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Riforma Cittadinanza: Cambiamenti Radicali nell’Occidente, Scopri Perché!

Riforma del diritto di cittadinanza, perché l’aria è cambiata in tutto l’Occidente
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il recente referendum ha visto un ampio rifiuto, anche tra gli elettori di sinistra, del diritto alla cittadinanza accelerata.

Dopo il risultato negativo del referendum di giugno, il dibattito sulla riduzione dei tempi per ottenere la cittadinanza persiste. Se i politici si lamentano dell’assenteismo agli urne, è bene che riflettano su tali tematiche. È ancor più grave che tale tema sia stato sollevato da un partito del centro-destra al governo, apparentemente per motivi strumentali e per regolare i conti con l’alleato della Lega. Durante il weekend è emerso che Marina Berlusconi nutra “dubbi” riguardo alla proposta del leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Invece di concentrarsi sullo “ius scholae”, la figlia dell’ex premier preferirebbe che il partito, cofinanziato con il fratello Pier Silvio, si focalizzasse su argomenti più vicini agli interessi dell’elettorato azzurro: fisco, libertà di mercato, giustizia, ecc.

Questi sono, d’altronde, i temi che possono realmente attrarre voti, non perderli.

Un Occidente in una nuova fase storica

Alcuni sostengono che una lotta, se giusta, debba essere combattuta anche se impopolare. Questo è vero. Tuttavia, la lotta per una cittadinanza rapida non è né popolare né necessariamente giusta. Questa problematica interessa tutto l’Occidente. Negli USA, il presidente Donald Trump ha proposto di abolire lo storico “ius soli”, che ha permesso per secoli ai nati sul suolo americano di ottenere automaticamente la cittadinanza. Questo diritto era nato dalla necessità di aumentare rapidamente la popolazione in una nazione giovane e a lungo spopolata in molte aree fino a pochi decenni fa.

Stiamo vivendo un’altra era storica. I partiti di destra e di sinistra dovrebbero riconoscerlo invece di insistere nel promuovere visioni ideologiche obsolete. L’Europa è in uno stato avanzato di declino demografico.

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Molti potrebbero pensare che, proprio per questo motivo, sia necessario riformare in senso espansivo il diritto di cittadinanza. Ma tale riforma rischierebbe di trasformarsi in un progetto di sostituzione etnica, una cosa che nessun popolo ha mai perseguito consapevolmente nella storia. Inoltre, l’Europa ha bisogno di attrarre immigrati selezionati sotto il profilo socio-economico, capaci di contribuire significativamente alla società.

Selezione all’ingresso

È illusorio pensare che gli immigrati che arrivano sulle coste siciliane, spesso privi di istruzione e mossi dalla disperazione, possano finanziare le nostre pensioni. Dare la cittadinanza a chi non ha le competenze di base non porterà alla formazione di eccellenti ingegneri. La cittadinanza deve essere un percorso consapevole e desiderato da chi vuole diventare europeo anche sulla carta, dopo aver contribuito in modo tangibile e positivo alla nostra società. Sono necessari stranieri istruiti, capaci di integrarsi e di creare ricchezza. Se considerate i dati sul PIL, noterete che in Italia gli stranieri contribuiscono alla ricchezza nazionale in misura proporzionale alla loro percentuale demografica, quindi non stanno migliorando il nostro benessere economico. In molti casi, inoltre, i contributi fiscali e le tasse che pagano sono inferiori ai servizi di cui beneficiano.

Se continuiamo ad aprire le frontiere indiscriminatamente, il fallimento sarà inevitabile. Questa problematica si riscontra anche all’estero. In Germania, si discute da anni del “turismo del welfare”: molti cittadini extra-comunitari usufruiscono di sussidi statali senza aver mai lavorato. La Brexit nel Regno Unito è stata in parte una risposta a cittadini est-europei che potevano accedere a diritti sociali senza aver mai contribuito al sistema fiscale britannico.

Anche la sinistra boccia la cittadinanza breve

La proposta di cittadinanza breve è stata respinta anche da un quarto degli elettori che hanno partecipato ai referendum di giugno. Analisi indicano che 3 milioni di elettori, presumibilmente di centro-sinistra, hanno votato contro la proposta dei loro leader politici e dei sindacati. Questo dimostra come l’ideologia possa spesso offuscare la visione di chi fa politica. Non è scritto da nessuna parte che il periodo per diventare italiani debba essere di 5 o 10 anni. Il problema è un altro: inviare al mondo il messaggio che un’economia stagnante da 30 anni e con nascite ai minimi storici sia disposta ad accogliere chiunque. Ciò di cui abbiamo bisogno è esattamente il contrario, ovvero attrarre chi possiede capitali, voglia investirli e puntare sull’Italia, creando opportunità per sé e per i residenti. Alcuni lo chiameranno classismo, altri lo vedranno come un semplice istinto di sopravvivenza.

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