Virginia Raggi e l’accanimento dei media: tutti contro di lei

Virginia Raggi e l'accanimento dei media tutti contro di lei

Sono passati appena 71 giorni da quando, il 22 giugno 2016, il Comune di Roma ha salutato l’elezione (democratica e legittima) di Virginia Raggi. Nata nel 1978, romana, l’esponente del Movimento 5 Stelle è riuscita a compiere un’impresa storica: divenire sindaca della più importante e problematica città italiana.

Si tratta di una stagione davvero intensa per la Prima Cittadina della Capitale che, proprio nelle ultime ore ha ottenuto un secondo risultato altrettanto memorabile. In meno di tre mesi, Virginia Raggi è riuscita, per la prima volta nella storia della Repubblica, a unificare e compattare gran parte del giornalismo politico italiano.

Uniti contro Virginia

Nella mattinata di giovedì primo settembre, il suo teamwork si è sfoltito notevolmente, per l’abbandono del capo di gabinetto, l’Assessore al Bilancio, i numeri uno di Ama e Atac. Un duro colpo da un punto di vista politico ed una pericolosa caduta d’immagine.

Molte le ipotesi circa le ragioni che hanno spinto a queste irrimediabili rotture interne, tanto dolorose per l’importanza dei protagonisti, quanto rapide e, probabilmente, istintive. Senza voler entrare nel merito di fatti che solo e solamente gli attori chiamati in causa conoscono in modo totale, sin dalle prime ore ha colpito lo spregiudicato accanimento contro la sindaca.

Nel commentare la notizia, questi sono i titoli che ho il piacere di condividere con voi:

  • MESSAGGERO: “Roma, giunta Raggi perde pezzi: revocato il capo di Gabinetto Raineri, si dimette l’assessore Minenna”
  • LA STAMPA: “Caos a Roma, Raggi revoca il capo di gabinetto. Lasciano assessore al bilancio e vertici Atac e Ama”
  • SOLE 24 ORE: “Bufera sulla giunta Raggi: via due pezzi da novanta. Lasciano anche i vertici Atac e Ama”
  • L’ESPRESSO: “Virginia Raggi in crisi, la fuga è iniziata”
  • CORRIERE DELLA SERA: “Dimissioni a catena in Campidoglio Via Raineri e l’assessore Minenna Lasciano anche i vertici Ama e Atac”
  • FATTO QUOTIDIANO: “Roma, Raggi perde pezzi. Via il capo di gabinetto e il “super-assessore” Minenna. Lasciano anche vertici di Ama e Atac”
  • REPUBBLICA: “Roma, prima crisi per la giunta Raggi: si dimettono Raineri e Minenna. Lasciano anche vertici Atac e Ama”
  • IL TEMPO: “Caos Capitale, Bufera in Campidoglio, via i vertici di Ama e Atac”

Ieri pubblicai un post di approfondimento circa la possibilità di un contatto con forme di vita aliene, ebbene se oggi un marziano atterrasse a Roma, penserebbe che la responsabile di tutti i mali del mondo sia proprio lei, Virginia Raggi.

Un tiro al bersaglio ingiustificato

Lasciando stare la poca originalità dei titoli appena citati, ossessivamente ripetitivi per sedurre Google, si viene urtati da una violenta valanga verbale, difficilmente mostrata in altre situazioni. Il linguaggio scelto, è volutamente crudo: si parla di caos, crisi, tracollo, bufera. Gli esclamativi, poi, hanno il sapore dell’invidia e, allo stesso tempo, dell’odio. Quasi come se si stesse aspettando da tempo, e con una certa ansia, la possibilità di celebrare la catastrofe.

Ci si rallegra per il crack politico viscerale di quello che è, e rimane, il primo partito di Roma. Da un punto di vista psicologico, l’atteggiamento di rivalsa viene proprio espresso da un linguaggio veloce e fitto, che nulla ha a che vedere con la sintesi, asettica ed obiettiva, richiesta dall’esposizione di una notizia.

Ciò che inquieta maggiormente, inoltre, è il cuore della questione. Non siamo dinanzi a fatti di corruzione della Giunta Raggi, anzi. Almeno per il momento, la sindaca Virginia non è stata intercettata dalla Polizia, non ha raccomandato il cugino alle Poste, non ha truccato il bilancio e non si è nemmeno alzata lo stipendio.

Ma allora, vi chiedo, come mai siffatta veemenza dialettica? Soprattutto se consideriamo che la Raggi si è insediata appena 71 giorni fa.

Raramente, in passato, mi sono imbattuto in titoli altrettanto aggressivi. Non c’era forse caos durante la spensierata gestione Carraro? Non vi erano crisi interne alla Sinistra all’epoca di Rutelli e Veltroni? E il tracollo morale dell’Era Alemanno? Qualcuno si ricorda Marino?

