Perché ci vergogniamo di aiutare gli altri?

Perché ci vergogniamo di aiutare gli altri

Il comportamento umano e lo stato d’animo si adattano al contesto. Scopriamo come mai i comportamenti positivi vengono scoraggiati dalla società moderna.

Bisogna essere onesti. Ogni giorno, veniamo bombardati da una rappresentazione della realtà parziale e profondamente sbagliata. Media e industrie culturali si sforzano con il mostrarci il lato oscuro dell’umanità. L’uomo è tremendamente violento, aggressivo. La sua esistenza, tra terrorismo, stupri e omicidi in serie, è destinata al fallimento, all’olocausto nucleare e alla distruzione dell’ambiente.

Ma come mai, all’improvviso, si è deciso di rafforzare così apertamente, i comportamenti negativi dell’uomo? Come mai accettiamo e fomentiamo l’emulazione ispirata da telefilm e videogiochi assolutamente violenti?

Sembra quasi che tutto ciò che appare su reti televisive, giornali e siti Internet, debba necessariamente includere un qualche aspetto macabro, per poter essere rilevante. Sangue, morte, dolore: su queste tre parole si basa la cronaca quotidiana imposta dalla classe dirigente.

La pubblicità del male che nutre l’egoismo

Ovviamente questa costruzione dialogica ha una motivazione. In primo luogo serve per stimolare una valutazione più ottimistica delle propria esistenza. Se vengo circondato da omicidi, ammazzamenti vari, esplosioni, risse e atti beceri, la mia triste esistenza, incasellata e forgiata dal consumismo, assumerà i contorni di una fiaba dei fratelli Grimm.

In secondo luogo, l’osservazione voyeuristica delle disgrazie altrui, produce un certo benessere psicologico. Viviamo in una società profondamente individualista e fredda, dove le relazioni sociali si misurano con i ‘Likes’ di Facebook e dove ogni sventura del prossimo è una piccola vittoria per l’individuo.

La bontà? Roba da supereroi

La bontà, roba da supereroi

Le piccole vittorie dell’umanità, le grandi scoperte scientifiche, i risultati confortanti di qualche ricercatore o i progressi delle comunità umane più deboli, quasi mai affiorano in superficie. L’effetto di emulazione positiva, dunque, non può avvenire se non grazie a uno specifico contesto familiare in cui, per intuizione di pochi, si spingono i più giovani al ragionare, al riflettere sul senso più generale delle cose.

Gli eroi della quotidianità vengono oscurati dai finti beniamini televisivi e cinematografici. Insomma, fare del bene, aiutare il prossimo o agire in modo positivo è considerato al pari di un super potere. Dunque viene automaticamente giustificato come qualcosa che non appartiene all’umanità, ma solo ai supereroi.

Mai fare del bene, anzi mai fare nulla

In un simile contesto socio-culturale, è inevitabile che la vergogna sia il primo freno al nostro voler essere buoni. La prima esigenza dell’individuo è quella di farsi accettare dal gruppo e rendersi riconoscibile. Ciò è possibile solo se agiamo in sintonia con il gruppo e se accettiamo di indossare i simboli della nostra appartenenza.

Ma, ovviamente, non seguiamo il comportamento ‘della massa’, ma soprattutto quelli messi in atto dai ‘leader’ della massa. I capobranco, per intenderci. Questa è la ragione per la quale ci tagliamo i capelli come Cristiano Ronaldo, vestiamo come Kanye West e usiamo parole di rapper ed altri cantastorie. Non siamo desiderosi di distinguerci, in positivo, anzi. Un rischio troppo pericoloso per chi, invece, cerca la tranquillizante e accogliente protezione del vivere omologati.

Allo stesso modo, in strada, rifiutiamo di dare un centesimo al mendicante, per paura di essere presi in giro. Sul posto di lavoro, rifiutiamo un aiuto al collega in difficoltà, per non sembrare deboli e in nome della concorrenza. Il vicino di casa che è disoccupato e ha bisogno davvero di aiuto, nemmeno lo salutiamo. Meglio abbandonarlo al proprio destino che dover dare spiegazione ai vicini. Con il nostro ego che ci ripete: “ci penseranno i suoi” oppure “se uno è povero o senza lavoro, si vede che se lo merita“. Poi, però, nella solitudine del nostro salotto, piangiamo dinanzi al teleschermo, se il protagonista perde il lavoro.

Smettiamo allora di dire che l’umanità è cattiva. Semmai, siamo noi ad esserlo.

