desideriamo provare la colpevolezza delle due ragazze, bisogna parlare esclusivamente del loro approccio al mondo digitale e reale.

Tiziana si è fidata di amicizie poco solide, per esibizionismo o semplice adrenalina, partecipando a un gioco di cui non conosceva le regole. Ogni volta che condividiamo una foto o un video attraverso il mezzo tecnologico, automaticamente perdiamo il controllo su di esso. I contenuti proiettati nella rete cessano di appartenerci nominalmente e entrano in un gioco di specchi che possono riflettere la nostra immagine all’infinito. La sua colpa non è stata quella di girare un filmino erotico con il fidanzato, peraltro un passatempo che molti italiani dimostrano di avere, come dimostra il proliferare di siti web per scambisti.

Piuttosto non aveva gli strumenti cognitivi per comprendere e prevedere il pericolo della condivisione di tale video. Ha agito in modo inconsapevole, con approssimazione ed incoscienza. Al pari di altri milioni di giovani che, proprio mentre scrivo, stanno scambiando foto su Facebook, Telegram o WhatsApp con persone appena conosciute online.

La minorenne di Rimini è vittima di un altro tipo superficialità. Diciassette anni possono sembrare pochi o molti, ognuno è libero di giudicare. Ciò che sorprende è come, ancora nel 2016, la famiglia non sia capace di costruire consapevolezza attraverso la trasmissione di valori e il racconto.

La cultura non è solo quella dei libri, ne esiste anche un’altra. Mi riferisco alla cultura della strada, della notte, dei passatempi, del sesso e del bere. I giovani escono e si divertono come e più dei propri genitori che scelgono di non condividere le informazioni della propria esperienza. lanciando la prole nelle fauci della vita vera, contro cui finiscono per sbattere, miseramente.

L'unica vera colpa

Il distacco dalla realtà

Esibizionismo, ipocrisia, mancanza di cultura digitale e scarsa trasmissione parentale delle informazioni. Esiste un ulteriore elemento su cui vale aprire un piccolo spunto di riflessione.

La società post-moderna in cui viviamo, oggi è divenuta talmente complessa, che gli individui devono investire notevoli risorse cognitive per interpretarla. Bombardamento informativo, proliferazione audiovisiva, gigantismo mediatico. Il nostro cervello, i nostri occhi, sono perennemente occupati a sfogliare dati, contenuti, testi dinamici. Si calcola che, in media, controlliamo il nostro smartphone circa 80 volte al giorno.

Tutto è confuso, eccessivo, complicato. Per poterci relazionare con questa infinità di materiale, automaticamente ci rifugiamo nella realtà rappresentata. Video, prevalentemente, che riassumono in modo rapido tutto e che non richiedono nessun tipo di partecipazione attiva. Nei prossimi 10 anni, il 70% del materiale online sarà costituito da materiale audiovisivo. Leggeremo sempre meno, mentre la visualizzazione delle clip schizzerà alle stelle. Questa abitudine a nutrire la nostra mente ricorrendo solo alla tecnologia, ci obbliga a trovare un equilibrio con il vissuto, per non perdere il contatto con la realtà. In Giappone è ben noto il fenomeno degli Hikikomori, giovani che abbandonano la vita sociale, per vivere in casa e utilizzare la connessione Internet per interagire con il mondo.

Spettatori inerti

Ciò che è successo a Rimini, con le amiche che hanno preferito filmare l’amica piuttosto che intervenire e impedire lo stupro, è sintomatico di una scelta che le giovani hanno realizzato a livello inconscio.

Il video è lo strumento attraverso cui la realtà diventa vera. Senza un’adeguata cultura digitale e preparazione, ai giovani è stata concessa una tecnologia che ha preso il posto della trasmissione dialogica dei valori, sostituendo il virtuale al reale. Un fatto, un episodio, un elemento culturale o artistico, esiste ed è vero solo se appare in video sul loro touchscreen.

La decisione di registrare quel maledetto video dimostra che le ragazze si sentono spettatrici della vita e non protagoniste di essa. Si comportano come audience, un pubblico passivo, seduto e assolutamente incapace di agire. Per questo non hanno fermato lo stupratore. Il loro cervello non è in grado di interpretare il vissuto reale e, come conseguenza, è inibito a suggerire reazioni e comportamenti.

Educazione digitale

Educazione digitale

Le due tragiche vicende possono rappresentare, per l’Italia, un punto di svolta nell’affrontare lo tsunami tecnologico che ci ha colpito tutti.

Compito di una democrazia non è solo quello di fornire solo gli strumenti tecnologici al paese, ma anche le conoscenze teoriche e pratiche che ne consentano una fruizione consapevole. È dunque necessario aprire un dibattito che possa portare allo sviluppo di una nuova educazione digitale, libera, accesibile e costantemente aggiornata.

Sfortunatamente, tale compito non può essere delegato alla famiglia, troppo inadeguata e lenta nel percepire le dinamiche di innovazione costantemente in atto. È auspicabile che la scuola possa ricoprire con successo questo compito. Non solo grazie alle sue capacità e disponibilità logistiche, quanto soprattutto sfruttando un nuovo ruolo di contenitore culturale e sociale che può richiamare, attorno a sé, la partecipazione di esperti e professionisti del mondo delle nuove tecnologie.

L’unico percorso possibile per tutelare la sicurezza nostra e delle nuove generazioni.

Educare al digitale