Per ridurre il deficit al 4,6% del PIL entro il 2026, la Francia deve trovare 43,8 miliardi di euro. È in atto una generale ricerca di economie nel budget, che colpisce diversi settori. I lavoratori dovranno fare a meno di due giorni festivi: il lunedì dell’Angelo e l’8 maggio, e ci saranno riduzioni nei fondi destinati alla sanità per un totale di 5 miliardi di euro, includendo anche l’aumento del ticket sanitario per l’acquisto di farmaci a 100 euro all’anno per persona. Inoltre, il primo ministro François Bayrou si sta concentrando sui cosiddetti “falsi disoccupati”, con l’obiettivo di tagliare le spese per i sussidi di disoccupazione.
La necessità di ridurre i sussidi di disoccupazione
La situazione è piuttosto intricata.
Il predecessore di Bayrou, François Fillon, aveva introdotto nel 2008 una normativa sulle “ruptures conventionelles”, ovvero sulle risoluzioni consensuali dei contratti di lavoro. Questo meccanismo permette una via di mezzo tra il licenziamento e le dimissioni volontarie, facilitando la flessibilità nel rigido mercato del lavoro francese. Come funziona? Datore di lavoro e dipendente possono accordarsi per la terminazione del contratto. Il dipendente rinuncia a fare cause e si evitano così costi e tempo.
Questo sistema ha contribuito all’aumento dei cosiddetti “falsi disoccupati”. Ad esempio, nell’ultimo anno sono state registrate oltre 500.000 risoluzioni consensuali. Secondo il premier, molti di questi casi sono “démissions déguisées”, cioè dimissioni travestite. Qual è lo scopo? Chi accetta questo tipo di accordo ha diritto a ricevere il sussidio di disoccupazione. Molti lavoratori francesi, quindi, simulerebbero un accordo con il datore di lavoro per lasciare l’impresa.
In realtà, stanno semplicemente sfruttando questa possibilità legale per dimettersi e ottenere comunque il sussidio.
Macron riconsidera gli accordi tra impresa e lavoratori
Anche il presidente Emmanuel Macron, l’anno scorso, ha criticato questa misura, contraddicendo una sua promessa elettorale. Ha proposto restrizioni, come l’obbligo per il lavoratore di presentare un piano alternativo. Tuttavia, prima delle elezioni presidenziali del 2022, aveva assicurato alla popolazione che le risoluzioni consensuali sarebbero state permesse ogni 5, 6 o 7 anni. Le esigenze di bilancio lo hanno fatto cambiare idea.
Di conseguenza, i francesi sono passati dall’idea di lavorare solo 35 ore a settimana all’eliminazione di due giorni festivi, e persino a normative più severe per ottenere il sussidio di disoccupazione. Bayrou è stato esplicito: “dobbiamo lavorare di più”. Questo è difficile da accettare per una nazione amante delle vacanze e molto attaccata ai propri diritti. A sinistra, la caccia ai falsi disoccupati è considerata da mesi inappropriata. Le Monde, ad esempio, mette in discussione i dati e sostiene che il fenomeno delle dimissioni mascherate sia meno diffuso di quanto vogliano far credere l’Eliseo e Palazzo Matignon.
Continuare la caccia ai falsi disoccupati?
Sia la destra che la sinistra concordano sulla necessità di sfiduciare Bayrou. C’è un problema? Il bilancio deve comunque essere risanato. Per loro sarebbe meglio che le misure più impopolari fossero attuate ora, così chiunque succeda a Macron nel 2027 troverà una situazione di bilancio pubblico meno critica.
Il primo ministro è chiaro sulla sua intenzione di fare il “lavoro sporco” per tutti. Chiede di essere lasciato operare libero fino a quando sarà necessario.
In Italia, situazioni simili sono state affrontate dai governi tecnici. In particolare, il governo di meno di un anno e mezzo guidato dal Prof. Mario Monti è rimasto così impopolare nell’immaginario nazionale da avere travolto elettoralmente i partiti che lo sostenevano. Il Partito Democratico ha perso da allora credibilità tra le fasce sociali più deboli, mentre a destra è stata Forza Italia a eclissarsi. E se c’è qualcosa che non si può rimproverare alla classe politica francese, è l’ignoranza. Se ha seguito il caso italiano, sa che l’opportunismo può avere un prezzo molto alto. La caccia ai falsi disoccupati, in fin dei conti, appare come una misura meno impopolare rispetto ad altre iniziative del governo.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



