Referendum, il NO scaccia Renzi: l’Italia vince per 5 motivi

Referendum, il NO scaccia Renzi: l'Italia vince per 5 motivi

Nel referendum costituzionale del 4 dicembre, gli italiani bocciano il Governo Renzi con un risultato netto. Ecco 5 motivi per essere ottimisti dopo il No.

Ha un sapore agrodolce, questo recentissimo referendum costituzionale. Sono ancora calde le schede elettorali, ordinatamente impilate nei vari seggi elettorali. Ebbene questi semplici pezzi di carta hanno restituito agli italiani la credibilità della partecipazione attiva alla vita politica del proprio paese. Un risultato indelebile che sdogana la riforma Renzi-Boschi e anche i complottisti delle matite.

L‘intensa giornata politica, appena conclusasi, verrà documentata in modo approfondito, nelle ore e nei giorni a venire. Ma stanotte, tra caffè e rassegne stampa, la fievole luce della mia abadjour si posa su due interessanti particolari.

Anzitutto, a prescindere dal risultato in sé, occorre celebrare questo momento di grande partecipazione che ci restituisce un paese serio, responsabile ed attento. Un’attenzione nuova, per certi versi sorprendente. Dai giovani che hanno ‘scaricato’ da Internet il testo della Renzi-Boschi, ai dibattiti accesisi persino all’interno delle famiglie. Dopo lo strappo populista c’è voglia di politica. Un sentimento concreto spinto dal desiderio di migliorare le cose.

Dall’altro lato, possiamo addirittura prendere atto del NO con cauto ottimismo. La bocciatura della riforma costituzionale può e deve essere una opportunità. Un nuovo di partenza. Per questi 5 motivi.

Referendum: un legame ricucito

Il primo dato positivo riguarda l’affluenza alle urne. L’esito del referendum era svincolato del quorum. Pertanto, i numeri pubblicati dal Viminale aggiungono un valore di perentorietà al NO.

L’assenteismo e la passività vengono scalzati da una nuova curiosità. La volontà di informarsi è figlia dunque di un recuperato entusiasmo verso la politica e la cosa pubblica. E questo è un valore cruciale per il futuro. Chiunque abbia letto anche di sfuggita, il testo della riforma, ha assegnato un grado di priorità alla propria scelta. Oltre a constatare e riconoscere l’inesattezza e parzialità della propaganda di governo.

Referendum: un legame ricucito

Un PD responsabile

I prossimi quindici giorni saranno cruciali per l’Italia. Passata la sbornia referendaria, il fitto calendario prevede una prassi parlamentare chiamata ad intervenire su Legge di bilancioLegge di stabilità.

Forse Renzi visiterà il Quirinale con la maschera di picconatore dietro la schiena. Ma pur avendo fallito questo appuntamento elettorale, sarà comunque il PD a dover costruire l’immediato futuro. E’ ciò che spetta al partito di maggioranza. Ecco allora che il voto di domenica diventa uno specchio di responsabilità.

Un’opportunità per la destra

Allo stesso tempo, il NO fornisce un’ennesima e imperdibile chance di rilancio al disorientato e dissestato centrodestra. Anche se cade Renzi, per l’Italia si apre la prospettiva di un duello, concretamente politico, per la gestione del paese.

I due schieramenti hanno ora la necessità (ma anche la voglia) di rimettersi in gioco. Questa nuova Italia, assai poco distratta, pretende un modo di affrontare i problemi più efficace e nitido.

Coerenza necessaria

Le immediate dimissioni di Matteo Renzi restituiscono coerenza a tutto il mondo politico italiano. Evitando giudizi politici e pareri personali sull’uomo, va dato atto all’ex sindaco di Firenze di saper riconoscere una sconfitta.

Non possiamo lamentarci a vita delle cose che ci circondano, senza mai fare nulla per cambiarle. Dinanzi al NO, Renzi assume le proprie responsabilità e muove un passo indietro. Non ci è dato sapere se Mattarella cercherà di convincerlo a rimanere, anche se appare poco probabile un Renzi bis. A sostituirlo sarà un suo collega di partito o forse la seconda carica dello Stato. Vedremo. Sta di fatto che è giusto riconoscere l’onore delle armi allo sconfitto.

Coerenza necessaria

Abbasso l’Euro

Arrivano confortanti notizie dalle borse asiatiche, già dopo l’una di notte italiana. L’euro è in calo, grazie al referendum costituzionale (-1,2% a Tokyo). Una gran bella notizia. Come mai? Abbiamo bisogno di un dollaro forte per poter navigare tranquilli. Una svalutazione dell’euro è augurabile.

Soprattutto per paesi come il nostro, in cui il malefico Fiscal Compact impedisce di realizzare investimenti pubblici per esempio al Sud. Insomma, benvenuto sia qualsiasi calo della moneta meno europeista del mondo.


E’ stata una giornata lunga, ma importante. Soprattutto per chi vive oltre confine. Davanti agli occhi mantengo l’immagine di un’Italia diversa, sgualcita pero dai colori ancora vivi. Un po’ come quelle vecchie foto ritrovate per caso, in fondo a un cassetto.

A differenza di altri paesi, non abbiamo bisogno di molto per essere completi, come società, come Stato. Abbiamo praticamente tutto, risorse e capacità. Dobbiamo solo imparare a esprimerci attraverso la politica per offrire soluzioni concrete alla nostra vita.

La Costituzione è un bene prezioso e va protetto, è impensabile modificarla seguendo i dettami della fretta e della superficialità. Fu costruita con coscienza da personaggi di grande umanità, superiori a noi tutti, per valore, esperienze ed etica.

A parole, ci definiscono un paese grande, ricco e poderoso. Ma, in realtà, la forza dell’Italia si nasconde nella nostra capacità di rendere utile ed efficace la politica. Le italiane e gli italiani che hanno dedicato tempo a leggere la riforma, commentandola e dibattendo su di essa, hanno reso un servizio encomiabile a tutto il Paese.

La speranza è che questo NO sia il rifiuto di un’Italia distratta, passiva e assente. Un’Italia che non accetta più di essere complice dei mali della politica ma che ne vuole diventare valida alleata ed attenta osservatrice.