Subito dopo la conclusione della visita del presidente Vladimir Putin in Cina, il Ministero delle Finanze russo ha annunciato che presto sarà emessa la seconda serie di obbligazioni in yuan. La raccolta ordini è prevista per il 28 maggio, mentre la negoziazione sul mercato inizierà il 3 giugno. Il valore minimo per l’acquisto è stato stabilito in 10.000 yuan (equivalenti a circa 1.265 euro) e avranno una scadenza di 10 anni. L’importo totale dell’emissione non è ancora stato divulgato, ma si prevede che si aggiri intorno ai due miliardi di dollari.
L’emissione di obbligazioni in yuan della Russia a breve distanza dalla prima
Nel dicembre dello scorso anno, la Russia ha lanciato la sua prima emissione di obbligazioni denominate in yuan, divisa in due tranche con scadenze a 3,20 e 7,5 anni, per un valore totale di 20 miliardi di yuan (circa 2,8 miliardi di dollari).
L’aumento della durata delle obbligazioni indica una fiducia da parte di Mosca nella sua capacità di attrarre investitori. Tuttavia, non sarebbe corretto definire questa mossa come una “diversificazione” della base di investitori. A causa delle sanzioni occidentali, la Russia è tagliata fuori dai mercati finanziari internazionali ed è precluso agli investitori stranieri l’acquisto di tali asset.
Le sanzioni limitano il mercato dei capitali
Di conseguenza, quando si discute delle obbligazioni in yuan della Russia, è importante comprendere che non si prevede che attraggano capitali esteri, soprattutto dalla Cina. L’intento del governo è quello di offrire uno strumento d’investimento agli enti domestici che detengono yuan, come banche e aziende esportatrici. Dato che petrolio e gas non sono più pagabili in dollari e sono principalmente venduti in Cina o nel resto dell’Asia, i pagamenti sono effettuati in yuan.
Ciò significa che aziende come Gazprom dispongono di riserve in valuta che non possono essere utilizzate efficacemente. Emissioni di stato come questa sono destinate a risolvere questa situazione.
Quindi, l’obbligazione in yuan si inserisce in un sistema chiuso all’interno della Russia stessa. Per Mosca, è anche un test per misurare il suo grado di indipendenza dal sistema finanziario occidentale, oltre a essere un modo per il governo di ridurre il carico degli interessi. Infatti, le obbligazioni decennali in rubli offrono un rendimento del 14,79%, contro l’1,75% di quelle cinesi. Basterà offrire un tasso leggermente superiore a quest’ultimo per attrarre gli ordini, sebbene la circolazione del capitale sarà comunque molto limitata, influenzando anche la determinazione dei tassi.
Prospettive di rendimento
A dicembre, la tranche a 3,2 anni ha fissato un coupon del 6%, con un premio di 450 punti base (+4,50%) rispetto all’equivalente cinese. La tranche a 7,5 anni ha fissato un coupon del 7%, con un premio di 525 punti base (+5,25%). Basandosi su questi dati, ci aspettiamo che la nuova obbligazione decennale offra un coupon con un premio di 525-550 punti, ovvero tra il 7,25% e il 7,50%. Sarebbe un successo per la Russia, che attraverso le obbligazioni in yuan potrebbe rifinanziarsi a lungo termine con rendimenti dimezzati rispetto a quelli ottenuti in valuta nazionale.
Obbligazioni in yuan: un rischio valutario per la Russia
D’altro canto, il governo russo si espone a un rischio valutario. Un eventuale apprezzamento dello yuan rispetto al rublo aumenterebbe il costo delle cedole e del rimborso alla scadenza. Attualmente, il rublo è forte rispetto al dollaro e si trova ai massimi da luglio rispetto alla valuta cinese. Questo è anche il risultato della crisi a Hormuz, che ha mantenuto alti i prezzi di petrolio e gas, incrementando i ricavi delle aziende russe. Tuttavia, solo la fine del conflitto in Ucraina potrebbe migliorare strutturalmente l’outlook, con un possibile ritorno della Russia sui mercati internazionali.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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