Ogni anno, nel periodo della dichiarazione dei redditi, molti contribuenti si interrogano su quali spese veterinarie possono essere dedotte.
La confusione sorge dal fatto che le leggi non specificano chiaramente quali spese sono ammissibili e quali no, stabilendo un limite massimo di 550 € e una soglia minima di 129,11 €, oltre a richiedere che i pagamenti siano tracciabili.
È quindi fondamentale capire esattamente cosa è deducibile e cosa non lo è per beneficiare della deduzione del 19% e contemporaneamente evitare errori che potrebbero attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate.
Deduzione per spese veterinarie
Le spese veterinarie godono di una deduzione dall’imposta lorda del 19%, calcolata su un massimo di 550 €, al netto di una soglia di franchigia di 129,11 €.
La deduzione viene riconosciuta:
alla persona che ha effettuato la spesa, anche se non è il proprietario dell’animale per le cure prestate a animali legalmente tenuti a scopo di compagnia o per attività sportive (Circolare 14.06.2001 n. 55/E, risposta 1.4.1).
Come indicato nella guida alle agevolazioni fiscali 2025 :
la deduzione è applicabile alle spese per i servizi professionali del veterinario (Circolare 16.11.2000 n. 207, risposta 1.5.3), per gli importi spesi per l’acquisto di farmaci prescritti dal veterinario e definiti dall’art. 2 del decreto legislativo 7 dicembre 2023, n. 218, così come per le analisi di laboratorio e le operazioni eseguite nelle cliniche veterinarie (Circolare 14.06.2001 n. 55/E, risposta 1.4.2).
Per quanto riguarda i farmaci veterinari, non è più necessario conservare la prescrizione del veterinario (Risoluzione 27.02.2017, n. 24/E).
È indispensabile, però, che lo scontrino indichi, oltre al codice fiscale del soggetto che sostiene la spesa, anche la natura, la qualità e la quantità dei farmaci acquistati.
In particolare, la qualità del farmaco deve essere comprovata dal codice di autorizzazione alla vendita del farmaco stesso (Risoluzione 12.08.2009 n. 218/E, e Circolare 30.07.2009 n. 40/E). La natura del prodotto “farmaco” può essere identificata anche tramite il codice FV (farmaco per uso veterinario) usato per la trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria.
Le spese devono essere documentate, eccetto quelle effettuate per:
- l’acquisto di farmaci veterinari;
- le prestazioni del medico veterinario all’interno di strutture pubbliche o private accreditate dal SSN.
Spese veterinarie non deducibili nel 730
In riferimento alle spese non deducibili, il D.M. Min Finanze n°289/2001 specifica che: la deduzione è valida solo per le spese veterinarie sostenute per la cura di animali tenuti a scopo di compagnia o per attività sportive.
Il decreto chiarisce inoltre che non sono deducibili le spese veterinarie relative alla cura di animali destinati:
- all’allevamento;
- alla riproduzione;
- al consumo alimentare e di animali di qualsiasi specie allevati o tenuti nell’ambito di attività commerciali o agricole, né per animali utilizzati in attività illecite.
Questo definisce il perimetro “soggettivo” della facilitazione fiscale.
Per quanto riguarda le spese che non possono essere dedotte, includono:
- le spese per mangimi speciali per animali da compagnia, anche se prescritti dal veterinario, poiché non sono classificati come farmaci, ma come prodotti alimentari;
- le spese per la cremazione (come indicato anche dalla rivista Fisco Oggi dell’Agenzia delle entrate).
Le spese “funebri” quindi non sono deducibili.
Riepilogo
- Deduzione del 19% oltre la franchigia di 129,11 €, fino a un limite di 550 € (risparmio massimo 80 €).
- Spese ammissibili: visite veterinarie, analisi e interventi, farmaci con codice AIC o sigla FV, scontrini dettagliati e pagamenti tracciabili.
- Spese escluse: mangimi speciali, integratori, parafarmaci, accessori, cure per animali da reddito o uso commerciale e spese funebri (cremazione inclusa).
- Documentazione necessaria: codice fiscale sullo scontrino, natura-qualità-quantità del farmaco; la prescrizione non è più necessaria a meno di indicazioni contrarie.
- Deduzione piena fino a un reddito complessivo di 120.000 €, riducendosi progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 €.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