La vergogna di aiutare è adulta

La vergogna è adulta

Solamente i più piccoli appaiono ancora parzialmente immuni al virus dell vergogna. Il loro animo è puro, aperto verso l’esterno, privo di pregiudizi. Soltanto ciò ci dimostra che definire, a priori, l’umanità come cattiva (selvaggia e violenta), è del tutto sbagliato ed approssimativo.

Se ci vergogniamo di dare pochi spiccioli a un senzatetto, di abbracciare un collega di lavoro o dire ‘ti voglio bene’ a un amico, significa semplicemente che non siamo liberi di stabilire le priorità del nostro contesto sociale. Così come i bambini non esitano a rinunciare al gelato, offrendo pochi euro a un homeless, gli adulti si preoccupano prima delle apparenze, fallendo miseramente come persone.

Essere buoni, positivi, generosi, è tutto fuorché qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi. Per poter riuscire a mettere da parte il nostro minuscolo ego, timoroso dei giudizi altrui e preoccupato solo dal mantenersi ben nascosto, al sicuro nella massa, dobbiamo cambiare il nostro punto di vista sul mondo. Non dobbiamo più limitarci a osservarlo per quello che è, ma cercare di vederlo per come dovrebbe essere.

Caos Italia: Rigopiano, i terremotati e la legge elettorale

Caos Italia Rigopiano, i terremotati e la legge elettorale

Le ultime tragedie e le nefandezze della politica svelano un sistema paese in cui tutto è lasciato al caso. L’Italia del caos è ormai in balía di sé stessa.

Sono stufo di sentir parlare di un’Italia di brave persone, oneste, volenterose e preparate. Questa inutile litania appare persino grottesca, dinanzi alle quotidiane smentite raccontate dalla cronaca, e appartiene a un paese che non esiste più. Mi domando se mai sia esistita, un’Italia come quella evocata dalla retorica.

Rancore, odio, impotenza, sono i sentimenti che, dalle mie mani, sfuggono verso queste parole strappate alla notte di un sonno che non può essere, in alcun modo, riconciliatore. Piangiamo 29 vittime innocenti di uno stato assente, superficiale e minuscolo come non mai. Rigopiano e Farindola sono due parole entrate con violenza nelle vite di tutti noi, squarciando il caldo bozzolo dei nostri egoismi e mostrandoci, più da vicino, il volto sudicio, pustoloso e maleodorante della nostra Italia.

Non posso fare a meno di pensare all’angoscia di chi veniva schiacciato dalla neve, alle urla e i tentativi inutili di sgraffiare la neve dura. Eppoi la solitudine, l’oscurità, la speranza che diventa rassegnazione, lenta, appesantita dall’incredulità per una fine incomprensibile, inattesa e così ingiusta.

Lo Stato criminale

Caos Italia, Stato Criminale

Lo Stato, è un organo predisposto alla salvaguardia, tutela e difesa dei cittadini presenti all’interno dei propri confini. A gennaio del 2017, scopriamo che in Italia nessuno è al sicuro.

Non esiste un controllo efficace sui territori, non è prevista la manutenzione e aggiornamento di vie e strumenti di comunicazione. Inoltre, in molti casi il personale interno dimostra di essere altamente inadeguato. Ovvero di non disporre di sufficiente formazione, capacità e valori umani per poter interpretare, gestire e risolvere, situazioni di emergenza.

Alla luce di quanto successo in Abruzzo, non si capisce a cosa servi lo Stato, se non è in grado di proteggere nemmeno i propri cittadini, di fornire loro assistenza e soccorso adeguati. Il suo ruolo è di semplice criminale mascherato, sempre pronto a pretendere dazi e gabelle, ma perennemente assente quando davvero serve.

Passivi, quasi inebetiti, gli italiani si comportano come animali affetti da impotenza appresa. Ci lasciamo derubare, umiliare e fare di tutto, senza batter ciglio.

Dopo il terremoto dell’Aquila (2009) e quello nell’Italia Centrale, per tranquillizare le platee, i due capi dello Stato utilizzarono le medesime parole: “Non vi lasceremo soli“. Il “Grande Stato Italiano”, la “Quinta Potenza Industriale al mondo”, a distanza di 8 anni, fallisce ancora, miseramente. E la colpa è di tutto il sistema, inquilino del Quirinale incluso.

