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Perché sentiamo l’aumento dei prezzi più dell’inflazione ISTAT? Scopri il motivo!

Perché la crescita dei prezzi al consumo ci sembra più alta dell’inflazione ISTAT?
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’incremento dei costi per i consumatori in Italia (e in altre economie) appare superiore rispetto ai dati ufficiali sull’inflazione.

Oggi l’ISTAT ha annunciato che l’inflazione di ottobre in Italia è diminuita all’1,2% su base annua, il livello più basso negli ultimi dodici mesi. L’aumento dei prezzi al consumo ha mostrato una decelerazione, registrando addirittura un calo dello 0,3% rispetto a settembre. Nell’ultimo semestre, l’incremento dei prezzi è stato praticamente nullo. Di conseguenza, negli ultimi mesi gli italiani non hanno continuato a perdere potere d’acquisto. Questa è una notizia positiva che tuttavia non riesce a convincere molte famiglie, le quali percepiscono ancora un aumento costante del costo della vita entrando nei supermercati.

Un’escalation dell’inflazione negli anni recenti

Spesso economisti e media fanno riferimento alla “percezione” per differenziarla dai dati ufficiali.

I dati rivelano che l’aumento dei prezzi negli ultimi cinque anni fino al mese scorso è stato di circa il 20% (19,7%). Questa percentuale, sebbene elevata, non sembra giustificare un’allerta immediata. Ci fu un periodo in Italia, quando l’inflazione annua raggiungeva questi livelli. Per più di un decennio, fino al 1983, l’inflazione rimase a due cifre. La differenza sostanziale è che allora anche i salari nominali aumentavano e, inoltre, stiamo parlando di quasi due generazioni fa.

Esiste una ragione per cui l’aumento dei prezzi ci sembra più drastico di quanto realmente sia. Nei cinque anni che precedono l’ultimo quinquennio, l’inflazione era stata complessivamente del 2,3%. Di fatto, si è verificata un’accelerazione di 8,6 volte da un lustro all’altro. È come passare da un treno che viaggia a 20 km/h a uno che supera i 170 km/h. La differenza è ancora più marcata per chi la vive personalmente.

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Impennata dei prezzi alimentari e delle bollette

Ma non è l’unico motivo dietro questa percezione. L’aumento dei prezzi per i prodotti alimentari è stato del 28,6% negli ultimi cinque anni, contro il 4,9% del quinquennio precedente. Si tratta di un’accelerazione quasi sei volte superiore (5,8) per beni essenziali. Ancora più notevole è l’aumento delle bollette, che hanno visto un incremento del 39,3% rispetto allo 0,7% del periodo precedente, un’accelerazione di oltre 56 volte. Alimenti e bollette pesano maggiormente sui redditi più bassi. Ecco perché molte famiglie a reddito fisso avvertono aumenti più significativi rispetto a quelli indicati dai dati generali sull’inflazione.

La buona notizia è che la crescita dei prezzi si è attenuata. Negli ultimi tre anni è stata del 3,9%, e negli ultimi due anni del 2,2%. Il picco sembra essere stato raggiunto questa estate e da allora i prezzi sono diminuiti. Tuttavia, i prezzi degli alimentari hanno registrato un aumento del 5,3% nell’ultimo biennio. Le bollette, d’altra parte, si sono stabilizzate: -1,9% su base annua, -22,2% dal picco raggiunto nell’autunno del 2022. A dare speranza per un trend discendente o almeno stabile sono i prezzi alla produzione delle imprese: +1,1% annuo a settembre, -16,4% dai massimi di fine 2022.

Rallentamento della crescita dei prezzi, fiducia dei consumatori in aumento

La percezione rimarrà negativa finché gli stipendi non avranno recuperato completamente o in larga parte il potere d’acquisto perduto negli anni.

I rinnovi contrattuali potrebbero già aiutare nei prossimi mesi. La fiducia dei consumatori è salita ai massimi degli ultimi anni, spinta dal clima attuale e personale. Questo indica che qualcosa sta cambiando in positivo, sia a livello microeconomico che macroeconomico. Se la crescita dei prezzi dovesse rallentare ulteriormente o addirittura invertire temporaneamente la tendenza, l’ottimismo tra le famiglie potrebbe consolidarsi.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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