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Pensioni: il calcolo contributivo batte quello retributivo, scopri perché!

Pensioni con calcolo contributivo migliori di quelle retributive, strano ma vero, eppure a volte è così
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il calcolo contributivo della pensione è migliore del calcolo retributivo? A volte, sì.

Oggi affronteremo un tema che potrebbe apparire come il più grande paradosso mai discusso in tema di pensioni; tuttavia, come scopriremo, rappresenta una realtà concreta. Ci sono infatti situazioni in cui la pensione calcolata con il metodo contributivo può risultare più vantaggiosa rispetto a quella calcolata con il metodo retributivo.

In altre parole, esistono casi in cui i benefici solitamente associati al sistema retributivo non si applicano. Le riduzioni che colpiscono coloro che hanno optato per il contributivo per accedere a opzioni come Opzione Donna o Quota 103 possono essere compensate? In generale, è difficile affermare che il contributivo sia superiore poiché, nella maggior parte dei casi, il retributivo offre maggiori vantaggi.

Tuttavia, ci sono situazioni specifiche in cui il quadro si inverte.

Il calcolo contributivo: come funziona?

Non tutti sono a conoscenza del fatto che, grazie al sistema contributivo, alcuni lavoratori possono ottenere una pensione superiore a quella che otterrebbero con il sistema retributivo. Questo dipende in gran parte da come si conclude la carriera lavorativa.

Il calcolo contributivo determina l’importo della pensione basandosi sui contributi realmente versati durante l’intera vita lavorativa. Questi contributi formano il cosiddetto montante contributivo, che costituisce il capitale accumulato nel tempo.

Quando si procede alla liquidazione della pensione, l’INPS aggiorna il montante applicando i tassi di rivalutazione accumulati negli anni, e successivamente lo converte utilizzando i coefficienti di trasformazione. Queste percentuali determinano l’importo finale della pensione e tendono a essere più favorevoli quanto più tardiva è l’età di pensionamento.

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Il calcolo retributivo e il suo impatto sulle pensioni

Al contrario, il metodo retributivo si basa sulle ultime retribuzioni percepite nel corso della carriera lavorativa.

In questo caso, l’incidenza maggiore è quindi sugli ultimi anni di attività lavorativa.

Per i dipendenti si prende in considerazione la media degli ultimi 5 anni di stipendio (quota A), mentre per gli anni successivi al 1992 (quota B) si considerano le ultime 10 annualità. Per i lavoratori autonomi i periodi di riferimento sono più estesi.

La combinazione di queste quote determina la pensione finale, con gli importi adeguatamente rivalutati secondo l’inflazione.

Pensioni calcolate con il metodo contributivo superiori a quelle retributive

In generale, più elevata è la retribuzione negli ultimi anni di carriera, maggiore sarà la pensione nel sistema retributivo. Questo metodo tende quindi a favorire chi ha avuto un incremento professionale e salariale significativo verso il termine della carriera.

Invece, chi ha sperimentato una riduzione del reddito negli ultimi anni — per esempio passando a part-time, cambiando lavoro o attraversando periodi di disoccupazione — può trovare svantaggioso il sistema retributivo.

In tali circostanze, il metodo contributivo può risultare più vantaggioso, poiché valorizza l’intero percorso contributivo e non solo gli ultimi anni. Qui il vantaggio percepito del retributivo può trasformarsi in uno svantaggio per alcuni lavoratori.

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