Se la finzione cancella la storia

Se la finzione cancella la storia

Ogni volta che penso alle industrie culturali, agli studi della Scuola di Francoforte, ai tanti scritti di personaggi come Adorno od Horkheimer sino al più recente Morin, collego direttamente ogni concetto con l’amusement moderno che attanaglia noi tutti.

In particolare rimango colpito dalla passione con cui i ragazzini seguono e si lasciano affascinare da serie televisive e videogiochi pieni di avventura, imprese epiche e trame intricate che sono, in realtà, pura imitazione e brutta copia di fatti storici realmente accaduti.

Da un lato, il pubblico finisce per memorizzare e considerare come vere, date e fatti completamente inventati, falsi però costruiti con una sagace verosimiglianza. Dall’altro, le informazioni audiovisive colmano la memoria corta dello spettatore, cancellando ogni traccia della storia vera, quella reale e documentata.

Gli eroi fittizi del cinema e della televisione si sostituiscono a quelli vissuti per davvero, i fantocci spodestano i miti che rischiano di perdere il loro valore di simboli positivi e modelli sociali per molti di noi.

L’instancabile fabbrica di personaggi ne crea di molto accattivanti, frutto del mix tra elementi della nostra tradizione culturale e caratteristiche più moderne, dettate dal mercato perché utili a renderli riconoscibili. Fatti e protagonisti si rigenerano all’infinito e a caso, creando scompiglio tra le poche nozioni acquisite a scuola: nessun libro può competere con lo schermo, magico mantello capace di trasformare le peggiore menzogna in verità assoluta.

Basterebbe sfogliare un libro di storia per comprendere l’assurdità di certi film o videogiochi: perché inventare e dissimulare, quando il nostro stesso passato offre splendidi esempi di uomini eccellenti che meritano di essere ricordati e celebrati? Ogni giorno subiamo, passivamente, un bombardamento pseudo divulgativo che crea molteplici danni.

La finzione supera la storia e si sostituisce ad essa, sfruttando il vuoto culturale dell’era moderna, l’era della memoria sempre più corta.

(Nella foto, un particolare di ‘Mercurio e Argo’, dipinto del 1659 di Diego Velázquez)