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Cassazione Approva: Precari Possono Cumulare Naspi e Stipendio! Scopri Come

Ai precari Naspi e stipendio insieme, lo stato di bisogno è riconosciuto dai giudici della Cassazione
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Pubblicato da Enzo Conti
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Naspi non rimborsabile all’INPS quando un giudice determina che l’assunzione a termine doveva essere a tempo indeterminato.

La Naspi rappresenta l’indennità di disoccupazione fornita dall’INPS a coloro che perdono il lavoro involontariamente. Questa è una delle principali forme di protezione sociale in Italia.

La Naspi può essere ricevuta anche mentre si continua a lavorare, ma solo se si svolge un’attività con un reddito molto basso, il che riduce considerevolmente l’importo dell’indennità. Invece, chi guadagna uno stipendio normale non ha diritto al beneficio, dato che l’indennità si basa sul principio dello stato di necessità del richiedente.

Tuttavia, vi è un’eccezione notevole: in certi casi, la Naspi complementa lo stipendio.

Questo include le somme percepite in passato che, precedentemente, dovevano essere rimborsate all’INPS in caso di nuovo impiego, ma che ora – a seguito di una decisione della Corte di Cassazione – rimangono nelle mani dell’ex disoccupato. La novità interessa i lavoratori precari che, dopo un procedimento legale, vedono trasformato il loro contratto in uno a tempo indeterminato.

Ai precari Naspi e stipendio insieme: la decisione della Cassazione

Per proteggere i lavoratori precari con contratti a termine, la Cassazione ha introdotto una nuova direttiva sull’obbligo di rimborsare la Naspi.

In caso di contenzioso per l’impiego abusivo di contratti a termine, se il dipendente vince la causa, il rapporto di lavoro deve essere convertito da tempo determinato a tempo indeterminato.

Normalmente, il lavoratore avrebbe ricevuto la Naspi una volta terminato il contratto. In passato, l’INPS poteva richiedere il rimborso dell’importo erogato, poiché il rapporto era “coperto” retroattivamente dal nuovo contratto.

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Ora la Cassazione ha deciso che la Naspi non deve essere restituita, anche se il dipendente è reintegrato e riceve gli stipendi arretrati.

Se il reintegro è retroattivo, la Naspi resta al lavoratore

I giudici della Cassazione hanno precisato che, quando un tribunale del lavoro riconosce la retroattività dell’assunzione a tempo indeterminato, il lavoratore ha diritto di mantenere la Naspi ricevuta.

La ragione è chiara: lo stato di necessità sussisteva realmente nel periodo di disoccupazione, a prescindere dal successivo riconoscimento dell’illegittimità del contratto. In sostanza, la persona aveva perso lo stipendio e aveva diritto alla protezione, anche se in seguito il giudice ha imposto il reintegro coprendo i mesi di inattività.

Con la sentenza n. 23876 del 26 agosto, la Cassazione ha quindi stabilito che la Naspi può essere mantenuta anche in presenza di:

  • nuovo contratto a tempo indeterminato con effetto retroattivo;
  • stipendi arretrati riconosciuti;
  • eventuale risarcimento danni disposto dal tribunale.

Il caso concreto esaminato dalla Cassazione

Il caso è nato dal ricorso dell’INPS contro un lavoratore precario.

Quest’ultimo, dopo la scadenza di un contratto a termine, aveva ricevuto un anno di Naspi. Successivamente, il contratto è stato giudicato illegittimo, con trasformazione a tempo indeterminato retroattivo e riconoscimento di un risarcimento una tantum di 18.000 euro, a carico del datore di lavoro, oltre al versamento dei relativi contributi previdenziali.

Secondo l’INPS, in questi casi l’indennità dovrebbe essere restituita, poiché il vuoto reddituale è stato colmato.

La Cassazione, invece, ha stabilito che la Naspi non deve essere restituita, poiché al momento della sua erogazione esisteva un reale stato di necessità.

Naspi e stipendio insieme: una novità per i lavoratori precari

Questa sentenza introduce una situazione particolare. Alcuni lavoratori, a seguito di dispute legali, possono trovarsi a incassare sia la Naspi che lo stipendio (o un risarcimento equivalente).

Un orientamento che rinforza la tutela dei lavoratori precari, riconoscendo che il supporto ricevuto nei periodi di disoccupazione era comunque legittimo e dovuto.

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