Il sostegno di Trump alle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz
Nella serata di ieri, il presidente Donald Trump ha fatto uso del suo canale social Truth per comunicare una decisione significativa riguardante le petroliere che passano attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha dato istruzioni alla United States Development Finance Corporation di offrire una copertura assicurativa contro il rischio politico a “tariffe estremamente competitive”. Inoltre, se si rendesse necessario, la Marina degli Stati Uniti sarà pronta a scortare queste navi per proteggerle da possibili aggressioni iraniane. Trump ha assicurato che queste misure verranno implementate “il più rapidamente possibile” e si applicheranno a “tutte le compagnie petrolifere interessate”.
La scorta di Trump alle petroliere non abbassa i prezzi
Nonostante l’annuncio, il prezzo del petrolio Brent è diminuito da circa 81,44 dollari a 78,87 dollari al barile subito dopo la pubblicazione del post di Trump. Questa mossa era intesa a stabilizzare i prezzi del petrolio e del gas, che hanno visto un’impennata a seguito degli attacchi coordinati di USA e Israele contro l’Iran, alimentati dalle preoccupazioni per una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio vitale è responsabile del transito di fino a 20 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi un quinto della produzione globale e un terzo del trasporto marittimo di petrolio.
Nonostante lo stretto non sia sotto il controllo diretto dell’Iran, esiste la preoccupazione che l’Iran possa attaccare le petroliere per impedirne il passaggio, causando così danni significativi alle economie occidentali e ai paesi esportatori nemici nella regione. Oggi, il prezzo del Brent è salito fino a 84 dollari mentre il prezzo del gas europeo ha raggiunto i 56 euro per Mega-wattora. Tuttavia, i mercati sembrano scettici riguardo l’efficacia della scorta promessa da Trump, probabilmente perché poche compagnie sono disposte a correre rischi.
Nonostante ciò, verso la metà della giornata di trading, il prezzo del petrolio è sceso a 82,60 dollari e quello del gas europeo è diminuito a meno di 50 euro.
Il problema dell’energia cara riguarda anche gli USA
L’incremento di produzione promesso dall’OPEC a partire da aprile sembra avere poco effetto. Il vero problema non è tanto una mancanza di petrolio sul mercato internazionale, quanto la capacità di trasportarlo. Le restrizioni allo Stretto di Hormuz impediscono a produttori come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, l’Iraq, il Bahrein, il Qatar, l’Oman e lo stesso Iran di esportare il loro petrolio. Questo rappresenta un’arma strategica per Teheran, colpendo direttamente anche gli Stati Uniti che soffrono del caro energia. In un periodo di elezioni, il governo statunitense cerca di evitare di irritare le famiglie con aumenti dei prezzi del carburante e delle bollette energetiche.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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