La manovra finanziaria del governo continua a generare divisioni. I sindacati hanno sollevato numerose critiche riguardo tutti gli aspetti della nuova legge di bilancio, spaziando dalle pensioni alle tasse, fino ai bonus proposti. Secondo loro, le misure introdotte sono insufficienti per sostenere i cittadini, i quali stanno affrontando una continua erosione del potere d’acquisto di salari, pensioni e redditi in generale. La percezione è quindi universalmente negativa, come sottolineato dalle parti sociali e dalle opposizioni. Non trovano favore misure come la riduzione dell’IRPEF di 440 euro, l’aumento del bonus per le madri lavoratrici a 720 euro, la conferma del bonus spesa di 500 euro e la detassazione del 5% sui rinnovi contrattuali.
Non piace neanche l’aumento dei requisiti per le pensioni. Ma quali specifiche critiche sono state sollevate dai sindacati confederali durante le audizioni in Commissione Bilancio del Senato?
Da Riduzioni di Tasse a Bonus, le Accuse dei Sindacati
La Cisl e la Uil hanno espresso critiche in modo moderato, mentre la Cgil ha attaccato con forza l’intera struttura della manovra. Le audizioni dei sindacati si sono concluse alla Commissione a Palazzo Madama. L’aumento dei requisiti per le pensioni a partire dal 2027 è stato particolarmente impopolare. Questa misura non è ben vista da nessuno, forse nemmeno da una parte della maggioranza che, si pensa, cercherà di modificare tale aumento fino all’ultimo. In particolare, la Lega ha da tempo richiesto di fermare l’incremento di 3 mesi nei requisiti pensionistici, una regola che non nasce con l’attuale governo ma ha origine nei primi anni 2000, quando fu deciso di collegare le pensioni all’aumento della speranza di vita degli italiani, con un meccanismo di aggiustamento dei requisiti che divenne biennale con la legge Fornero.
Il governo, tuttavia, ha deciso di non procedere subito con un aumento di 3 mesi nel 2027, ma di aumentare di un mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Resta il fatto che, se mai si dovesse considerare la possibilità di annullare l’aumento, se ne discuterà nel 2026.
Dalle Riduzioni dell’IRPEF ai Bonus, Tutto è Considerato Insufficiente
Per la classe media, il taglio dell’IRPEF di 2 punti percentuali continua. Dopo il cambiamento da 4 a 3 scaglioni, ecco la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione. Questo porta a pagare il 33% anziché il 35% di IRPEF sui redditi che vanno da 28.000 a 50.000 euro. Un risparmio che può arrivare fino a 440 euro per chi guadagna 50.000 euro o più (anche se il beneficio si riduce all’aumentare del reddito a causa delle detrazioni). Per i sindacati, queste misure sono insufficienti, equivalenti al massimo al costo di un caffè al giorno.
Anche il bonus per le mamme lavoratrici per chi ha un reddito inferiore a 40.000 euro è ritenuto insufficiente. Un bonus per le famiglie con due figli, di cui l’ultimo sotto i 10 anni, o con tre figli di cui l’ultimo sotto i 18 anni.
Un’agevolazione mensile da 40 euro potenziata a 60 nel 2026 che vale un premio di 720 euro a fine anno.
Secondo i sindacati, sono necessarie politiche più incisive per stimolare la natalità, ancora troppo bassa in Italia. I 720 euro e probabilmente anche i 1.000 euro di bonus per i nuovi nati introdotti dal governo nel 2025 e validi per il biennio fino al 2026 sono considerati insufficienti.
Le Proposte dei Sindacati Oltre a Tasse e Bonus
È inevitabile che i sindacati criticassero anche le questioni relative ai rinnovi contrattuali. Il governo ha introdotto una tassazione del 5% sui rinnovi contrattuali che porteranno aumenti salariali nel 2026, estendendo l’effetto anche ai rinnovi del 2025. Questo vale per i lavoratori con redditi nel primo scaglione IRPEF, ovvero fino a 28.000 euro. Tuttavia, anche un aumento netto di 120 euro ai lavoratori è stato oggetto di critiche da parte dei sindacati. Essi infatti contestano la misura su tutti i fronti, proponendo la cancellazione totale dell’aumento dei requisiti per le pensioni, il rinnovo di tutti i CCNL nazionali per adeguarli all’incremento costante del costo della vita e l’estensione a tutti della quattordicesima mensilità.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