La serpe silenziosa

Ho vissuto a Roma dal 1980 sino al 2008, trascorrendo le giornate nel mio bel Quartiere Africano, tra Corso Trieste, Ponte delle Valli e Batteria Nomentana. In 28 anni non ricordo nulla che di buono sia stato fatto,. Due campi di calcio trasformati in parcheggi, una scuola in cui pioveva, le strisce blu, le buche, la sporcizia, gli affitti stratosferici, la sosta selvaggia, i furti d’auto, i negozianti che non danno lo scontrino nemmeno ai Vigili.

Ebbene, Virginia Raggi, in tutto questo, non c’entra nulla. Non l’ho votata e non la conosco, però i problemi di Roma non sono certo colpa sua. Vedo colonne e colonne di giornale sprecate nell’ospitare litanie inutili ricamate con sensazionalismo, in assenza di fatti di corruzione e scandali sessuali.

Virginia Raggi “abbandonata”, “lasciata sola”: un gioco mediatico pericoloso quanto falso, che restituisce l’immagine ingiusta del ‘si salvi chi può’. Si cerca di affondare una nave ancora adagiata in cantiere. Lasciamola partire, diamole tempo, accidenti: abbiamo avuto 5 anni di Mafia Capitale, 7 mesi di Commissario Straordinario e ci andava bene tutto. Ora tocca alla sindaca, che ha il diritto di governare. Semplicemente perché è stata eletta.

La manovra di una parte della stampa nasconde, a voler essere poco discreti, un tentativo del Vecchio Potere di sbarrare la strada alla Raggi. Una serpe silenziosa si muove nelle viscere del sistema Italia: prima si tenta con l’Ama, (altra azienda con cui Virginia non ha mai avuto nulla a che fare), poi si alza il polverone con i media amici, tanto per. Uno scenario grottesco.

Da un lato si inneggia al cambio e alla svolta politica, pero dall’altro si rimugina per cercare di mantenere lo status quo.

Ipocrisia, invidia e memoria corta

Oltre alla serpe, mossa dai sudici sudori delle vecchie cortigiane del potere, vi è molta ipocrisia nell’attacco mediatico di cui la Raggi è vittima. Se una sindaca giovane e onesta, fino a prova contraria, eletta a maggioranza, decide di non far partire pienamente la macchina governativa va contro i propri interessi. Virginia potrebbe starsene zitta, tapparsi il naso, incassare lo stipendio e scendere a compromessi con tutti e tutto. Avremmo una Giunta, manager nelle Aziende Pubbliche e titoli più accondiscendenti sui giornali. Il fatto che preferisca lottare le fa onore: o con lei o contro di lei.

In secondo luogo, non dobbiamo sottovalutare l’invidia che ha francamente provocato la sua elezione. Sedersi a 38 anni sulla poltrona più alta del Campidoglio fa venire il sangue agli occhi a personaggi politici e non. I professionisti del potere fanno leva sulla presunta inadeguatezza della Raggi, i cittadini la considerano una sempliciotta che ha avuto fortuna nel trovarsi con Grillo al momento giusto. Superficialità, ignoranza e poco senso civico.

Gli italiani sono un popolo di ingovernabili, disse in una intervista, il nostro primo Presidente della Repubblica. Figuriamoci i romani, dico io. Persone distratte, con troppi problemi per poter interessarsi alla politica, pronti ad appoggiare l’uno o l’altro a patto di rimediarci qualcosa. Un figlio in Comune, un appaltino, un permesso per circolare in centro, il tenere aperto il pub un paio d’ore in più. Ci lamentiamo costantemente della nostra Roma ma siamo i primi a bloccare ogni cambiamento. Amiamo la nostra consuetudine fatta di compromessi e favorini, abitudini sbagliate e deleterie ma a cui siamo profondamente affezionati.

Ci stanchiamo di tutto e di tutti e, soprattutto, abbiamo la memoria corta. Ecco perché Virginia Raggi già non ci va più bene. In 71 giorni doveva risolvere tutti i problemi della Capitale. Tappare le buche a mano, costruire due linee di metropolitana, restaurare edifici pubblici e ospedali, assumere 1000 geometri, aprire 200 nuovi asili gratuiti e regalare l’abbonamento Atac a tutti, ovviamente dopo aver abbassato le tasse.

Non possiamo avere la malafede di pretendere miracoli da chi lotta, ogni giorno, contro tutti e tutto per il semplice fatto di essere donna, giovane e mamma. Personaggi assai meno credibili e meno onesti hanno avuto a disposizione mesi, anni, decenni per pasteggiare con Roma ed i romani.

Per poter voltare pagina abbiamo bisogno di persone non contaminate dalla politica parassita del passato e che, persino sul letto di morte, cerca di sferrare gli ultimi colpi attraverso un certo giornalismo da sempre abituato alla sudditanza.