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Boom delle esportazioni italiane nonostante dazi e caos: +3,3% nel 2025 grazie ai farmaci

Le esportazioni italiane sfidano dazi e caos geopolitico: +3,3% nel 2025 grazie ai farmaci
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’industria farmaceutica guida l’espansione dell’export italiano, che mostra una crescita sorprendente nel 2025 nonostante tariffe e disordini geopolitici.

L’anno 2025 ha rappresentato un periodo di notevole successo per l’export italiano, che nonostante le sfide poste dai dazi imposti dagli Stati Uniti e da un contesto geopolitico turbolento, ha visto un incremento significativo. Il settore che ha maggiormente contribuito a questo sviluppo è stato quello dei farmaci, con un aumento delle vendite internazionali del 28,5% rispetto al 2024, raggiungendo un totale di 69,39 miliardi di euro. Questo aumento di quasi 15,5 miliardi ha costituito il 75% della crescita totale delle esportazioni italiane. Senza questo settore, il surplus commerciale avrebbe registrato un calo. Invece, è aumentato a 50,75 miliardi, rispetto ai 48,3 miliardi dell’anno precedente, con un incremento del 5,6%.

Il settore farmaceutico e l’agroalimentare guidano l’export italiano

Nel dettaglio, le esportazioni italiane sono aumentate a 643 miliardi di euro, registrando una crescita annuale del 3,3% (+2,6% in termini di valore e +0,7% in volume).

I principali mercati di destinazione per i nostri prodotti sono stati la Germania, con l’11,3%, e gli Stati Uniti, con il 10,4%. Anche le importazioni sono cresciute del 3,1%, raggiungendo i 592,3 miliardi di euro (+1,1% in valore e +2% in volume). Il saldo positivo è stato favorito anche dalla riduzione del deficit energetico, che è diminuito a 46,94 miliardi dai 54,29 miliardi del 2024 (-7,35 miliardi).

Coldiretti ha espresso soddisfazione per il boom dell’agroalimentare, che ha raggiunto il record di 73 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto al 2024. L’obiettivo di raggiungere i 100 miliardi entro il 2030 sembra più vicino. I principali mercati di destinazione per i nostri prodotti di punta sono stati la Germania (11,2 miliardi), la Francia (7,9 miliardi), gli Stati Uniti (7,5 miliardi, in calo del 5%), il Regno Unito (4,9 miliardi), la Russia (680 milioni) e la Cina (670 milioni).

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Impatto limitato dei dazi

E come si è comportato il commercio con gli Stati Uniti? Le esportazioni non hanno risentito dei dazi, aumentando di un ulteriore 7,2% a 69,39 miliardi di euro. Tuttavia, l’aumento delle importazioni è stato ben più significativo: +35,9% a 35,41 miliardi.

Il surplus commerciale con la superpotenza è sceso da 38,8 miliardi nel 2024 a 34,19 miliardi nel 2025. Nonostante tutto, la situazione rimane positiva. E sono proprio i farmaci a permettere all’export italiano di mantenere la sua posizione nel principale mercato mondiale. Se nel corso dell’intero 2024 avevamo venduto farmaci per 9,9 miliardi di euro, nel primo semestre dell’anno scorso il dato ha mostrato un incremento esplosivo del 78%.

Resta da vedere quanto le scorte accumulate dalle aziende farmaceutiche prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump abbiano influenzato questi numeri. L’effetto stock è indubbio, ma il trend positivo è evidente da tempo ed è sostenuto dall’aumento delle spese farmaceutiche americane, che superano i 5.000 miliardi di dollari all’anno. Le aziende locali non riescono a soddisfare la domanda, pertanto si rivolgono a società come Chiesi, Menarini, Recordati e Zambon, specialmente per quanto riguarda farmaci immunologici, oncologici e vaccini.

La bilancia commerciale rimane dipendente dagli USA

L’export italiano dimostra resilienza e continua a fare affidamento sulla domanda estera, nonostante un contesto globale incerto e sfavorevole. Il successo dei farmaci contraddice la credenza comune che all’estero l’Italia esporti principalmente pasta, parmigiano, olio, vino e arance. Questi dati evidenziano l’importanza cruciale di nuovi accordi commerciali, come quelli recentemente stipulati dall’UE con Mercosur e India. La diversificazione dei mercati di destinazione è fondamentale per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Ancora nel 2025, il surplus commerciale con essi ha rappresentato il 67,4% del totale, sebbene in calo dall’80,3% del 2024.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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