Il patto tra Stati Uniti e Iran ha risvegliato gli indici delle borse globali, alleviato il mercato obbligazionario con una riduzione dei rendimenti e causato una forte diminuzione dei prezzi del petrolio, oscillando tra i 75 e gli 80 dollari per barile. Anche il prezzo del gas in Europa è ritornato ai livelli di un anno fa. L’International Energy Agency (IEA) prevede ora un surplus di petrolio di circa 5 milioni di barili al giorno per il 2027. Data questa previsione, è probabile che si assista a un’ulteriore riduzione dei prezzi, a meno che nuove tensioni geopolitiche non intervengano.
Dettagli dell’accordo USA-Iran
Si potrebbe pensare a una tempesta in un bicchiere d’acqua? È difficile affermarlo considerando le centinaia di vite perse e i danni materiali. La guerra è sempre un fenomeno estremo e traumatico. Tuttavia, l’accordo firmato tra USA e Iran su 14 punti sembra particolarmente favorevole ai pasdaran al comando a Teheran.
Sembra talmente inclinato a loro favore da far sospettare che gli americani abbiano subito una sorta di sconfitta. L’accordo comprende principalmente quattro elementi:
- riapertura immediata dello Stretto di Hormuz “senza pedaggi” per 60 giorni;
- eliminazione di tutte le sanzioni internazionali, bilaterali, primarie e secondarie;
- disgelo dei beni iraniani congelati a livello globale;
- un fondo di 300 miliardi di dollari per compensare l’Iran per i danni subiti durante il conflitto.
Enormi fondi destinati all’Iran
Chiunque abbia una conoscenza base di storia sa che le indennità di guerra vengono di solito imposte ai paesi sconfitti dai vincitori. Questo fu il caso della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, che dovette pagare pesanti riparazioni a Francia e Regno Unito. Il presidente Donald Trump ha specificato che gli Stati Uniti non pagheranno direttamente, ma saranno i loro alleati del Golfo Persico a farlo.
Questo significa che la superpotenza ha scaricato il peso degli indennizzi su nazioni come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait, ecc. I dettagli sono ancora da definire, ma si prefigura un sorta di pedaggio all’Iran per il transito attraverso lo stretto e l’esportazione di petrolio, gas e altre merci.
Rimozione delle sanzioni e sblocco degli asset
In questo scenario, l’Iran si è guadagnato un privilegio che precedentemente non possedeva. E i suoi “nemici” subiranno un costo per poter esportare liberamente, cosa che prima facevano senza ostacoli fino alla fine di febbraio. È evidente chi sia il vincitore di questo accordo tra USA e Iran. Inoltre, le esportazioni di petrolio iraniane saranno nuovamente permesse, con due conseguenze significative: le vendite avverranno in maniera trasparente e per volumi maggiori rispetto a prima; i prezzi saranno quelli di mercato, senza sconti.
Anche da questa prospettiva, l’Iran trae vantaggio. Senza dimenticare lo sblocco degli asset congelati, che ammontano a oltre 100 miliardi di dollari. Gli USA si sono impegnati a restituirli gradualmente, man mano che l’Iran rispetterà gli accordi presi. Quali? In pratica, uno su tutti: la rinuncia al programma nucleare per fini bellici. Concretamente, i 400 kg di uranio arricchito al 60% saranno “diluiti” sotto la supervisione di istituzioni internazionali come l’IEA.
La sottovalutazione della variabile Hormuz
Nonostante i chiari benefici per l’Iran, resta incerto quale vantaggio ne trarranno gli USA. Le truppe americane dovranno ritirarsi dall’area circostante la repubblica islamica, e i suoi alleati (incluso Israele) dovranno impegnarsi a non attaccare territori esteri, come Libano, Siria, Iran stesso, ecc. Come è possibile che la più grande potenza economica, militare e geopolitica del mondo abbia firmato un tale accordo?
Ricordate come iniziò questa guerra? Era fine febbraio e gli USA insieme a Israele attaccarono Teheran, pensando che la popolazione, già in rivolta all’inizio dell’anno, avrebbe rovesciato il brutale regime dell’ayatollah Khamenei. Il conflitto doveva durare pochi giorni. Fu sorprendente notare come gli USA non avessero considerato la variabile Hormuz. Lo stretto divenne immediatamente l’asset strategico controllato dai pasdaran per colpire economicamente il nemico e i suoi alleati, resistendo agli attacchi. Una mossa decisamente efficace, bisogna ammetterlo.
L’accordo con gli USA trasforma l’Iran in una potenza regionale
Gli Stati Uniti sono stati costretti nelle settimane seguenti a cercare un’intesa con l’Iran per evitare che la chiusura di Hormuz causasse un aumento persistente dell’inflazione. Il regime islamista ha preso tutto il tempo necessario per negoziare senza apparire disperato nel voler raggiungere un compromesso. Nonostante l’economia iraniana abbia subito danni, specialmente dal 13 aprile con il blocco delle sue navi da parte degli americani, non si è verificato il collasso economico e istituzionale previsto da Washington all’inizio.
I pasdaran escono dalla guerra più forti di prima, mantenendo il controllo del potere al posto del nuovo ayatollah, forse più morto che vivo. A breve, gestiranno un aumento dei flussi di petrolio e fondi fino a 400 miliardi di dollari (anche se non tutti subito) tra indennizzi e asset sbloccati. Una cifra superiore all’intero PIL. Infine, imporranno la loro supremazia nella regione con il controllo dello stretto.
Non lo chiameranno pedaggio, ma piuttosto costo per servizi di assistenza. La realtà è che gli USA hanno involontariamente elevato l’Iran da stato paria a potenza regionale in soli quattro mesi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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