Questo mercoledì 29 aprile è stata proposta la sedicesima tranche del BTp 1 marzo 2035 (ISIN: IT0005358806), con un’offerta che varia tra 1 e 1,5 miliardi di euro. Questo titolo di stato offre un cedola lorda annuale del 3,35% e un prezzo di mercato di 98 centesimi, un’opzione non trascurabile considerando che mancano meno di 9 anni alla sua scadenza e che il rendimento si attesta intorno al 3,65%. Lanciato come benchmark a 15 anni il 15 gennaio 2019, quel periodo era caratterizzato da condizioni di mercato molto diverse rispetto a oggi, con tassi di interesse vicini allo zero e lo spread italiano che superava i 250 punti base a causa delle tensioni tra il primo governo Conte e la Commissione europea riguardo al deficit.
BTp 2035, un’opportunità al momento del lancio
Durante la sua emissione tramite collocamento sindacato, il BTp 2035 venne valutato a 99,609 centesimi, con un rendimento iniziale del 3,41%. All’epoca sembrava un’affare promettente, nonostante i rischi legati al debito pubblico italiano. In quel periodo, l’inflazione non rappresentava una preoccupazione, mantenendosi al di sotto dell’1% in modo costante. Si discuteva della sua apparente sparizione come di un fenomeno strutturale, senza immaginare le sorprese che i successivi anni avrebbero riservato.
Effettivamente, il BTp 2035 si dimostrò una scelta vantaggiosa per chi lo acquistò inizialmente e riuscì a rivenderlo al picco del 2021, quando il prezzo superò i 130, consentendo guadagni fino al 32-33% solo in termini di capitale in poco più di due anni e mezzo. Questo incremento fu il risultato della combinazione di tassi negativi e degli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale Europea durante la crisi della pandemia. Coloro che non colsero quell’opportunità probabilmente si rammaricano ora.
Successivamente, il valore del bond è sceso a un minimo di 85 centesimi nell’autunno del 2023, in un periodo di aumento dei tassi di interesse, e attualmente il suo prezzo è ancora sotto la pari, a meno di 98 centesimi.
Un bilancio complessivo poco incoraggiante
Guardando indietro dall’emissione ad oggi, il BTp 2035 ha generato quasi il 24,50% lordo dell’investimento in termini di cedole, circa il 21,40% netto. Tuttavia, l’inflazione italiana ha raggiunto il 20,60% fino al mese scorso, quasi neutralizzando la perdita di potere d’acquisto. Vendendo oggi il titolo sul mercato secondario, si subirebbe una perdita in conto capitale di circa l’1,50% netto, risultato aggravato dall’imposta di bollo annuale dello 0,20%.
Questo caso è emblematico di cosa può succedere quando le condizioni di mercato cambiano drasticamente nel tempo. Il BTp 2035 avrebbe potuto essere un buon investimento se l’inflazione fosse rimasta stabile, con un rendimento netto reale vicino al 2% annuo. Ma l’esplosione successiva dei tassi e dell’inflazione ha eroso il valore reale dell’investimento. L’unico periodo favorevole è stato fino all’inizio della pandemia, quando un’enorme liquidità ha spinto al rialzo i prezzi degli asset finanziari, permettendo guadagni significativi in breve tempo.
Coloro che acquistarono il titolo in quel momento oggi registrano perdite fino al 25% del capitale “bruciato”, oltre a cedole insufficienti a contrastare l’inflazione.
La situazione attuale
Oggi, chi acquista il BTp 2035 tramite asta si ritrova un bond che potrebbe offrire un rendimento netto reale positivo. Nonostante le previsioni di un aumento, l’inflazione italiana è attualmente stimata attorno al 2% nel lungo periodo. La storia di questo titolo suggerisce cautela. Le aspettative di mercato si basano sui dati macroeconomici attuali, ma possono cambiare rapidamente a causa di eventi imprevisti, come è successo con la pandemia nel 2020, il conflitto tra Russia e Ucraina nel 2022 e ora la guerra in Iran.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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