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Pensione a 63 anni: Ricevi 1.500 euro dall’INPS nel 2026 se lasci il lavoro!

Dall’INPS 1.500 euro di pensione a 63 anni nel 2026 se smetti di lavorare
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Pubblicato da Enzo Conti
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La pensione anticipata tra i 63 anni e 5 mesi e i 67 anni non può eccedere i 1.500 euro mensili, questa è la restrizione dell’INPS per l’Ape sociale.

Desideri ritirarti in anticipo dalla vita lavorativa? Per farlo, dovrai cessare ogni attività lavorativa e l’INPS ti garantirà un assegno fino a 1.500 euro mensili a partire dai 63 anni e 5 mesi. Questa non è una novità nel sistema di previdenza sociale, che ha già visto l’introduzione di misure simili che prevedono il ritiro anticipato a patto che la persona interessata termini effettivamente il suo lavoro.

Con la fine di Quota 100, Quota 102 e Quota 103, quest’ultima terminata il 31 dicembre, si focalizza ora sull’Ape sociale. Questo tipo di pensione anticipata richiede la cessazione dell’attività lavorativa e offre fino a 1.500 euro lordi al mese, seguendo regole specifiche che definiscono chi può accedervi e in quali condizioni.

Il divieto di cumulare i guadagni lavorativi con quelli pensionistici

L’accesso alla pensione anticipata è possibile solo per chi rientra nelle categorie previste dal sistema attuale. Oltre alle pensioni anticipate tradizionali e contributive, ai percorsi per lavori usuranti, alle opzioni per l’invalidità e alla Quota 41 per i lavoratori precoci, l’Ape sociale rimane lo strumento principale per il passaggio alla pensione.

Questa misura è temporanea: supporta il beneficiario fino al raggiungimento dell’età pensionabile di vecchiaia e si conclude automaticamente al compimento dei 67 anni. Viene erogata dall’INPS con la stessa procedura e calendario di una pensione normale, ma con una regola chiave: durante il periodo di godimento dell’Ape sociale non si possono svolgere attività lavorative, a meno di rare eccezioni.

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La regola del non cumulo tra reddito pensionistico e reddito da lavoro è infatti uno dei principi fondamentali di questa misura. Una norma che in passato si applicava anche alle quote e che oggi rimane essenzialmente in vigore solo per l’Ape sociale.

Dall’INPS 1.500 euro di pensione a 63 anni nel 2026 se interrompi il lavoro

Nel 2026, l’accesso all’Ape sociale sarà consentito alle stesse categorie già previste negli anni passati:

  • i caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare con disabilità grave e convivente;
  • i disoccupati che hanno esaurito completamente la Naspi;
  • gli invalidi civili con almeno il 74% di riduzione della capacità lavorativa;
  • gli addetti ai lavori pesanti, a patto che abbiano svolto tali compiti per almeno 7 degli ultimi 10 anni (o 6 degli ultimi 7).

I requisiti contributivi variano: 30 anni di contributi per caregiver, disoccupati e invalidi; 36 anni per i lavoratori pesanti.

L’importo massimo è di 1.500 euro lordi al mese, per 12 mensilità. Non sono previste tredicesime, assegni familiari, integrazioni al minimo o maggiorazioni. È una misura ponte, non una pensione definitiva.

Durante il periodo di fruizione, come già accennato, vige il divieto di cumulo con redditi da lavoro. L’unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale, permesso fino a un limite di 5.000 euro annui. Se si supera questa soglia, la prestazione viene sospesa e l’interessato deve restituire le somme percepite nell’anno in cui si è verificata la violazione.

In conclusione, l’Ape sociale rappresenta oggi l’unico vero strumento di pensionamento anticipato con un assegno garantito prima dei 67 anni, ma a una condizione imprescindibile: cessare ogni attività lavorativa.

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