Nonostante l’inizio del 2026 sia stato da poco, molte persone esprimono il desiderio di investire, ma le statistiche raccontano una realtà opposta. I risparmi degli italiani sono considerevoli, con cifre che a novembre superavano i 1.860 miliardi di euro nei conti bancari. Questa situazione rivela due aspetti del nostro carattere nazionale: un timore del futuro che ci porta a risparmiare più del necessario, e una tendenza a parlare molto di investimenti senza poi concretizzarli. Questo comportamento è anche il risultato di una limitata educazione finanziaria, che fa sì che molte famiglie ignorino persino gli strumenti più sicuri e basilari come i titoli di stato.
Risparmi degli italiani nel 2026, conti gonfi
Nel corso dell’ultimo anno, la liquidità sui conti ha fruttato meno dell’1% in media. Recentemente, abbiamo calcolato che la mancata investitura di questi fondi ha causato una perdita di circa 50 miliardi di euro. Abbiamo anche suggerito che solo un terzo della media dei conti correnti dovrebbe essere investito in un portafoglio conservativo. L’inflazione in Italia è stata piuttosto contenuta nel 2025 e si prevede un ulteriore rallentamento per quest’anno, una notizia positiva per i consumatori, sebbene arrivi dopo un periodo di forte crescita. Tuttavia, è probabile che anche nel 2026 le banche continueranno a offrire tassi molto bassi sui risparmi degli italiani.
Incremento nei consumi di servizi
Questa dinamica suggerisce che le famiglie vedranno erodere ulteriormente il potere d’acquisto dei loro risparmi. E quali potrebbero essere le ripercussioni sul fronte dei consumi? Studi comportamentali indicano che gli italiani stanno privilegiando sempre più le “esperienze” rispetto ai beni materiali.
Concretamente, si parla di turismo sia interno che estero, gastronomia, e attività culturali e sportive. Questi sono gli “experience goods” che alimentano la cosiddetta “memory economy”, una tendenza ormai consolidata nelle economie avanzate.
Un forte desiderio di investire… in teoria!
L’interesse verso gli investimenti per l’efficienza energetica è anche in crescita. L’aumento dei costi energetici degli ultimi anni ha reso necessarie modifiche agli immobili per renderli più ecologici e meno onerosi in termini di spese energetiche. Inoltre, tra il 60 e il 70% degli italiani dichiara di voler investire i propri risparmi nel 2026, una percentuale ben superiore a quella del 25% che ha già investito o si prevede che lo farà. La differenza tra le intenzioni e le azioni effettive è legata a comportamenti radicati difficili da modificare. Siamo un popolo tradizionalmente orientato al risparmio, anche se recentemente abbiamo meno opportunità di farlo rispetto ad altri in Europa. Storicamente, tuttavia, non siamo stati altrettanto inclini o capaci di investire nei mercati finanziari, con l’eccezione del settore immobiliare.
Classi di asset tutte apparentemente rischiose
Il nostro relativamente basso livello di indebitamento privato offre ulteriori indizi su come siamo: evitiamo i rischi e non facciamo passi più lunghi della gamba.
Per molti italiani, indebitarsi significa quasi esclusivamente stipulare un mutuo per la prima casa. Questo è socialmente accettato e visto come l’unico debito giustificabile. Gli altri tipi di debito non sono considerati necessari. Dopo il 2025, diventa oggettivamente più complesso orientarsi tra le diverse classi di asset: azioni, obbligazioni, fondi, materie prime, metalli preziosi, etc.?
Le borse sembrano sovravvalutate, in particolare quella americana. Piazza Affari ha visto un forte rialzo, tornando ai livelli massimi dal nuovo millennio. I rendimenti delle obbligazioni a lungo termine sono aumentati, ma è incerto come si evolveranno. Sarà meglio attendere per cogliere condizioni ancora più vantaggiose o rischiare di investire in titoli che potrebbero perdere valore? E quale sarà l’andamento dell’inflazione nei prossimi anni? Nel frattempo, oro e argento hanno chiuso il 2025 con risultati impressionanti, raggiungendo nuovi massimi storici, e secondo gli analisti il boom non è ancora finito.
Previsioni complesse per la borsa e i metalli
Tutto è costoso, tutto è diventato estremamente rischioso. Con il senno di poi, è facile trarre conclusioni positive su questo o quel asset, ma in anticipo non possiamo sapere se nel 2026 ci sarà lo scoppio della bolla dell’IA che colpirà Wall Street e altre borse mondiali; se le obbligazioni saranno più influenzate dalla concorrenza giapponese, dai rischi fiscali globali o dai venti di pace tra Russia e Ucraina. E se i “safe assets” perderanno valore o continueranno a essere un rifugio sicuro per i mercati anche quest’anno. Anche i cambiamenti nei comportamenti di consumo in Italia potrebbero avere effetti sui mercati. L’estate scorsa le spiagge erano semi-deserte, ma il turismo è aumentato, segno che gli italiani hanno semplicemente cambiato destinazione. Gli affitti brevi stanno rivalutando gli immobili in zone turistiche precedentemente in declino, mentre i settori più tradizionali basati sui beni fisici potrebbero risentirne.
I risparmi degli italiani nel 2026 attratti dalle aste retail?
Facendo previsioni, è probabile che anche nei prossimi mesi del 2026 il governo cercherà di sfruttare il desiderio di investire per attrarre i risparmi degli italiani.
È molto probabile che una nuova emissione del BTp Valore avvenga entro aprile-maggio, se non prima. L’ultima emissione risale all’ottobre scorso e ha dimostrato un forte interesse per le aste retail. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che ci trasformiamo automaticamente in un popolo di investitori nel breve o medio termine. Un cambiamento di atteggiamento richiederà anni e moltissima educazione finanziaria, che continua a essere insufficiente nelle nostre scuole.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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