Giudicare gli altri è una forma di paura?

Perché giudichiamo gli altri

In ogni gruppo sociale, quello delle amicizie, del lavoro o nella nostra stessa famiglia, esiste sempre qualche individuo che dimostra una certa abitudine e propensione nel giudicare gli altri.

È una pratica comune: tutti giudichiamo. Il problema semmai è che non tutti lo facciamo a voce alta. Ipocrisia? Eccesso di sincerità? O tanta veemenza osservatrice nasconde qualcos’altro?

In natura gli animali sono soliti attaccare o creare una tensione riflessiva per mettere paura a potenziali avversari, anche se non esiste alcuna avvisaglia in merito. Si marca il territorio, ci si alza su due zampe, si emettono suoni terrorizzanti e via dicendo. È possibile che l’uomo giudichi a voce alta per mostrare la sua sicurezza e dissimulare la paura del confronto?

Spesso mi fermo ad osservare con attenzione le persone che amano giocare con i giudizi. Nella stragrande maggioranza dei casi, da un punto di vista meramente soggettivo, mio, quindi superficiale, chi giudica ha molto in comune con chi viene giudicato. Allora forse proprio in questa mossa verbale possiamo individuare un tentativo di avvantaggiarsi: scoprendo le carte dell’avversario, spero che queste siano peggiori delle mie.

Però non sempre è così.

Credo che la necessità di giudicare gli altri sia frutto della paura di essere giudicati noi stessi. Esorcizziamo il momento cercando di mettere in cattiva luce qualcun altro per poter apparire un poco meno peggio. I risultati però sono spesso peggiori: non sempre infatti abbiamo abbastanza credito, con i nostri conoscenti, e possiamo essere scambiati per degli egocentrici poco simpatici e persino stupidi.

Che giudicare sia necessario è ovvio: l’uomo è in costante lotta contro il prossimo e deve sempre trovare una minima ragione per non crollare sotto il peso dei fallimenti. Se l’altro sta peggio o se al collega qualcosa è andato storto, posso rallegrarmi un poco e considerare la mia giornata non così male come era all’inizio… Siamo egoisti, punto e basta.