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Poste-TIM: Il ritorno dei telefoni di stato dopo 30 anni, il mercato reagisce!

Poste-TIM, il mercato azzera subito il premio: telefoni dello stato dopo 30 anni
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il vantaggio proposto da Poste Italiane agli investitori di TIM tramite l’OPAS annunciata domenica sera è rapidamente evaporato nel corso delle contrattazioni di borsa.

La giornata di ieri è stata particolarmente turbolenta per i mercati finanziari internazionali, che hanno mostrato notevoli fluttuazioni a seguito delle notizie provenienti dal conflitto nel Golfo Persico. Per Poste Italiane e TIM, è stata la prima vera prova di mercato dopo l’annuncio, da parte di Poste, di un’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) sul capitale di TIM con un premio superiore al 9%. I dettagli dell’offerta includono:

  • 0,0218 azioni di Poste per ogni azione di TIM conferita
  • un pagamento aggiuntivo in contanti di 16,70 centesimi per ogni azione di TIM conferita
  • l’offerta è valida se Poste acquisisce almeno il 66,67% del capitale di TIM
  • delisting delle azioni TIM dalla Borsa Italiana una volta completata l’operazione

Il vantaggio di Poste per TIM annullato

Considerando che il prezzo delle azioni di Poste Italiane era di 21,45 euro al termine della sessione di venerdì 20 marzo, e quello delle azioni TIM era di 0,58 euro, l’OPAS era stata valutata con un premio superiore al 9%, portando la valutazione della compagnia telefonica a 63,46 centesimi: (0,0218 x 21,45) + 0,167. Tuttavia, le negoziazioni di ieri hanno visto questo premio svanire completamente, dato che il prezzo delle azioni TIM è salito a 61 centesimi, con un incremento di circa il 6%. Invece, il prezzo delle azioni di Poste è diminuito della stessa percentuale, scendendo sotto i 20,20 euro. In conclusione, già nel primo pomeriggio di ieri l’OPAS si presentava con uno sconto dello 0,50%.

Che cosa implica questo? Il mercato richiede un prezzo più elevato e sembra credere che questo verrà offerto. Questa tendenza si è manifestata recentemente in Italia con tutte le OPAS e OPA realizzate, in particolare nel settore bancario. Gli offerenti iniziano con prezzi bassi, anticipando un possibile aumento dell’offerta, o gli azionisti tendono a sopravvalutare il valore delle proprie azioni.

Nei mesi a venire, dopo l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, si vedrà se Matteo del Fante riuscirà a ottenere il controllo completo dell’ex monopolista delle telecomunicazioni.

Ritorno al controllo statale dopo trent’anni

Per lo Stato, significherebbe riprendere il controllo del settore delle telecomunicazioni, quasi trent’anni dopo la privatizzazione di Telecom Italia, all’epoca conosciuta come SIP. È sorprendente pensare che le azioni furono quotate a 10.902 lire, equivalenti a 5,63 euro, più di nove volte il loro attuale valore di mercato. Nel frattempo, TIM ha perso la sua rete a seguito dello scorporo nel 2024, un processo che ha richiesto anni di duro lavoro e non poche controversie. Lo stato italiano riacquisirà il controllo tramite Poste, che è detenuta al 29,26% dal Tesoro e al 35% dalla CDP, ente anch’esso del Tesoro.

Questi dati riflettono le vicissitudini del mercato delle telecomunicazioni italiano nel corso degli anni, tra vendite poco trasparenti, passaggi di controllo da una compagnia straniera all’altra e la mancanza di piani aziendali proiettati verso il futuro. Quindi, si assiste a un ritorno al passato, con la speranza di non ripetere gli errori di un tempo. Sebbene sia importante notare che Poste, pur essendo di proprietà statale, gode di sufficiente autonomia ed è considerata una società privata a tutti gli effetti da più di un decennio, con un modello di business unico.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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