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Tagli Pensionistici Incostituzionali: Ecco Come la Legge Fornero Ha Sbagliato

Tagli alle pensioni: rimborsi per colpa della legge Fornero ecco perché fu in parte incostituzionale
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’interruzione della perequazione secondo la legge Fornero ha portato la Corte Costituzionale a dichiarare l’inadeguatezza della rivalutazione delle pensioni come incostituzionale.

Il dibattito sulle pensioni e sulla perequazione è più attuale che mai, specialmente in un periodo di grave crisi economica dove un incremento delle pensioni sarebbe come una benedizione. In un contesto di inflazione in aumento, si auspica che le pensioni crescano in modo proporzionale.

Tuttavia, nel sistema pensionistico italiano, le modalità di rivalutazione spesso deludono: non tutte le pensioni sono aggiornate allo stesso modo. In particolare, alcune crescono meno dell’inflazione. Sebbene negli ultimi anni i tagli sono stati meno drastici, anche i sistemi di perequazione precedenti non sono stati considerati incostituzionali dalla Corte Costituzionale, a differenza di alcune parti della riforma Fornero.

Riduzioni delle pensioni: rimborsi a causa della parziale incostituzionalità della legge Fornero

Negli ultimi tempi, la Corte Costituzionale è stata sollecitata a esprimersi su numerosi ricorsi avanzati dai pensionati riguardo alla rivalutazione ridotta delle pensioni. Molti hanno lamentato un adeguamento inferiore all’inflazione, sostenendo la violazione di un principio costituzionale.

Tuttavia, per i magistrati della Corte, i tagli alla perequazione applicati alle pensioni più elevate – specificatamente quelle superiori a quattro volte il minimo –non sono incostituzionali.

Il problema riguarda principalmente le rivalutazioni previste per il 2023 e il 2024, quando era previsto:

  • 100% dell’inflazione fino a quattro volte il minimo;
  • 85% tra quattro e cinque volte;
  • 54% fino a sei volte;
  • 47% fino a otto volte;
  • 37% fino a dieci volte;
  • 32% oltre dieci volte (poi ridotto al 22% nel 2024).

Nonostante le proteste, questo sistema è stato considerato legittimo, escludendo ogni tipo di rimborso generalizzato.

Un nuovo metodo di perequazione meno severo rispetto agli ultimi anni

Oggi il sistema è meno punitivo. La rivalutazione segue un criterio progressivo, che differenzia le varie fasce di pensione:

  • 100% fino a quattro volte il minimo;
  • 90% sulla parte tra quattro e cinque volte;
  • 75% sulla parte eccedente.

Questo modello riduce l’impatto dei tagli, pur mantenendo una distinzione tra le pensioni basse e quelle più alte.

Anche in questo caso, la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del sistema. Nessuna violazione della Costituzione è stata rilevata, e non sono previsti rimborsi, a differenza di quanto accaduto in precedenza con il cosiddetto bonus Poletti, legato alla riforma Fornero.

Una cosa sono i tagli, un’altra è il blocco totale della rivalutazione

È cruciale distinguere tra taglio della perequazione e blocco totale.

La perequazione è un meccanismo automatico previsto dalla legge per preservare il potere d’acquisto delle pensioni, legato all’articolo 38 della Costituzione, che afferma:

“I lavoratori hanno diritto a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita…”

Questo principio implica che anche in pensione sia garantito un tenore di vita dignitoso.

Tuttavia, secondo la giurisprudenza costituzionale, lo Stato può limitare la rivalutazione delle pensioni più elevate per necessità di bilancio pubblico. Questa scelta è considerata legittima, a patto di non eliminare completamente l’adeguamento.

Legge Fornero e blocco della perequazione, cosa è successo in passato?

La parte della riforma Fornero giudicata incostituzionale riguardava il blocco totale della perequazione.

Durante il governo Monti, per due anni le pensioni superiori a tre volte il minimo non hanno ricevuto alcun adeguamento all’inflazione.

Questa interruzione è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 70 del 2015. Di conseguenza è nato il cosiddetto bonus Poletti, un rimborso concesso ai pensionati, sebbene in forma limitata e una tantum.

Una soluzione di compromesso è stata adottata per mitigare un impatto devastante sui conti pubblici, che altrimenti avrebbero dovuto affrontare rimborsi miliardari.

In conclusione, la distinzione è chiara: i tagli alla rivalutazione sono permessi, mentre il blocco totale no. È questa sottile differenza a delineare il confine tra ciò che è ritenuto legittimo e ciò che può essere considerato incostituzionale.

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