La fabbrica degli eroi

caos italia fabbrica di eroi

Dopo il terremoto o, per meglio dire, i terremoti, moltissime città (sopratutto al Nord) hanno inaugurato iniziative lodevoli per aiutare i connazionali in difficoltà. Ma non è così che funziona uno Stato.

L’Italia si tiene a galla solo ed esclusivamente grazie al volontariato. Mi riferisco all’iniziativa, al talento e all’estro di pochi individui che, spesso a proprio discapito, riescono a far girare piccoli ingranaggi del motore principale. L’illusione di qualche scintilla, ma che subitamente si affievolisce e si spegne per mancanza di carburante. Una prassi che, nel lungo periodo, non porta a nulla e, aspetto ancora peggiore, legittima l’apatia, l’irresponsabilità e favorisce la mancanza di azione dello Stato Centrale.

Tutto è lasciato al caso, posticipato, rimandato, con la speranza che, all’ultimo momento, ce la si possa fare con l’aiuto “…di Dio, del Re e del Papa…“. Solo e sempre grazie al motu proprio dei singoli.

Lo Stato Italiano non previene, interviene semmai, dopo, a cose fatte. Ama fabbricare eroi: è l’unica cosa che sa fare. Ti lascia morire di freddo, schiacciato sotto tonnelate di dura neve, ma saprà ben proiettare un ricordo immacolato su giornali e TV. Sfrutta l’emotività che appiana e perdona, per coprire la propria inettitudine. Spinto quasi da un vizio, uno strano masochismo che rende il paese orfano dei suoi figli più belli.

E’ la stessa consuetudine che toglie la scorta ai giudici onesti, che manda allo sbaraglio poliziotti scarsamente armati, o fa lavorare tra le macerie i vigili senza guanti. Medaglie di latta e teatrini di cartapesta, come le scuole, gli ospedali, i ponti e le strade che nessuno controlla, manutenta o migliora.

945 buoni a nulla

Caos Italia buoni a nulla

L’immobilità strutturale (burocratica) viene accompagnata da quella funzionale, frutto dell’azione (nulla) di governo. Occupatissimi dall’offrire idee e piani di alta politica (o pseudo tale), da circa trent’anni l’Esecutivo ha perso completamente il contatto con la realtà, non riuscendo più a fornire soluzione concrete ai problemi contingenti.

In questi giorni si deciderà il futuro della nuova legge elettorale. Bocciata già in parte dalla Consulta, (la considero un mero incidente nella storia legislativa italiana), è la dimostrazione che, attualmente, il paese è retto da 945 incapaci. Il celebratissimo Renzi, premier durante 10 mesi, non è riuscito a fare nulla.

Dietro la cortina di fumo di politiche di alto profilo, ci si dimentica della gente che non ha lavoro, delle aziende strozzinate e la criminalità crescente. Si parla da anni di ‘certezza della pena‘, però nessun Governo ha promosso la costruzione di nuovi carceri né l’assunzione di più giudici, due iniziative semplici che renderebbero più efficace l’azione giudiziaria.

Si parla di sviluppo, ma esso si ottiene principalmente con due leve: benzina a basso costo e vie di comunicazione. Abbiamo un Sud dove è impossibile spostarsi o muovere merci; città come Matera attendono la ferrovia da ormai quarant’anni. Basterebbero binari e strade per rendere il Mezzogiorno all’altezza di competere con il Nord. Eppure, all’orizzonte ancora nulla.

Probabilmente esistono anche oasi felici, sparute regioni nel Nord Italia che navigano correttamente grazie alle esperte mani di un buon timoniere. Un aspetto marginale, perché è l’intero sistema paese che va considerato nella sua totalità. Ogni nazione funziona come una catena: la sua forza assoluta dipende dal suo anello più debole.

Il fallimento della repubblica?

caos italia cincinnato

La scelta di usare il famoso dipinto di Juan Antonio Ribera y Fernández: “Cincinnato lascia l’aratro per divenire dittatore di Roma” (1806, Museo del Prado), come foto di questo post, non è casuale. Tutti ricordiamo la leggenda di Lucio Quinzio Cincinnato, chiamato a guidare i Romani contro gli Equi e che, una volta ottenuta la vittoria, tornò lietamente a occuparsi del proprio orto.

L’invocare la dittatura, è solo una provocazione utile per riflettere sulla reale validità della forma di governo repubblicana, così come è oggi in Italia.

Se siamo ormai lontani dall’epoca delle grandi rivoluzioni, è pur sempre vero che, in situazioni di emergenza, come i terremoti o le sciagure naturali, la figura di un moderno Cincinnato è auspicabile quanto necessaria. Almeno per bypassare l’ossidazione cronica della macchina statale e garantire interventi rapidi grazie a poteri speciali.

Sicuramente va studiata e sviluppata una nuova forma di governo, democratica, ma sicuramente più locale, federale. L’unica speranza per l’Italia è di riuscire a svincolare più poteri possibili da Roma. Riassegnare competenze e ridistribuire risorse, significa rendere tutti noi responsabili e protagonisti dell’azione governativa, finalmente vicina, immediata, adeguata e verificabile.

Fiori per matrimonio, i migliori consigli da non perdere

fiori per matrimoni flower addicted

I fiori sono un elemento fondamentale per ogni evento o celebrazione. Ecco i migliori consigli per scegliere i fiori per matrimonio con sicurezza e qualità.

Pochi sanno che i fiori per matrimonio sono la chiave per rendere davvero unico questo giorno così speciale. Dal momento in cui la coppia decide di convolare a nozze, la sposa deve confrontarsi con una serie di scelte spesso difficili e complicate. Dal vestito all’elenco degli ospiti, dalla location fino al menù per gli invitati.

Ma ciò che è fondamentale è proprio l’allestimento floreale. Non parliamo soltanto degli addobbi generali in chiesa, ma anche e soprattutto di dettagli fondamentali, dal bouquet per la sposa ai centri tavola, dalle decorazioni per il pranzo (o la cena) fino all’esigenza di abbellire e ornare gli spazi. Senza dimenticare tutti gli altri complementi che servono per dare colore e profumo all’intero matrimonio.

Una delle aziende che più di tutte si è messa in risalto nella stagione in corso è sicuramente Flower Addicted, gestita dalla creativa e giovane fiorista Angelica Tricarico. Flower Addicted nasce nel cuore della Puglia, a Terlizzi, vera capitale dei fiori e che vanta allestimenti e matrimoni di caratura internazionale.

Grazie al loro aiuto abbiamo deciso di creare una lista con alcuni consigli per scegliere i fiori per matrimonio.

Fiori matrimonio: tra tradizione e moda

Il primo consiglio che bisogna seguire è scegliere un fiorista che sia capace di coniugare tradizione e innovazione. Per esempio, la consulenza e i servizi personalizzati di Flower Addicted includono tutta una serie di composizioni e creazioni che si adattano perfettamente sia al rispetto del passato ma che guardano anche al futuro.

fiori per matrimoni

Decorazioni floreali fatte apposta per te

Fondamentale è poi la capacità del fiorista di avere passione e tempo per il proprio cliente. Angelica Tricarico afferma: “Ogni matrimonio è differente, nuovo, speciale. Per questo il nostro gruppo di lavoro studia con gli sposi ogni dettaglio, per inventare un modo unico di raccontare l’amore di due persone importanti. Dal momento in cui entrano nel nostro laboratorio, marito e moglie sono per noi come degli amici: si parla, si ride, si gioca con le idee. Amiamo dedicare tempo e attenzione perchè questo rende ogni nostro fiore parte di una vera favola“.

Cercate dunque un servizio di fiori per matrimonio che sia capace di ascoltarvi, che dedichi tutta l’attenzione al vostro evento e che non vi tratti come semplici clienti.

fiori matrimoni

Fiori per matrimoni di qualità

Un altro importante consiglio è saper riconoscere la qualità dei servizi. Parliamo sia dei materiali usati per le composizioni che degli stessi fiori. Visitando il laboratorio di Flower Addicted abbiamo scoperto una gran qualità di strutture, vasi, bicchieri e tanto artigianato.

Molti elementi vengono fatti a mano, appositamente per i matrimoni. Un sinonimo di qualità che facilmente appare nella galleria fotografica di questa importante azienda di fiori in Terlizzi, Puglia.


Riassumendo, per poter scegliere i migliori fiori per matrimonio tenete sempre a mente questi tre consigli pratici:

  1. Preferite chi vi permette di scegliere tra tradizione e innovazione;
  2. Scegliete professionisti che vi seguono prima, durante e dopo il matrimonio;
  3. Verificate la qualità dei servizi proposti e non fidatevi del primo venuto.

Se, poi, desiderate ricevere un consiglio o un parere dalla gentilissima Angelica Tricarico, titolare di Flower Addicted, potete visitare il sito ufficiale www.floweraddicted.it.